Primo Maggio

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Il Primo Maggio altro non è se non una vetrina dei sindacati, soggetti interessati al numero di tessere solo per soppesare gli equilibri interni al mondo del lavoro. Ovviamente del lavoro non atipico

E’ appena trascorso il Primo Maggio, la festa dei lavoratori.

Ma ha ancora senso una festa dei lavoratori?

Il contratto di lavoro a tempo indeterminato ormai è un miraggio per molti, e chi crede di aver raggiunto la terra promessa scopre che le tutele del passato non esistono più e che quindi si può essere licenziati anche una volta ottenuto il “”posto fisso””.

Il primo maggio altro non è se non una vetrina dei sindacati, soggetti interessati al numero di tessere solo per soppesare gli equilibri interni al mondo del lavoro. Ovviamente del lavoro non atipico.

Infatti, negli ultimi anni, a seguito delle profonde modifiche intervenute nel mondo del lavoro, si è sempre più diffusa la figura dei cosiddetti “”lavoratori atipici””, con tipologie di rapporti di lavoro spesso a metà strada tra il lavoro dipendente tradizionale e il lavoro autonomo in senso stretto, che non presentano le caratteristiche della stabilità del rapporto di lavoro e/o dell’orario pieno. Cos’hanno fatto i sindacati per contrastare questo fenomeno?

Nulla, esistono per tutelare chi o cosa?

Si tratta di una casta nella casta (pensate a tutti quegli ex sindacalisti finiti nel mondo della politica, come Sergio Cofferati o Renata Polverini). Spunto di riflessione: si è parlato in questa domenica di come combattere lo sfruttamento della forza lavoro o del numero di partecipanti alle manifestazioni? ovvero, si è parlato di qualità o di quantità?

La risposta già la sapete.

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