Primarie e passione politica

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Dovrei appassionarmi almeno alle primarie, ma le leggo come il tentativo riuscito di Renzi di commissariare anche il Comune di Milano dopo quello di Roma, con due figure di prestigio, ma assolutamente slegate dalla politica del territorio. La questione non è soltanto scoprire il peso vero delle truppe mandorlate, è capire se domani faranno riferimento alle forze che li hanno eletti o a Renzi in persona.  Sempre più il nostro primo ministro e segretario del maggior partito vuole accentrare tutti i poteri nelle mani di fedelissimi, da comandare a bacchetta

Avremmo bisogno di passione politica, soprattutto nel tempo in cui la società italiana riflette se e quali libertà e diritti riconoscere ai cittadini in tema di sessualità, famiglia, unione civile, sistemi di procreazione.  Dovremmo tutti insieme impegnarci a trovare e capire quali siano i confini invalicabili e quale invece un terreno di incontro. Stiamo sperimentando un mondo nuovo, dove tutto si muove talmente in fretta mentre la cultura, per diventare diffusa e condivisa, necessita di tempi lunghi. L’ultima parola in ogni caso spetta alla coscienza di ognuno e quindi non trovo scandaloso che Beppe Grillo voglia lasciare libertà ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle, una forza giovane basata sulla protesta e sulla ribellione, non a una visione unitaria della società. Trovo però ridicolo che si permetta di giudicare le primarie milanesi, proprio nel giorno in cui l’ideologo (?) Casaleggio decide una multa di 150.000 euro per chi, fra i candidati pentastellati, non rispetti le regole date, con un vero e proprio contratto, dove la democrazia, la politica e perfino la Costituzione, per come la vedo io, restano fuori dalla porta.

D’altronde non è che Renzi se la cavi meglio con la boutade delle primarie per scegliere i prossimi presidenti dell’Ue, tecnocrati al servizio dei plutocrati. Peccato che io legga, nelle posizione del leader italiano, un tentativo di avere poteri europei più morbidi, che possibilmente non disturbino le sue manovre e non facciano presente come tutto il suo daffare non migliori la situazione nel nostro Paese: debito alle stelle, riforme strutturali da venire, disoccupazione altissima, servizi in calo. E’ un governo che distribuisce soldi: 80 euro ai lavoratori, i contributi per le assunzioni, ora il contributo fino a 300 euro per chi non ce la fa, ma finora sono pezze in attesa della ripresa dei consumi (speranza dei malvestiti che vada un buon inverno) visto che ciò che viene dato con una mano lo si toglie con l’altra.

Dovrei appassionarmi almeno alle primarie, ma le leggo come il tentativo riuscito di Renzi di commissariare anche il Comune di Milano dopo quello di Roma, con due figure di prestigio, ma assolutamente slegate dalla politica del territorio.

La questione non è soltanto scoprire il peso vero delle truppe mandorlate, è capire se domani faranno riferimento alle forze che li hanno eletti o a Renzi in persona.  Sempre più il nostro primo ministro e segretario del maggior partito vuole accentrare tutti i poteri nelle mani di fedelissimi, da comandare a bacchetta, vedi i mugugni contro la Mogherini.  La democrazia come l’abbiamo conosciuta sta finendo: le istituzioni (vedi Province e Senato) non rispondono più agli elettori e la scelta degli amministratori locali è slegata da programmi, idee e visioni.  Lo ha ammesso candidamente lo stesso Renzi: “I voti sono tutti buoni. La minoranza schifiltosa perde”. L’importante è vincere; avere programmi e governare bene è soltanto un optional.

Come si fa ad appassionarsi alla politica?

 

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