Presentato in Consiglio comunale il bilancio preventivo per il 2012

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Riduzione delle spese e razionalizzazione delle risorse. L’intervento integrale del Sindaco Giorgio Pighi. Simulazioni sul costo dell’Imu.

Presentato in Consiglio comunale il bilancio preventivo per il 2012

 

Riduzione delle spese e razionalizzazione delle risorse. L’intervento integrale del Sindaco Giorgio Pighi. Simulazioni sul costo dell’Imu.

 

Un bilancio che fa i conti con la riduzione delle risorse (quasi 35 milioni in meno rispetto allo scorso anno, con oltre 27 milioni di tagli governativi), con i vincoli del Patto di stabilità e con l’incertezza del quadro normativo, ma che non rinuncia a dare risposte ai bisogni della città, crescenti e nuovi a causa della crisi.

Parte da qui il sindaco di Modena Giorgio Pighi nell’illustrare al Consiglio comunale lunedì 14 maggio il bilancio preventivo per il 2012 (203 milioni di euro il valore complessivo della parte corrente, escluso il rimborso dei prestiti, con circa 23 milioni e mezzo di investimenti) la cui approvazione è in programma per l’11 giugno. 

In particolare, il sindaco Pighi e l’assessore al Bilancio Giuseppe Boschini hanno evidenziano l’efficacia della manovra che ha permesso la razionalizzazione della spesa per 10,4 milioni di euro (riducendo, per esempio, trasferimenti e contributi per circa due milioni; riducendo i costi per il personale, compresi incarichi e consulenze, per oltre due milioni; ottenendo risparmi con il contenimento dei consumi energetici e delle spese per le utenze) e con due sole voci in crescita: 700 mila euro per il fondo di riserva (“in una fase in cui la crisi e l’incertezza aumentano, cresce il rischio di dover far fronte ad azioni non prevedibili”) e un milione e 200 mila euro per un fondo comunale per il sostegno all’affitto destinato alle famiglie a basso reddito e colpite dalla crisi economica e occupazionale.

La manovra è completata da circa 25,8 milioni di maggiori entrate tributarie, in gran parte dovute all’Imu, che portano l’autonomia impositiva del Comune dal 67 all’87 per cento. “Ma si tratta di un’autonomia fittizia, frutto di un federalismo apparente, visto che noi sindaci con l’Imu dobbiamo fare gli esattori per conto dello Stato e che i tributi dobbiamo applicarli per chiudere i buchi lasciati dai tagli con i trasferimenti che passano dal 33 al 13 per cento del bilancio” sottolinea Pighi ricordando che l’Anci ha promosso una manifestazione nazionale a Venezia per il 24 maggio per denunciare questa situazione e chiedere un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità che, solo a Modena, tiene bloccati circa 23 milioni di euro.

Rispetto agli investimenti, le priorità sono le manutenzioni stradali e del patrimonio edilizio, interventi di edilizia scolastica e di edilizia residenziale pubblica per un valore complessivo di quasi 23 milioni di euro assicurando un pari livello di pagamenti. “Ma ci impegneremo anche per mantenere ed estendere – assicura Boschini – gli strumenti per la cessione dei crediti delle imprese fornitrici del Comune agli operatori bancari e finanziari per garantire al sistema delle imprese risorse sempre più essenziali”.

 

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Relazione del Sindaco Giorgio Pighi  al Bilancio di previsione 2012 nella seduta del Consiglio Comunale del 14 maggio

 

Responsabilità e coraggio

 

Non è il momento di aver paura, non è il momento di arrendersi, non è il momento di isolarsi, questo è il momento del coraggio, è il momento di rilanciare, è il momento di stringersi insieme e insieme andare avanti, con responsabilità e razionalità, con voglia di fare, come abbiamo sempre fatto, come sempre abbiamo affrontato le difficoltà, anche quando le cose andavano male, anche quando andavano peggio.

Oggi dobbiamo guadagnarci un futuro, per noi, per la nostra città e per i modenesi che verranno: questo vorrei sentire, vorrei che ogni intervento del prossimo dibattito si concludesse con una proposta concreta, con una parola di speranza.

La situazione del nostro bilancio è ormai nota a tutti ed i numeri nel complesso e nel dettaglio saranno contenuti nella relazione tecnica che l’assessore Boschini presenterà tra poco e che è in buona parte frutto del lavoro svolto dal suo predecessore, Alvaro Colombo, che ancora una volta saluto e ringrazio.

