Presepe a Castelvetro

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Vi giro un testo che ha scritto Simone Maretti, attore e scrittore modenese, sul presepe di Castelvetro.

Il presepe è in Chiesa ed è aperto tutto gennaio.

 

Ho avuto occasione di entrare nella chiesa di Castelvetro di Modena, qualche sera prima di Natale. Un gruppo di giovani e giovanissimi parrocchiani sta ultimando la preparazione del presepio che – per tradizione ormai consolidata – verrà inaugurato e quindi mostrato ai fedeli e alla cittadinanza dopo la messa di mezzanotte del 24 dicembre. La mia attenzione è subito catturata dal frenetico rincorrersi di voci, dal generoso tentativo di fornire soluzioni ai problemi tecnici che il presepio – realizzato in forma interattiva – inevitabilmente pone: programmazione di un elaboratore che dovrà gestirne tempi e movimenti, illuminazione, arredo sistemazione e chiusura di ogni singola teca… Il tema scelto per il Natale 2011 è quello degli ‘esempi di fede’: la creazione, il diluvio universale e l’arca di Noè, la nascita di Gesù, la conversione e la predicazione di san Francesco, l’elezione e il pontificato di Giovanni Paolo II. Alcuni effetti sono realmente degni di ammirazione: in particolare la pioggia improvvisa che ‘allaga’ la seconda teca e provoca il galleggiamento dell’arca – sulla quale, sia detto per inciso, sono ben visibili Noè e alcune delle coppie di animali destinate a mantenere in vita le rispettive specie; o ancora la fumata bianca dal camino che – nell’ultima delle cinque teche – formalmente annuncia l’elezione del papa.

Ma ecco che d’un tratto – mentre osservo i particolari di ogni singola rappresentazione – mi s’affaccia alla mente il ricordo di una piacevole e preziosa conversazione, risalente a pochi giorni fa, con un caro amico studente in teologia… Disse qualcosa che – sulle prime, almeno – mi parve ‘solo’ bello e poetico, ma che in un secondo momento inquadrai come un’affermazione assolutamente logica e condivisibile. Commentando un gesto da me compiuto – in modo disinteressato e inattuale, per dirla con un illustre pensatore della modernità – a favore di una persona cara, egli pronunciò queste parole: “É bello sapere che c’è chi crede e si impegna nell’amicizia, nella gentilezza e in quella buona umanità che assomiglia così tanto a come dicono sia il sogno di Dio per noi”…Ed è come se le immagini che ho davanti agli occhi… improvvisamente si illuminassero di una luce nuova e rivelatrice! Ecco cosa stanno a significare – al di là del livello puramente narrativo – le scene del presepio di Castelvetro: situazioni in cui uomini – per il tramite di Dio, o traendo semplicemente ispirazione da Dio e dai suoi insegnamenti – hanno realizzato e dato concretezza a un ideale di vita qualitativamente alto. Ed è evidente che in questo caso la qualità cui si fa riferimento non ha nulla a che vedere con il benessere, la felicità fine a se stessa, il potere e il suo esercizio: piuttosto, è intesa come massima espressione delle facoltà e peculiarità di cui l’uomo – per volontà di Dio – dispone, a differenza di altre creature. Come avrebbe detto un altro grande pensatore, Giovanni Pico della Mirandola, l’uomo è il solo fra tutti gli esseri ad avere la possibilità di scegliere – in base a come si comporta, a come ‘sente’ e a come vive la propria fede – è il solo, si diceva, ad avere la possibilità di scegliere se innalzarsi fino alle creature angeliche prossime a Dio o se, viceversa, precipitare sino al livello dei bruti. Mi chiedo se i volenterosi parrocchiani di Castelvetro siano stati e siano consapevoli della sottile intuizione che così saldamente lega le rappresentazioni contenute nelle cinque teche… A dir vero, mi vien fatto di pensare che nella generosità, nella premura e nella dedizione che mettono in questi ultimi decisivi interventi tecnici al presepio… sia già percepibile un apprezzabile tentativo di realizzare concretamente quella qualità della vita’ che dicono sia il sogno di Dio per noi’… E questo chiude il discorso.

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