Punti di vista: I Nomadi nel paese dei balocchi

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La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, dove l'accattonaggio dovrebbe essere proibito. In realtà manca la chiara volontà politica di fare qualcosa di efficace. anche se le cronache di tutti i giorni dimostrano che siamo al degrado dal quale si esce solo cambiando le leggi.

Non sembriamo neppure un paese con 1.685 miliardi di euro di debiti. Sembriamo il paese del bengodi. Tutti si dannano l’anima, spendono cifre astronomiche e rischiano la vita attraversando il mare su mezzi di fortuna  per venire in questa italietta, in cerca di lavoro, dicono.

Sì, perchè, nonostante la disoccupazione, in una ben precisa metà del paese, sia ancora a due cifre, tutti, ma proprio tutti, sanno che in Italia “”certi lavori faticosi”” non li vuole più fare nessuno, dico nessuno degli italiani. In questo panorama di sfaticati cronici e benestanti si ritagliano la loro giusta e legittima collocazione gli Zingari, popolo di origine indiana che la credenza comune vuole dedito al nomadismo ma che in buona parte sono sedentari.

A dire il vero la loro sedentarietà ha origini recenti, un fenomeno incentivato dalla prodigalità delle amministrazioni comunali e cittadine attraverso l’approntamento di aree di sosta e accoglienza dotate di tutti i servizi elementari. L’allargamento dell’Europa ha richiamato inoltre, sempre grazie alla fama di paese della cuccagna, elemosinanti  di ogni specie, paesi ed etnie, trasformando le nostre città in salotti per mendicanti.

Molti di essi sono organizzati da centrali di connazionali, vere e proprie organizzazioni criminali che gestiscono questo sfruttamento e creano disagio alla popolazione e ai turisti. Le proteste, inevitabili, della popolazione generano due linee di pensiero, una delle quali si appella al buonismo in genere e alla carità cristiana verso il prossimo.

Ma mentre in tanti sono pronti a ricordarci che viviamo in un paese laico, pochi ricordano che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, dove l’accattonaggio è proibito. Come possa conciliarsi con detti presupposti una vita nomade  (o stanziale che sia )  senza l’ombra di un lavoro certo e regolare ancora non ci è dato sapere, mentre sappiamo benissimo come la perdita del lavoro e dell’abitazione abbia ridotto migliaia di cittadini italiani alla stregua di barboni, costretti a vivere in auto, in stazione, sotto i ponti, con l’handicap della vergogna per la propria condizione, un handicap sconosciuto alle fiere popolazioni tzigane.

Accusare queste popolazioni di vivere di furti non è socialmente raccomandabile, anche se le cronache di tutti i giorni ne fanno un quadro ben esplicito a chi vuol vedere. Anche se questi dovessero pagarsi le bollette di luce ed acqua lo farebbero sempre con il denaro a noi..sottratto in vari modi: tanto vale allora che a pagare sia il Comune, con i soldi sottratti ( legalmente! ) a noi dalle tasse.

Ma il timore e l’allarme resta e non è una semplice “”senzazione”” da sfumare a pacche amichevoli sulle spalle e flautate promesse elettorali.

Nonostante la grandine di denunce, la situazione cambia di poco. Sembra, in concreto, che manchi la chiara volontà politica di fare qualcosa di efficace. E’ sbagliato, secondo me, dire che si tratta di mancanze di organico nelle forze di polizia presenti sul territorio; il fatto è che non esiste una legge che consenta di intervenire in certe situazioni di degrado. I vigili o chi per loro possono al massimo farli spostare più in la, ma non possono impedire di restare lì a praticare l’accattonaggio. Lo svilimento è generale, sia nei cittadini che nelle forze dell’ordine, ma dall’impasse non si esce se non cambiando le leggi e inasprendo le pene.

Per il momento si continua a pagare, a marciare con cartelli che dicono “”Quì no, più in la, grazie”” oppure “”No alle micro aree, No alle macro aree””, e ogni arretramento dell’Assessore è salutato come una piccola vittoria locale. Gli antichi, e saggi, romani, quelli che costruirono un solido impero, mica una fragile Europa, amavano citare il detto “”Dividi et impera””.

Invece di fare accampamenti per nomadi grandi come paesi, dove al loro interno non osano penetrare neppure le volanti dei Carabinieri, dove la popolazione non è censibile e le attività illecite lavorano sotto copertura, molto meglio accettare la creazione di piccole aree censibili e controllabili. E’ il male minore, in attesa di quelle riforme che la seconda Repubblica aveva fantasticato di fare. Controlliamo la realtà e lasciamo i sogni alla cabala.

 

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