Prostituzione: un contributo alla riflessione

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Intervento di Simona Arletti, assessore alla salute ed alle pari opportunità

 

Intervengo nel dibattito apertosi su vari media locali sul tema della prostituzione e della possibile creazione di quartieri a luci rosse, perché mi pare che, finora, sia stato affrontato solo da un’ottica molto maschile e, permettetemi, poco rispettosa della dignità della donna.

Siamo in un periodo in cui emerge una gran voglia di rimettere in discussione leggi che, guarda caso, hanno rappresentato significativi passi in avanti nell’affermazione della soggettività femminile: vale per la Merlin, vale per la 194.

Si arriva addirittura a pensare che fosse meglio “”una volta”” quando c’erano le case chiuse , ma meglio per chi?

Per i clienti che, incuranti di ciò che dentro accadeva sulla pelle delle ragazze, avevano la sicurezza dei controlli sanitari. E’ davvero questo che ci interessa? In un’ottica di riduzione del danno e di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, non occorre certo una casa chiusa, basta un semplice preservativo.

Possibile che non ci interessino quelle ragazze che, a volte poco più che adolescenti e spinte dal desiderio di una vita migliore, finiscono vittime di malavitosi che pensano solo a sfruttarle: soggiogandole, spesso ricorrendo alla violenza, togliendo loro i documenti e derubandole, di fatto, di ogni speranza di libertà?

Sì, penso che interessi, e allora vanno intensificate le azioni che sono già in campo, cioè la lotta al racket con azioni investigative che vadano a colpire le organizzazioni criminali e non le singole prostitute.

Allora vanno incrementati gli interventi presenti da anni nel progetto “”Oltre la strada””, che unendo le forze di operatori socio-sanitari, volontari, associazioni di tutela alle vittime di violenza e associazioni cattoliche offrono alle prostitute la possibilità di immaginare un futuro diverso, costruendo percorsi di alfabetizzazione, formazione e inserimento protetto nel lavoro

Mi dà molto fastidio, poi, che si parli in astratto di “”decoro della città””, mentre in realtà trattiamo di persone in carne ed ossa, che rispondono ad una richiesta di sesso a pagamento. Parliamo, ancora nel 2008, di uomini che accettano l’idea di pagare per avere un rapporto, quindi implicitamente pensano che il corpo della donna sia acquistabile, utilizzabile e restituibile, magari senza restarne emotivamente coinvolti.

Non è accettabile l’idea del tornare a 50 anni fa, con le case chiuse che rappresentano l’accettazione sociale e culturale (perciò una resa) della mercificazione del corpo della donna.

Mi piacerebbe, invece, che si parlasse anche delle differenze e delle complementarietà del maschile e del femminile: che fare insieme, quando ci si rispetta, affinchè si sviluppino tra uomini e donne relazioni più sincere di dialogo vero, che possano riconoscere l’importanza, in una storia d’amore, anche della sessualità, quando è voluta da entrambi e spontanea, non quando diventa oggetto acquistabile.

Una responsabilità che portiamo soprattutto verso i giovani. E allora credo che i percorsi in atto nelle scuole superiori, con l’impegno degli operatori dei consultori, per educare all’affettività e sessualità siano sacrosanti e che, anzi, si debba fare ancora di più, perché oggi più di ieri non si diventa adulti davvero se non si impara a relazionarsi con l’altro/a, il diverso da se, rispettandolo nella sua interezza: corpo, mente, emozione… anima.

Simona Arletti

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Commento di “”pioggiacida”” il 23/02/08

Pur rispettando il pensiero dell’Arletti

 

Gentile assessore Arletti ho letto con attenzione il suo contributo inerente alla antichissima e non ancora risolta questione riguardante il “mestiere” della prostituzione.

Intervengo perché nonostante i nostri nobili desideri e le condivisibile valutazioni di merito, c’è poi spesso una realtà  che anche se non condivisibile deve essere poi politicamente governata!

Ho apprezzato il suo piglio femminile teso ad isolare una non ancora quietata arroganza maschile che, anche su questo argomento, si manifesta nel suo discutibile modo di intendere la  propria diversità per poi concludere in  aprioristiche prerogative e privilegi ad esclusivo suo beneficio.

 Così come ritengo corretto il suo motivato plauso rivolto ai percorsi in atto nelle scuole superiori, e la sua puntualizzazione sulla sacrosanta positività tesa all’ educare all’affettività e sessualità  “perché oggi più di ieri non si diventa adulti davvero se non si impara a relazionarsi con l’altro/a, il diverso da se, rispettandolo nella sua interezza: corpo, mente, emozione… anima”

Altrettanto puntuale e condivisibile  è il suo richiamo alla necessità di stroncare quel turpe mercato che gestisce un esercito di giovani ragazze rendendole schiave indifese.

Mi ha invece lasciato molto perplesso, il suo silenzio su ipotesi concrete di soluzioni operative che mi sarei aspettato di leggere proprio nel momento in cui , come assessore di riferimento, interviene proprio sull’argomento.

Sono anni che ci ritroviamo a dibattere su questo tema spinoso  e  mentre il problema resta ancora irrisolto sul ciglio di alcune strade cittadine lei, assessore competente in materia, interviene con sollecitazioni, condivisioni e critiche, condanne e auspici, ma non avanza proposte operative anche se non necessariamente frutto di un suo approfondimento sulla materia.

