Punti di vista: Ci arrangiamo, ma non rubiamo e basta…

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Di cognome fa De Barre, è uno dei nomadi che vive, o meglio che ha la residenza, nel campo nomadi di via Baccelliera. Con lui cerchiamo di capire cosa pensano loro dei modenesi e della città che li ospita

Il nome preferisce non dirlo perché, ipotizziamo, sia già ampiamente conosciuto dalle forze dell’ordine e poi non è tenuto a parlare. Ci sono altri del suo gruppo che hanno questo compito. Lo troviamo in centro a Modena e ci fermiamo per capire. Con lui, proviamo a guardare i modenesi con un occhio critico, cerchiamo di conoscere cosa pensano i sinti della città che li ha accolti.

 

A Modena si parla tanto di voi nell’ultimo periodo. Le microaree non piacciono alla gente. Voi che ne dite?

 

Se è per questo non piacciono neppure a noi. La nostra comunità si fonda su principi di solidarietà, di aiuto reciproco, non ci sono capi. Per questo preferirei avere l’opportunità di continuare a vivere con tutti i miei amici. Però ho apprezzato la scelta del Comune di metterci a disposizione aree più dignitose. Il campo di via Baccelliera credo lo abbiano visto in molti, non è uno spazio dignitoso per viverci.

 

Professate qualche religione?

 

Diciamo che sono cattolico. Non vado in chiesa, ma credo. Come me ci sono tanti altri nomadi che si dicono cattolici.

 

Un comandamento dice “non rubare”. Voi però sembrate un po’ in controtendenza.

 

E’ troppo facile generalizzare. Purtroppo ormai esiste l’equazione zingaro uguale a ladro. Non è così, il discorso è molto più ampio e complicato.

 

Non vorrà mica mettere in dubbio il fatto che siete straconosciuti per i furti.

 

Fa parte della nostra cultura. Ci arrangiamo come possiamo, ma di certo non rubiamo e basta. Ci sono tanti nomadi che hanno un lavoro, soprattutto nella raccolta del ferro vecchio o del rame.

 

Ma vi rendete conto che essere identificati come ladri mette in crisi il vostro rapporto con il resto della società .

 

Sinceramente ci interessa poco del resto della società. La nostra comunità ha ancora dei valori che il mondo moderno non ha più. Noi ci rispettiamo, viviamo fianco a fianco tutto il giorno, c’è una solidarietà che a Modena non si respira. L’individualismo da noi non ha ancora preso il sopravvento. Si rende quindi conto che partiamo da due posizioni culturali diverse, che non sono conciliabili.

 

Altro tasto dolente. Il Comune di Modena ha speso quasi 2 milioni di euro per le utenze. Acqua, luce, gas mai pagati.

 

Preferisco non rispondere. Sul giornale l’altro giorno uno di noi ha parlato di aiuti umanitari. Mi piace questa definizione. Fortunatamente c’è qualcuno che ancora si preoccupa della collettività.

 

Che impressione le fanno i modenesi? Il conflitto culturale è evidente.

 

Siamo perseguitati. Ci vedono e ci indicano come potenziali delinquenti. Come si può vivere in questo modo? Modena, da quello che so, è comunque una città ancora piuttosto tollerante, ci sono realtà molto più razziste. A me Modena piace, rispetto i modenesi, ma vorrei essere tr
attato nello stesso modo.

 

Torniamo al discorso precedente: per essere trattati bene bisogna trattare bene. E vivere con il timore che uno di voi ti derubi non è una sensazioni positiva. Sareste pronti a smettere di rubare?

 

Mi devo ripetere. Il furterello non cambia la realtà delle cose. I furti per sopravvivere si sono sempre fatti e diventa difficile pensare di cancellarli dal nostro mondo. I problemi sono ben altri, l’intolleranza nei nostri confronti è sempre più elevata.

 

Spesso si vede una vostra donna con un bambino a chiedere l’elemosina. Non è un grande messaggio.

 

Anche elemosinare per noi non è una vergogna. Questioni di cultura. I bambini è giusto che stiano con le loro madri o le sorelle. Che male c’è?

 

Teoricamente dovrebbero essere a scuola.

 

E ci vanno. Io ci sono andato, mio padre aveva un’attività di luna park e io frequentavo le scuole nel posto dove lui lavorava. Leggo, scrivo, parlo l’italiano corretto. Non sarà un professore, ma… I nostri ragazzi, nel limite del possibile e delle esigenze familiari, frequentano le lezioni. Adesso c’è un ragazzo Rom che si è anche laureato. Non siamo dei somari, la nostra scuola principale è però la vita di tutti i giorni.

 

Ci sarà mai una pace con i modenesi. O meglio i Rom potranno diventare modenesi, trovare casa e un lavoro, togliersi di dosso l’etichetta di ladruncoli?

 

Serve uno sforzo per capirci. Lo chiediamo ai modenesi, siamo gente pacifica, che vive diversamente dalla stragrande maggioranza della popolazione, ma non siamo banditi o cattive persone. Ci arrangiamo.

 

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