Un bilancio difficile, molto difficile e per diverse ragioni: l’entità dei tagli imposti dal governo; la pesantezza del patto di stabilità; l’incertezza determinata dalle reiterate manovre economiche che hanno ripetutamente modificato, sempre in peggio purtroppo, il quadro della finanza locale; la crisi economica che da un lato ha ridotto le entrate del Comune e dei suoi partner e dall’altro ha fatto crescere le esigenze dei cittadini, soprattutto di quelli che stanno peggio e che noi, anche quest’anno, abbiamo voluto tutelare il più possibile. E, ancora, il fatto di dover compiere una manovra di questo genere in un solo anno: oltre 36milioni
di euro da trovare subito e quasi 23 bloccati dal patto di stabilità. Soldi che in gran parte, quasi tutti a dire il vero, vanno allo Stato e che aprono una voragine nei nostri conti che, invece, erano e rimangono in ordine.

Vedete, io credo che un Comune abbia diritto di decidere come spendere le proprie risorse: un anno può decidere di indebitarsi un po’ di più se ha progetti importanti da realizzare; poi può decidere di rientrare, di attivare manovre di riduzione della spesa, di realizzare un patto coi propri cittadini per finanziare i servizi, la scuola, la crescita.

Soprattutto deve avere il diritto di programmare ed è quello che il Comune di Modena ha sempre fatto, anche presentando bilanci sempre senza sorprese, gestendo le proprie finanze in base a obiettivi e possibilità effettive.

Oggi, con queste manovre centrali, tutto ciò è impossibile e noi abbiamo dovuto prendere il nostro bilancio in ordine e stravolgerlo, col rischio, lo dico senza remore, anche di perdere di vista l’orizzonte generale nell’impellenza di trovare una soluzione immediata. Per questo abbiamo discusso a lungo, per cercare un equilibrio credibile tra tagli e necessità della città, tra obblighi verso lo stato e impegni nei confronti dei cittadini.

 

Provo a spiegare la natura della manovra che abbiamo dovuto mettere in campo: fino all’autunno scorso, e cioè dopo due manovre pesanti del precedente governo, noi eravamo ancora convinti di dover far fronte ad un fabbisogno di circa 15 milioni di euro, sapevamo che le minori entrate locali (oneri di urbanizzazione, contributi della fondazione e di altri enti) dovevano essere compensate da tagli di spesa, che doveva rimanere qualcosa anche per compensare il taglio dei sostegni sociali da parte del governo, in particolare del fondo per l’affitto, e che qualcosa avremmo dovuto trovare anche per la crescita, per attivare azioni positive a favore del lavoro, in particolare dei giovani. Insomma, l’avevamo dichiarato, pensavamo di compiere una manovra fatta più di tagli e razionalizzazioni interne che di nuove imposte. Tagli e razionalizzazioni che comunque andavano a sommarsi a quelli già attuati nei due anni precedenti.

I nostri conti andavano bene, non quelli dello Stato che via via è diventato sempre più esoso, vorace. A dati locali invariati, il fabbisogno del Comune per effetto dei tagli dello stato è cresciuto fino a raggiungere la cifra di oltre 36 milioni di euro. Noi siamo rimasti gli stessi, con i nostri problemi, la spesa da ridurre e le minori entrate, ma anche con i nostri pregi, la solidità del nostro bilancio, la quantità di risorse che vengono restituite direttamente e indirettamente ai cittadini, la ridottissima incidenza del debito. Ecco questo credo sia giusto dirlo: il Comune di Modena non partecipa al festival del debito pubblico; semmai il Comune di Modena è una voce attiva del bilancio dello stato, ma non viene trattato come tale.

In questa situazione non abbiamo avuto alternative: abbiamo spinto al massimo la revisione della spesa interna, arrivando a quasi 9 milioni di tagli, una dimensione che forse nessun’altra realtà ha raggiunto nel nostro paese. Tagli dolorosi, tagli di lavoro, tagli di servizi forse non essenziali ma comunque servizi, tagli di contributi ad associazioni che svolgono attività meritorie ed utili a tutta la comunità, tagli ad un  modo di vivere la città che avevamo conquistato e, aggiungo, anche meritato. Complessivamente la manovra interna sarà di 10,4 milioni.

Non solo, abbiamo messo in campo azioni che porteranno ad una riduzione strutturale della spesa del Comune, che sicuramente produrranno benefici importanti e duraturi al nostro bilancio (perché è questo che si dovrebbe fare governando), ma che non incidono quasi sulla manovra del 2012.

