Prevenzione e lotta alla violenza nei confronti delle donne

Condividi su i tuoi canali:

Intervento della relatrice On. Mara Carfagna
in merito alla ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica

 

 

Grazie Presidente. Onorevoli colleghi, desidero iniziare questa mia relazione esprimendo particolare soddisfazione per il fatto che la Commissione Affari esteri abbia inteso iniziare i lavori di questa legislatura riferendo all’Assemblea sulle proposte di legge di iniziativa parlamentare relative alla ratifica ed esecuzione della Convenzione di Istanbul, vale a dire il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che istituisce, nel quadro del Consiglio d’Europa, un meccanismo di tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza, includendo la prevenzione, la repressione, ma anche l’assistenza e la protezione delle vittime.

Vorrei anche sottolineare il significativo rilievo politico rappresentato dal fatto che risultano abbinati cinque testi presentati dai gruppi parlamentari sia di maggioranza che di opposizione, che la Conferenza dei Presidenti di gruppo, per unanime volontà delle parti politiche, confortata e supportata dalla sensibilità della Presidente della Camera, ha tempestivamente calendarizzato in Assemblea.

Il fenomeno della violenza sulle donne in tutte le sue forme è ormai un dramma quotidiano. Le storie di Ilaria, di Alessandra, di Chiara, di Fabiana – per citare soltanto le più recenti – raccontano di episodi di una efferatezza inaudita, di donne giovanissime, di adolescenti che hanno pagato con laPag. 5vita la volontà di ribellarsi a legami con uomini che le consideravano, evidentemente, poco più che un oggetto di loro proprietà.

La violenza è ancora troppo spesso una manifestazione di rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato e continuano a portare alla dominazione sulle donne, alla loro discriminazione, alla sopraffazione degli uomini sulle donne.

È una realtà persistente e pervasiva che anche in società avanzate come la nostra assume la dimensione di una inaccettabile violazione dei diritti umani e di un autentico pericolo sociale, come confermato dalle statistiche sul femminicidio.

Ecco, allora, che la ratifica della Convenzione di Istanbul costituisce un’occasione da non perdere per continuare ad affrontare e contrastare il fenomeno della violenza nei confronti delle donne in un’ottica globale, anche attraverso la promozione di un cambiamento culturale, poiché è ormai innegabile che la violenza sulle donne affonda le sue radici in una cultura dominante e profondamente indifferente o addirittura ostile ad una piena uguaglianza tra uomini e donne.

Con la ratifica di questa Convenzione Parlamento e Governo hanno l’opportunità di proseguire un percorso virtuoso di aggiornamento ed armonizzazione della legislazione, come del resto auspicato anche da tutte le mozioni che sono state presentate in Assemblea mercoledì scorso, aventi come primi firmatari i colleghi Brunetta, Binetti, Speranza e Locatelli.

È bene, tuttavia, evidenziare come non si parta da zero e soprattutto come negli ultimi anni si siano apprestate misure legislative ed amministrative, che hanno reso l’ordinamento italiano tra quelli che già assicurano un elevato grado di conformità alla Convenzione anche sotto il profilo della tutela penale. Tutto questo grazie anche al consenso bipartisan che ha sempre contraddistinto l’approccio a questo tema da parte delle forze politiche. È proprio in virtù di questa sensibilità che, svolgendo le funzioni di Ministro per le pari opportunità, ho potuto promuovere la legge che introduce il reato di stalking e quella che introduce le aggravanti contro i reati di violenza sessuale e anche il Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking.

Proprio l’avvio del Piano nazionale contro la violenza e lo stalking, redatto al termine di un serrato confronto con tutte le associazioni impegnate nel settore e durato più di un anno, ha significato per il nostro Paese l’inizio di un impegno unitario e concreto per contrastare la violenza in ogni sua forma, incidendo attivamente anche sui processi culturali, nella convinzione che le misure di intervento debbano integrare azioni repressive con politiche coordinate in campo sociale, educativo, informativo e normativo. Una logica di intervento, si può dire, che ha anticipato l’approccio successivamente adottato dalla Convenzione di Instanbul.

La Convenzione in esame si compone di un preambolo, di 81 articoli raggruppati in dodici capitoli e di un allegato. Non entrerò nel merito delle singole norme e mi limito a sottolineare che il punto di riferimento del contrasto alla violenza nei confronti delle donne è identificato nel principio di non discriminazione in tutte le sue articolazioni, anche al fine – recita la Convenzione – di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini.

La Convenzione dedica ampio spazio alla prevenzione, alla sensibilizzazione, all’educazione, all’informazione e alla protezione delle vittime, prescrivendo la creazione di case-rifugio, l’allestimento di linee telefoniche gratuite di assistenza continua – che in Italia già esistono – nonché di servizi di supporto specializzati.

Quanto alla parte penale, in cui sono prescritte sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, comparando le previsioni della Convenzione con un’analisi del quadro normativo nazionale, possiamo evidenziare come il nostro ordinamento giuridico già preveda un quadro molto articolato di misure volte a contrastare la violenza di genere e lo stalking.

