Professione bontà

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La cronaca talvolta non ci risparmia disillusioni e amarezze, con scandali legati a milioni di euro donati in beneficenza mai arrivati ai destinatari. Chi dirotta i fondi ricevuti, destinandoli  ad altri scopi o addirittura alle proprie tasche, manca gravemente non solo verso chi,nella malattia, nelle difficoltà e nelle sofferenze, è privato del sostegno...ma manca anche verso i donatori cui toglie il desiderio di compiere gesti generosi e, soprattutto, toglie  la fiducia nel genere umano.

 


Si sono moltiplicati in modo esponenziale i messaggi pubblicitari che invitano a contribuire, con SMS, bonifici, lasciti testamentari, alle più svariate buone cause. L’obiettivo è salvare : dalla fame e dalla morte  i bambini nati da madri prolifiche ma poverissime;  da matrimoni precoci le bambine non scolarizzate; dalla malattia i bambini colpiti da malaria, tracoma, dissenteria… e, ancora, ridonare il sorriso ai piccoli nati con il labbro leporino, destinati all’irrisione e all’abbandono. A questi sfortunati bambini di luoghi lontani, da qualche tempo si sono aggiunti anche i bambini poveri italiani, i cui genitori hanno perso il lavoro, vivono in difficoltà, non riescono ad arrivare alla fatidica fine del mese. Ai tradizionali e noti  Unicef, Lega del Filo d’Oro, Telethon si aggiungono altre sigle, tutte con alti scopi umanitari. In caso di calamità naturali, come alluvioni e terremoti, scatta la solidarietà per raccogliere fondi per la ricostruzione. Anche qui, con SMS solidali o altro mezzo, facilitati come siamo dalla tecnologia.
I messaggi che invitano alla solidarietà sono trasmessi con frequenza quasi ossessiva, si concentrano soprattutto quando le famiglie si stanno mettendo a tavola.  Impossibile non sentirsi in colpa, anche se si hanno problemi e guai. Ci si sente in colpa, per avere  qualcosa da mettere in tavola, in colpa per avere figli sani, in colpa anche solo per avere un tetto sulla testa…

Sul senso di colpa, più o meno  volutamente,fanno leva queste organizzazioni, per sollecitare  la generosità, in questa vita, sacrificando un po’ del nostro superfluo, oppure, con lasciti testamentari che garantiranno l’immortalità. Quando non ci saremo più, avremo la consolazione di essere nominati e ricordati dai beneficiari che potranno mangiare, andare a scuola, danzare ; lo spot oltre a bambini sorridenti e sazi mostra giovinette che, appunto, danzano:  immagino che ciò avvenga alla lettura del testamento a loro favore. Va  tutto bene, fare del bene, in qualsiasi modo, secondo le proprie possibilità è una delle gioie della vita.
Purtroppo, la cronaca talvolta non ci risparmia disillusioni e amarezze, con scandali legati a fondi mai versati, ad aiuti mai arrivati, a milioni e milioni di euro “”spariti”” nelle tasche di pochi  eletti che della bontà hanno  fatto la loro professione.

Al danno che da questa cattiva gestione dei fondi raccolti hanno i destinatari, istituti di ricerca, organizzazioni umanitarie, associazioni varie…si unisce l’effetto, a mio avviso ancora più dannoso, di far scemare la carità, di togliere il desiderio di essere generosi, perchè ciò che si dona non  va a buon fine.

E’ pur vero che ciò che conta è l’intenzione buona, Dio legge nel cuore dell’uomo e ciò che si fa per carità vale, anche se qualcuno poi  lo usa malamente, lo sottrae, lo ruba … ma non è sufficiente questo  a restituire la fiducia. Chi approfitta della generosità  per arricchirsi illecitamente, ha una doppia colpa: verso i destinatari e verso i donatori. Chi, avendo fatto della bontà la sua professione, dirotta i fondi ricevuti, destinandoli  ad altri scopi o addirittura alle proprie tasche,   manca gravemente non solo verso chi, nella malattia, nelle difficoltà e nelle sofferenze, è privato del sostegno … ma manca anche verso i donatori cui toglie il desiderio di compiere gesti generosi e, soprattutto, toglie  la fiducia nel genere umano.

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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

Professione bontà

di A.D.Z.

I balconi, lasciamoli vuoti

di Massimo Nardi

Reddito di cittadinanza: il Sud non ha bisogno di soldi ma di un lavoro dignitoso. Questo servirà solo ad aumentare il divario fra il Nord produttivo e il Sud assistenzialista. Salvini, stai attento, mandando in pensione prima le persone, sei poi sicuro che le aziende italiane assumano. Io ho qualche dubbio.

Ma di cosa càmpano i giovani del campàno?

di Alberto Venturi

Quanti soldi portano a casa – davvero – le famiglie dei ‘neet’, veri o presunti? Qual è il loro potere reale d’acquisto? In teoria ogni neet è un probabile migrante, se vuole sopravvivere e costruirsi un futuro, ma così non è.

Gauguin e gli impressionisti

di Giuliana Pini. Servizio fotografico di Corrado Corradi.

Un evento  eccezionale: il capoluogo patavino è l’unica destinazione italiana della collezione, ospitata soltanto in  quattro  sedi nel mondo

Allarme pensioni in Germania

di Eugenio Benetazzo

La sensazione di povertà o il rischio di povertà ha iniziato da qualche anno ad avanzare anche nella tanto ricca Germania. L’esclusione sociale che si può vivere durante la terza età a causa di rendite pensionistiche troppo basse in rapporto al costo della vita rischia di avere ripercussioni dirette sulla crescita e propulsione economica tedesca nei prossimi anni.

La privacy del Grande Fratello

di Giorgio Maria Cambiè

Il fasullo diritto alla “privacy” è l’ennesima presa in giro di un sistema che fa finta di tutelare i cittadini. Si parla della protezione della privacy e poi si pensa a dei chip sotto pelle da applicare alle persone, come quelli dei cani.

Auguro a tutti buona settimana e buona lettura del n. 623-307.

 

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