 

Un’altra chiave di lettura della stessa realtà, forse utile a capire la gravità della situazione che ci troviamo ad affrontare: nel 2012 avremo 35 milioni di euro in meno alla voce delle entrate, ben 27 di tagli da parte del governo. Il differenziale noi eravamo in grado di coprirlo anche solo agendo sulla riduzione della spesa. In altre parole, noi il peso della crisi l’avremmo affrontato senza far ricorso a nuove entrate. Sono quei 27 milioni di tagli in un anno che non siamo in grado di affrontare solo con le manovre interne, non è possibile e non lo sarebbe per nessuno.

Così, per garantire i servizi generali e individuali non si può far altro che agire sulla leva fiscale, diventando esattori dello stato che in questo modo si garantisce entrate ingenti e soprattutto certe con poca fatica, nemmeno quella di spiegare ai cittadini il perché di certe manovre, di circa 26 milioni di nuove tasse. Ancora una volta sui numeri vi rimando alla relazione tecnica. Mi preme un ragionamento sulle nostre politiche fiscali, per quel poco di discrezionalità che ci è concessa:

 

– abbiamo utilizzato poco la tassa di soggiorno per non gravare sul turismo, anzi ribadendo che quell’introito servirà proprio a finanziare cultura e attività promozionali, quindi funzionali allo sviluppo del turismo in  città.

 

– abbiamo aumentato di poco il gettito dell’addizionale irpef per evitare di andare a colpire ulteriormente i soliti redditi da lavoro e da pensione. Abbiamo ridotto il peso sulle classi di reddito più basse. Ci è sembrato un atteggiamento corretto e responsabile

 

– abbiamo quindi agito soprattutto sull’Imu, l’imposta sugli immobili, salvaguardando il più possibile la prima casa e le situazioni più virtuose come i patti concordati e l’agenzia casa. Abbiamo penalizzato le seconde e terze case, e ci sarà un aumento consistente per le attività economiche.

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Sappiamo bene che si tratta di sacrifici importanti, pesanti e che un Paese moderno avrebbe agito di più sui patrimoni e sulle rendite, puntando a ridurre il carico fiscale e a destinare maggiori risorse alla crescita. I nostri margini di manovra sono limitati e l’Imu è lo strumento che più si avvicina al concetto di imposta patrimoniale.

Il pareggio di bilancio, per noi, è una condizione imprescindibile, e dopo aver tagliato tutto il possibile in questo momento e impostato una politica di ulteriori riduzioni per i prossimi anni, non si poteva far altro che scegliere, cercando equità e lungimiranza, risposte immediate e certezze per il futuro. Sappiamo bene la nostra è una manovra pesante, che stiamo chiedendo molto ai nostri cittadini, alle nostre imprese e fa ancora più rabbia sapere che stiamo chiedendo non per il territorio ma per rimediare ai danni nazionali, ben oltre quel concetto di solidarietà che ogni comunità locale deve garantire al paese.

Potevamo fare diversamente? Nelle condizioni date, io credo di no. Ogni nostro (nostro di noi sindaci) tentativo di recuperare autonomia si è trasformato in ulteriori tagli, e provare a stare fuori dal quadro tracciato dal governo avrebbe provocato conseguenze ancora più gravi sulla capacità del Comune di trasferire risorse e di erogare servizi.

Ci presentiamo quindi sapendo che non sarà facile e da qui nasce la necessità di rivedere il programma di governo della città: per adeguarlo alla crisi, abbiamo detto; alle minori risorse, certo; ma soprattutto per spiegare ai cittadini e discutere con loro di come utilizzare le risorse che abbiamo, verso quali obiettivi, per quale prospettiva.

Ecco perché ho parlato di coraggio e responsabilità, di unità di intenti e di speranza, perché credo davvero che oggi il coraggio e la responsabilità di chi governa debbano coniugarsi con la massima condivisione possibile degli obiettivi. Solo così saremo in grado di offrire una prospettiva, una ragione per impegnarci ancora, per non cedere allo sconforto ed all’isolamento, per sperare in un futuro diverso, per garantirci di avere un futuro.