Mi preme valorizzare come l’impianto della Convenzione si incentri su un penetrante meccanismo di controllo, affidato ad un gruppo di esperti indipendenti, chiamato ad esaminare le legislazioni approntate dagli Stati parte ed a valutarle sotto il profilo della corrispondenza con le norme convenzionali.

Quanto all’entrata in vigore della Convenzione sono necessarie le ratifiche di dieci Stati firmatari, di cui almeno otto facenti parte del Consiglio d’Europa. Ad oggi hanno sottoscritto la Convenzione 29 Stati, quattro dei quali hanno già provveduto alla ratifica.

Al riguardo credo che la nostra Commissione ed il Parlamento italiano nel suo complesso non debbano limitarsi ad una tempestiva ratifica, che sarebbe ovviamente già un ottimo segnale, ma debbano impegnare il Governo a sollecitare gli altri Stati, firmatari e non, a procedere in tal senso, utilizzando tutte le sedi multilaterali disponibili. Ricordo, peraltro, che la firma della Convenzione è aperta anche agli Stati non facenti parte del Consiglio d’Europa e potrebbe, quindi, costituire un’utile occasione, un’utilissima occasione, anche per i Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo.

Insisto molto su questa esigenza – l’ho già fatto in seno alla Commissione – dal momento che buona parte della futura efficacia di questo strumento dipende anche dalla cooperazione internazionale da dispiegare ai sensi del Capitolo VIII, ivi inclusa l’assistenza giudiziaria, l’estradizione, nonché lo scambio di informazioni a fini sia preventivi che repressivi.

Ritengo doveroso poi sottolineare come l’ampio dibattito svoltosi in seno alla III Commissione (Affari esteri) in sede referente con il contributo di esponenti di tutti i gruppi parlamentari e del Governo abbia fornito spunti molto utili di riflessione. Si è in particolare preso atto della necessità di rispondere alle osservazioni sulla condizione delle donne in Italia formulate in sede ONU dalla relatrice speciale sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo e un’interessante prospettiva è stata tracciata dal Viceministro degli affari esteri, Lapo Pistelli, circa un’iniziativa europea per inserire l’eliminazione della violenza contro le donne tra gli obiettivi post 2015, che le Nazioni Unite adotteranno per aggiornare gli obiettivi di sviluppo del millennio.

Segnalo inoltre il fatto che le Commissioni competenti in sede consultiva hanno reso pareri non formali che vale la pena richiamare seppur brevemente. In particolare la I Commissione (Affari costituzionali) ha evidenziato come il raggiungimento dell’uguaglianza di genere de iure e de facto sia un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne. La II Commissione (Giustizia) ha rilevato la necessità di verificare l’adeguatezza dell’ordinamento interno, al fine di dare una compiuta ed urgente attuazione alla Convenzione, deliberando altresì lo svolgimento di un’indagine conoscitiva al riguardo. La VII Commissione (Cultura) ha tra l’altro invocato il rispetto della dignità delle donne e della soggettività femminile e la prevenzione di ogni forma di discriminazione di genere nell’esercizio dell’attività giornalistica, nei messaggi pubblicitari, nei palinsesti e nelle trasmissioni radiotelevisive. La XII Commissione (Affari sociali) ha richiamato l’esigenza di sostenere adeguatamente nell’attuazione della Convenzione le donne vittime di violenza e le vittime di violenza domestica.

Il testo unificato di cui oggi inizia l’esame in Assemblea risulta integrato da una clausola di neutralità finanziaria in ordine alle spese amministrative, che recepisce una condizione posta dalla V Commissione (Bilancio) il cui parere precisa che i nuovi e maggiori oneri derivanti dalle misure legislative di attuazione della Convenzione saranno quantificabili all’atto dell’adozione delle misure stesse.

In tale ottica, associandomi all’appello recentemente rilanciato dalla Presidente Boldrini perché questa ratifica sia tempestivamente implementata e non resti una mera dichiarazione di intenti, desidero manifestare apprezzamento per l’impegno in tal senso preannunciato dal Ministro Idem in Commissione affari esteri, a nome del Governo. I tempi tecnici che intercorreranno fino al raggiungimento della soglia di adesioni necessaria all’entrata in vigore della Convenzione, offrono infatti una finestra di opportunità da sfruttare in questa direzione.

Credo che a questo importante obiettivo la Camera possa ulteriormente contribuire adottando, a conclusione della discussione, un atto di indirizzo redatto in termini vincolanti e specifici. Concludo quindi auspicando la più celere conclusione del presente iter di ratifica in entrambi i rami del Parlamento, che avrebbe il significato di confermare la sensibilità e la forte determinazione del nostro Paese nella lotta contro la violenza sulle donne.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Libri di Storia fatti di pietra

Servizio fotografico di Corrado Corradi ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^Nella giornata di sabato 1° ottobre 2022, in strada Canaletto Sud, angolo via Finzi, c’è stata la cerimonia di inaugurazione