“”Prove di Futuro”” a Vignola

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Il destino delle città e del patrimonio culturale italiano. “La bellezza non è una merce, ma un     patrimonio spirituale… Pensare la città storica vuol dire pensare la comunità umana, il diritto al lavoro e il diritto alla città. 

Nell’immagine, da sinistra Salvatore Settis, Marco carminati, Roberto Armenia


“Pensare la città è un esercizio non solo della mente, ma della democrazia e della politica, che richiede conoscenza del presente, ma anche uno sguardo lungo sul passato e sul futuro” . La città di oggi (come sottolinea Italo Calvino ne “Gli dei della città”) “ è una mappa intricata e fluida da cui bisogna partire per capire –primo- come la città è fatta e –secondo- come la si può rifare… senza perdere  di vista quale è stato l’elemento di continuità che la città ha perpetuato lungo tutta la sua storia, quello che l’ha distinta dalle altre città e le ha dato un senso. Ogni città ha un suo programma implicito che deve saper ritrovare ogni volta che lo perde di vista, pena l’estinzione”… “la città è il luogo deputato della progettazione del futuro, soprattutto se rispetta l’equilibrio fra centro e periferia, fra natura e cultura”… “La bellezza non è una merce, ma un     patrimonio spirituale… Pensare la città storica vuol dire pensare la comunità umana, il diritto al lavoro e il diritto alla città. Amministratori, committenti, architetti devono rinunciare a qualsiasi architettura di sopraffazione, non violenta è possibile… (ai cittadini) spetta un compito vitale e una grande responsabilità: mostrare e dimostrare che la diversità  e la bellezza non sono una pesante eredità del passato, ma uno straordinario dono per vivere il presente e una straordinaria dote per costruire e garantire il futuro… nel mondo in cui viviamo, c’è posto per la diversità di modelli urbani, di cultura, di stili di vita” e quello elaborato a Vignola ha diritto di cittadinanza, di stare al mondo non solo oggi ma anche domani. Perché Vignola ha un’anima, e il cuore della condotta individuale è la cura dell’anima. “Cioè sapere quale sia il bene da perseguire e agire conforme a esso nelle città, nella collettività dei cittadini. Il cuore, l’anima dei cittadini di Vignola sta nella loro storia, nelle loro tradizioni, nella loro laboriosità e creatività, nella loro cultura (che, ricordiamo, mutuando il sociologo americano Lewis Mumford  “ è il moto di intelligenza e l’atto di coscienza che dell’abitante fa un cittadino”), sta nei loro monumenti, soprattutto nelle sue antiche mura, nella sua Rocca e nel Palazzo Contrari-Boncompagni, meglio conosciuto come Palazzo Barozzi . Sono monumenti simbolo della città e della sua gloriosa, prestigiosa storia all’insegna dell’arte, della cultura.                                                                           

Di Vignola, della sua storia e del suo futuro, hanno dibattuto, a lungo, con profondità e “passione” , sabato 16 luglio 2016, l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis  ( uno dei protagonisti della cultura nel nostro Paese e non solo – infatti, è stato nominato anche Presidente del Consiglio scientifico del Louvre ), il responsabile delle pagine di arte, architettura, design e beni culturali de “Il Sole-24 Ore” Marco Carminati (che è anche direttore editoriale delle collane di arte e cultura del quotidiano della “Confindustria”) e il Presidente della “Fondazione di Vignola” (nonché archeologo, scrittore di successo) Valerio Massimo Manfredi. L’incontro-dibattito è stato voluto dalla “Fondazione di Vignola” .  

E’ stata una serata indimenticabile all’insegna della bellezza, dei valori civili, del patrimonio culturale del nostro Paese e della più bella “Costituzione” (come sottolinea anche Roberto Benigni) , che tutela e valorizza il paesaggio, la bellezza, il patrimonio artistico-culturale, come il diritto al lavoro e alla dignità del    lavoro, come capitale civico.  Piazza dei Contrari, sabato 16 luglio 2016, era strapiena come non mai (tra gli altri, la responsabile della sezione viaggi del  prestigioso “FAI-Fondo Ambiente Italiano”, Simona Cattaneo, che, “innamorata” di Vignola, si propone di inserire la cittadina negli itinerari artistico-culturali della gloriosa Associazione che, dal 1975, tutela e valorizza l’arte, la natura e il paesaggio italiani). Da anni, non avevamo assistito ad una lectio magistralis (che si è sviluppata all’insegna del dibattito) così profonda, interessante, ricca di fermenti e di suggerimenti utili per mantenere viva la città, incrementarne il patrimonio civile (il “capitale civico”) , assicurare alle nuove generazioni dignità sociale e sviluppo della persona (come riconosce l’articolo 3 della “Costituzione italiana”). 

E’ impossibile ricostruire-raccontare la serata (intensa nel suoi 90 minuti di svolgimento e che si è conclusa con la proiezione delle decorazioni quattrocentesche del ciclo “Tracce in luce”, sulle facciate della Rocca di Vignola) . Desideriamo soltanto richiamare-sottolineare anche quanto Salvatore Settis ha argomentato a proposito degli architetti (“gli errori dei medici finiscono sottoterra, gli errori degli architetti sono sotto gli occhi di tutti”) , che amano privilegiare i grandi grattacieli come simbolo della modernità (che, secondo Settis, modifica e annulla le città degli uomini, “a misura d’uomo”) cedendo il passo a una “macchina produttiva di merci e di consumi, in cui , ogni essere umano è una minima rotella di un gigantesco ingranaggio, ape operaia di un alveare instancabile” . Quei grattacieli che stravolgono il valore delle case-torri, spesso in pietra, che si addensavano nelle città medievali: da San Gimignano, a Bologna –la “Torre degli Asinelli”, alta 97 metri- ai campanili delle cattedrali e delle torri dei palazzi comunali –altissimi per ragioni difensive e di prestigio-, come il “Torrazzo” del Duomo di Cremona e la “Torre Ghirlandina” del Duomo di Modena –alta 86 metri-. Soprattutto vogliamo sottolineare l’importanza e la bellezza del paesaggio (sia quello dipinto, sia quello rurale, sia quello vissuto) che è il “teatro della democrazia” , è il “luogo di incontro degli esseri umani”, è “fondamentale per la salute, per i diritti”. Perché il paesaggio (sono sempre parole di Salvatore Settis) “ rispecchia l’uomo, il cittadino, il paesaggio è storia. Il paesaggio appartiene  a tutti e perciò  rilancia l’equilibrio fra natura e cultura che la gerarchia delle architetture urbane insidia di continuo”.                

In chiusura, alla domanda di Marco Carminati “se fosse, per un giorno, un discendente di Uguccione  dei Contrari e dei Signori di Vignola –delle famiglie Boncompagni e dei Contrari- cosa farebbe? , Salvatore Settis ha perentoriamente risposto “Salverei la bellezza perché da sola non si salverebbe,…  quella bellezza che è fatta di equilibri, fra sé e il mondo” , poi, si è allargato “ se fossi il dittatore dell’Italia, imporrei il rispetto della Costituzione, il rispetto della legge… combatterei l’economia che porta avanti l’edilizia indiscriminata” e deturpa il paesaggio, così che i cittadini di Vignola e i suoi Signori diventino  “da Contrari a Boncompagni” in una città a misura d’uomo”   

 

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