Tuttavia, questo sì, mi aspettavo una sua proposta operativa in qualità di amministratore politi
co in Modena, proprio perché e proprio quando rivolge giuste critiche sia a qualche nostalgica tentazione di un ritorno al passato sia al volere prevedere futuribili “quartieri  a luci rosse” nelle nostre città.

A questo riguardo lei sostiene:

“Parliamo, ancora nel 2008, di uomini che accettano l’idea di pagare per avere un rapporto, quindi implicitamente pensano che il corpo della donna sia acquistabile, utilizzabile e restituibile, magari senza restarne emotivamente coinvolti.”

“Non è accettabile l’idea del tornare a 50 anni fa, con le case chiuse che rappresentano l’accettazione sociale e culturale (perciò una resa) della mercificazione del corpo della donna.”

Egregio assessore , Lei afferma che “non è accettabile L’IDEA ‘della mercificazione del corpo della donna.?

Le ricordo umilmente che oggi non è un idea, ma è proprio una realtà imperante che ha preso il sopravvento! Oggi esiste  una cultura, tra le dominanti, che prevede il primato dell’effimero, dell’apparire sui valori e i contenuti dell’ESSERE!

Per trarne conferma infatti non è necessario scomodare le case chiuse degli anni cinquanta, è sufficiente oggi guardare foto di molte pubblicità nei manifesti per strada o in qualsiasi giornale e rivista per capire se è ancora di attualità parlare di  mercificazione dell’immagine e del corpo femminile.

Noi tutti figli consci o inconsci di un certo imperante relativismo etico siamo condotti ad accettare o a condividere certi sbocchi, o certi traguardi culturali forse impensabili solamente qualche anno fa!

Del resto l’accettazione e la convinzione che nulla di immorale c’è nella scelta di AFFITTARE, di pervenire al prestito temporaneo della  propria immagine e del proprio corpo, nudo o vestito, comunque e a prescindere, conduce alla conclusione che si tratta di una professione da ascriversi con  pari dignità al fianco di tutte le altre presenze commerciali e di moderna imprenditoria.

 Si è pertanto giunti pian piano, passo dopo passo, alla convinzione, alla accettazione, alla condivisione di certa cultura da parte di molte donne: il proprio corpo può essere possibile fonte di reddito alla pari del prodotto della nostra mente!

Dunque un corpo che come un oggetto viene messo sul mercato “con tanto di listino prezzi” che seguono poi una regola da libero mercato figlio del rapporto che intercorre tra domanda ed offerta.

Di questo ormai non ci meravigliamo più di tanto e non ci sorprende trovare negli spazi pubblicitari riservati alla domanda e all’offerta del mercato, di trovare pubblicata “vendo fuoristrada” o “bella , giovane , italiana riceve…”ecc. ecc.

Così l’incredibile non è il registrare tutto questo, ma il constatare che pure di fronte a questa normalità quotidiana siamo stati capaci di costruirvi sopra un orgia di ipocrisia, falsità, pseudo moralismo e affini che sta cristallizzando e gonfiando ed enfatizzando un problema che poi un falso problema.

Se è possibile mercificare il proprio corpo per un servizio fotografico teso a reclamizzare una birra , perché dobbiamo crearci dei problemi se “la modella” “la signora” “la hostess” nel privato della sua casa decide come e quanto introitare denaro?

Cosa vogliamo fare lo Stato etico? Lo Stato che permette il commercio di prodotti ad alto rischio tossico, come sigarette e super alcolici, lucrandovi a man bassa, e non permette  la libera e consapevole scelta di esercitare “quel mestiere?

Ma dove è scritto che, senza fiatare, dobbiamo concedere la partita IVA ad un fabbricante di armi, di bombe a mano, di prodotti chimici ad uso letale che concederla ad una ragazza che all’interno di un appartamento “esercita”?

Siamo forse più convinti che quella attività sia più nociva che il fumo delle sigarette, dei super alcolici o del commercio delle armi?

O forse, molto ipocritamente fingiamo di non vedere la colossale intrecciata presa per i fondelli, l’inganno che si consuma sotto i nostri occhi?

 Cosa ci fanno dunque quelle ragazze extracomunitarie per strada?

Ma volete farci credere che non si è in grado di intercettare chi le sfrutta per approfittare di  un mercato senza regole?

Dunque in nome dei principi di libertà, via le ragazze della strada, senza se e senza ma!!!

A meno che vogliamo uno stato “impiccione” “guardone” ospite non invitato che vuole indagare nelle camere da letto!!!!! Le teniamo lì in bella vista, anche se sfruttate e malmenate , solo così possiamo esercitarne un controllo, mentre i dibattiti si sprecano!!!!!!!!!!

Anche un quartiere “a luci rosse”, credo che l’assessore Simona Arletti su questo punto condivida, risponderebbe a questa subdola volontà dello Stato impiccione  e comunque sarebbe pur sempre un quartiere dove l’ente pubblico deve garantirne a sue spese la sua vivibilità.

Così, un altro sassolino verrebbe  trasformato in una ingombrante montagna per volontà politica, sia essa , subdola, ipocrita, incapace o in mala fede!

E’ l’ulteriore  dimostrazione di come a volte il pubblico giudichi o tratti da imbecilli noi del privato.

(pioggiacida)

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