Prima o poi qualcuno si ribellerà

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Impossibile  non pensare all'enorme ingiustizia, alla vergogna, di mantenere giovanottoni africani che gironzolano nullafacenti per le nostre strade, muniti di cellulare, mentre mancano le risorse per garantire la retta minima agli italiani, anziani  non autosufficienti, che hanno passato la vita a lavorare e a pagare le tasse.

 


  Non si finirà di parlare degli immigrati finché lo stato  manderà la Marina Militare a prenderli. Nè di parlare dei  problemi che comportano, sottaciuti dai media asserviti  al sistema.

 Si sa che per ogni africano che “ospitiamo” spendiamo  almeno 40 euro al giorno. Si può immaginare, quanto ci costano le navi militari che li vanno a prendere e anche quanto ci sia costato fare l’esame del Dna (1.500 euro l’uno) a un migliaio di morti annegati sulla nave affondata il 3 ottobre 2013 a Lampedusa per “dare l’identità” ad ognuno dei cadaveri (?!). Si può anche ipotizzare il costo sanitario per i clandestini che si ammalano o partoriscono e il danno economico conseguente alle requisizioni di edifici privati che i prefetti hanno cominciato ad ordinare.

Calcoli egoisti e di basso profilo morale, dicono i buonisti. E allora andiamo a vedere con un esempio concreto che cosa produce questa mentalità del ca***.

 

Con l’invecchiamento della popolazione aumentano i casi di persone che per varie patologie (Alzheimer & similia) non sono più in grado di esercitare le normali azioni quotidiane e non sono più autosufficienti. Alcuni riescono a rimanere in famiglia, molti altri devono essere ricoverati in una struttura, con un costo variabile fra i 50 ed i 130 euro al giorno, cioè dai 1.500 ai 3000 euro al mese. Esiste, per venire incontro a questi casi una volta accertata l’invalidità totale, un’indennità “di accompagnamento” di circa 500 euro al mese di cui si fa carico l’INPS ed anche dei contribuiti della regione e del comune, che però non sono automatici. Quello comunale dipende dal reddito. Se per esempio uno ha una pensione dai 1500/ 2000 euro e possiede una casa, anche se gravata da mutuo, non ne può usufruire, mentre quello regionale dipende dalle quote che ogni anno vengono stabilite dagli assessorati alla Sanità e dalla graduatoria.

Accade così che se un uomo di 66 anni, pensionato monoreddito a 2000 euro al mese e con proprietà di un appartamento gravata da un mutuo di 500 euro mensili, viene colpito da Alzheimer e dev’essere ricoverato, deve spendere tutta la pensione o anche di più per la retta e la moglie a casa rimane senza nemmeno un centesimo. Una tragedia inammissibile in un paese che ha come bandiera l’assistenza sanitaria universalista: una persona che si ammala dopo aver lavorato tutta una vita non ha il sostegno garantito dal sistema e la sua famiglia va sul lastrico.

 

Allora viene da pensare alle soluzioni, come ad esempio quella di alzare la fascia di assistenza gratuita a tutti per una franchigia, ipotizziamo, di 50 euro, in modo da rendere certa l’assistenza per casi del genere o malattie che mettono a repentaglio la sussistenza di una famiglia. Ma viene da pensare ancora di più all’enorme ingiustizia, alla vergogna di quei 40 euro al giorno (più tutto il resto) regalati a quei giovanottoni africani che gironzolano nullafacenti per le nostre strade muniti di cellulare e Nike ai piedi mentre non ci sono i 50 euro al giorno per garantire la retta minima ai nostri fratelli italiani non autosufficienti che hanno passato la vita a lavorare e a pagare le tasse.

Prima o poi qualcuno si ribellerà.

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