Primi appunti leggiucchiando i risultati elettorali

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La nostra democrazia sta diventando asfittica, si autoconsuma e si autodelegittima, senza che nessuno abbia l’autorevolezza per invertire una rotta così pericolosa, ribadendo i doveri del cittadino, né l’autorità dei nostri padri, i quali avevano approvato l’obbligatorietà del voto alle politiche per legge, sapendoci un popolo bambino.

 

Le elezioni sono state vinte dal partito dell’astensione, salito dal 32,58% al 38,07%, con un calo di votanti in tutte le regioni, ad eccezione della regione Lazio (merito di Roma, con i votanti al 57,49%  +2,45%), comunque non certo una partecipazione di massa. La nostra democrazia sta diventando asfittica, si autoconsuma e si autodelegittima, senza che nessuno abbia l’autorevolezza per invertire una rotta così pericolosa, ribadendo i doveri del cittadino, né l’autorità dei nostri padri, i quali avevano approvato l’obbligatorietà del voto alle politiche per legge, sapendoci un popolo bambino.

Il Movimento 5 Stelle avanza in queste consultazioni, ma mi aspettavo un successo più eclatante, raccogliendo i voti degli insoddisfatti, che, insieme agli astensionisti per scelta o per ignavia, costituiscono la quota maggioritaria del popolo italiano. Infatti canta vittoria pure l’altro partito antisistema: la Lega Nord.

Quello dato al M5S continua ad essere un voto contro, prima che un voto ‘pro’ e infatti a Roma, disperata per l’insipienza  e la disonestà d’ogni colore, la Raggi vola al primo posto; conquista il ballottaggio a Torino e a Carbonia (quindi 3 sui 13 capoluoghi), ma non arriva al 50,1% in nessuno;  5 sono stati assegnati al centro sinistra, 3 al centrodestra, 2 alla destra, 1 alla sinistra e 1 ad una lista civica. Anche nei comuni con più di 15.000 abitanti, il Movimento avanza, ma non corre: conquista direttamente 4 comuni  ed è al ballottaggio in diversi altri. Forse è un bene perché può crescere gradualmente; il troppo potere sembra dare alla testa più delle bollicine di champagne.

Quando sarà conclusa la conta lo scopriremo potenzialmente determinante in moltissimi comuni  dove è già la terza o la quarta forza.  Attraverso alleanze, potrebbe conquistare la maggioranza, anche se in coabitazione, ma oggi preferisce correre da solo e questo ne salvaguarda l’identità, dandogli però un potere molto inferiore al numero dei voti.

Saranno quindi ancora il centrosinistra e il centrodestra, talvolta sotto mentite spoglie di liste civiche, talvolta un po’ più a sinistra o a destra, oppure un poco più convergenti al centro, a capo delle nostre autonomie locali. In questo senso non prevedo rivoluzioni nel modo di amministrare le istituzioni e condurre la politica italiana; si continuerà a ballare come ogni sera sul Titanic.

Sembra finito del tutto Silvio Berlusconi, ma in Italia nulla è più provvisorio di ciò che sembra eterno, come il tramonto di Mastella (cala ogni giorno ma risorge sempre quello successivo) per cui non mi stupirei per un triplo saluto carpiato capace di riportare il cavaliere in sella. In ogni caso non può liberarsi dal suo ruolo di leader con la stessa facilità con la quale sta vendendo il Milan. In politica in genere volano gli stracci e rimangono sul campo morti e feriti.

Il Pd mi assomiglia sempre di più alla dorotea Dc, capace di tenere tutti nella propria pancia, partito di governo e per nulla d’opposizione. Senza accorgersene è diventato il volto stesso del potere; ogni azione, decisione è vista come una scelta di potere e tutti si scagliano contro la grande balena. Non a caso Salvini l’ha dichiarato subito: mai i nostri voti ai ballottaggi confluiranno sui candidati sindaci dei Democratici.

Sarà interessante seguire i ballottaggi; vedremo se il Pd ha ancora una identità, capace di fare confluire sui propri candidati le forze della sinistra che si erano presentate da sole e il voto di coloro che scelgono la moderazione rispetto alle forze anti-sistema. Oppure se Renzi è diventato il male di tutti i mali. Se cioè i ballottaggi saranno un voto pensato al governo possibile della comunità o un bis del voto contro. Mi aspetto che i voti del M5S, dove non è presente al ballottaggio, si traducano in astensione o in un voto contro.

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