Programmi televisivi indimenticabili. Sarà, ma per me sono una boiata pazzesca

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Audizioni canore in televisione: al peggio non c’è limite! Lucio Battisti sarebbe stato scartato fin dall’inizio.

 


Già dal titolo il lettore capisce dove andrò parare. La televisione è una grande invenzione che serve a farci partecipi a ciò che accade in Italia e nel mondo. Ma veniamo al sodo. In un primo tempo il monopolio delle trasmissioni televisive era vincolato dalle reti così dette di stato e ti sorbivi i programmi che volevano i potenti che si alternavano in quell’epoca e che proponevano i raccomandati di turno (meno di quanto si potrebbe pensare). Aggiungo, che la maggioranza di questi palinsesti non era male, anzi, le famiglie si riunivano per guardare i loro beniamini senza pubblicità spesso di cattivo gusto. Con l’avvento delle tv private o commerciali, i programmi si sono moltiplicati ma spesso non la qualità, che è stata soppiantata dal desiderio di fare quattrini. Mancando idee e fantasia, quindi, ci siamo accontentati di scopiazzare i programmi provenienti dall’estero, come se il pubblico inglese o svedese fosse uguale a quello italiano. Ora, a prescindere dai gusti musicali che ognuno di noi ha e che quindi ognuno è libero di ascoltare quello che vuole (ci mancherebbe altro), però non bisogna togliere la libertà di parola e anche di critica. In un’eventuale classifica, il primo posto relativamente alla trasmissione più inutile spetta a X FACTOR (Italia). Superflua, ma anche dannosa, perché illude i ragazzi di essere dei talenti e sprecare il loro tempo, togliendolo a quella che potrebbe essere una fulgida carriera, come andare a zappare la terra o fare la cassiera nella grande distribuzione (Giusy Ferrero è un’eccezione) che, per carità, non è in tono denigratorio ma dovrebbe essere un valore aggiunto. Invece, ho scoperto che sono tanti coloro che si credono artisti e che sperano che il loro destino possa cambiare, deciso da quattro giudici con il loro gusto del tutto personale che, come novelli imperatori, pollice rivolto in alto o verso il basso (come nell’arena di romana memoria) determinano il futuro dei nuovi gladiatori. Ora, a prescindere che non ho le competenze musicali per dare giudizi sulle arti canore dei concorrenti, ho però il pregio di capire le altre doti di questi novelli Spartacus che non sono, a mio avviso, esaltanti. Premesso, che provengo da ben altra generazione con altri gusti musicali, presumo che artisti del calibro di Lucio Battisti, Mina, Lucio Dalla, solo per fare alcuni nomi, sarebbero stati fin dall’inizio scartati da questo programma. Invece, assistiamo a passerelle di personaggi che oltre a mostrare anelli al naso, abbigliamenti da naufraghi, capelli dai colori indefiniti per non parlare delle movenze sul palco, sembrano contadini che pestano l’uva nel tino, oppure che abbiano camminato su braci bollenti o tarantolati. Sì, proprio quelli che si vedono in certe sette religiose. Tralascio la voce e mi limito a osservare l’espressione dei giudici dopo la loro esibizione in cui, con la bocca spalancata per lo stupore (non si capisce se in positivo o in negativo) di queste esibizioni, danno il loro responso. Per fortuna, c’è il telecomando. Ohps, dimenticavo, in una cosa sono uguali: pullulano sia nelle televisioni di stato sia in quelle commerciali. Sì, i raccomandati, con prevalenza nelle TV private.

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