 

Da dove partiamo? Partiamo da quello che abbiamo difeso, da quello che impegnerà la gran parte delle risorse che riusciremo a trattenere a Modena. Abbiamo difeso i servizi sanitari, chiedendo alla Regione di non arretrare su questo fronte, anche a scapito di altre scelte a noi favorevoli. Abbiamo difeso i servizi per anziani, disabili e minori in difficoltà. Abbiamo messo risorse importanti per il sostegno alle famiglie povere e per l’affitto. Abbiamo garantito la tenuta totale del sistema di servizi all’infanzia da 0 a 6 anni. Abbiamo mantenuto alto l’impegno sulla sicurezza. Insomma abbiamo cercato di garantire l’unica vera assicurazione sulla vita di ogni modenese e cioè la capacità del Comune di rispondere di fronte ai problemi e nei momenti di maggiore difficoltà

 

Poi abbiamo arretrato il meno possibile sugli altri settori che costituiscono comunque una componente fondamentale della qualità della vita: la cultura, lo sport, il sostegno al volontariato. I teatri ridurranno l’attività ma le biblioteche potranno continuare a funzionare, ci saranno meno eventi (realizziamo la prossima estate spendendo un quarto di quanto si poteva fare solo pochi anni fa) ma non lasceremo la città vuota e muta, le associazioni avranno meno, ma sicuramente riusciranno a fare ancora molto per la nostra comunità.

Certo ci saranno conseguenze: abbiamo bloccato le assunzioni e quindi dovremo fare di più con meno risorse, umane oltre che finanziarie; abbiamo tagliato incarichi e consulenze, mettendo in discussione anche quanto era considerato utile e necessario. Alla voce personale il taglio sarà di quasi quattro milioni, mentre tre milioni sono stati tagliati alla voce contributi e trasferimenti e cioè meno risorse per le associazioni e per tutte quelle attività, utili e importanti, ma che oggi non possiamo più considerare essenziali. Una riduzione che abbiamo cercato di rendere graduale, per dare a tutti la possibilità di organizzare diversamente la propria attività.

Andiamo avanti. Abbiamo ridotto intensità e durata dell’illuminazione pubblica; abbiamo eliminato quasi del tutto la spesa di comunicazione esterna; abbiamo eliminato i centri estivi gestiti direttamente; risparmieremo su beni e materiali di consumo.

Un lungo elenco di tagli e riduzioni con l’obiettivo di mantenere salda la parte essenziale della nostra azione e di avviare da subito processi di ristrutturazione del bilancio, quindi sia della spesa che delle entrate, importanti e profondi. E’ il tema delle esternalizzazioni, certo, ma anche della revisione della spesa, piuttosto che della scelta di destinare alla spesa corrente solo il 35% degli oneri di urbanizzazione contro il 75% dello scorso anno, quindi privilegiando gli investimenti.

 

Questo è il quadro e a questo punto dobbiamo decidere, dobbiamo scegliere. C’è anche quella che considero una non scelta e cioè l’accettazione supina degli eventi e delle imposizioni, l’arretramento progressivo che presto assomiglierebbe ad una disfatta, con una città bloccata tra la crisi, il Comune immobile ed i mille interessi particolari, tutti legittimi e nessuno unificante.

Questa eventualità, accettare e tacere, non è mai stata presa in considerazione da questa amministrazione, quindi restano le altre due possibilità: resistere o rilanciare; alzare le difese ed aspettare che il peggio passi cercando di perdere il meno possibile, o mettersi in gioco, rimboccarsi le maniche e darsi da fare; agire sul sicuro o accettare il rischio consapevole.

Guardate, non è facile scegliere, ma no
n per paura di perdere consensi, di perdere voti. Non è questo, anche perché in realtà abbiamo molto di più da perdere, la partita è molto più importante della demagogia, degli slogan e delle semplificazioni.

Non è facile decidere perché, in fondo, quello che abbiamo, che abbiamo costruito insieme in questa città, è molto e qualche rinuncia, anche significativa, per ora non mette in discussione un modo di vivere, di intendere la comunità e le relazioni tra i diversi organismi della società. Quindi una ritirata onorevole, tutto sommato, può apparire una buona soluzione.

Non vi nascondo, con questo bilancio, abbiamo fatto questa scelta: mettere in sicurezza il patrimonio della città, patrimonio inteso come servizi, come capacità di risposta ai problemi dei cittadini. Di fronte alla violenza dei tagli abbiamo ritenuto che nell’immediato la scelta di responsabilità fosse quella di non rischiare. Coi tempi di un solo bilancio credo non si potesse fare altro, in un quadro generale di questo genere agire diversamente avrebbe potuto significare esporre il Comune e di conseguenza la città, al dissesto finanziario e quindi all’impossibilità poi di attuare qualsiasi politica, non importa se finalizzata a conservare l’esistente o a rilanciare lo sviluppo.

Non vi nascondo nemmeno, però, che la scelta è stata sofferta, perché abbiamo ben chiaro che di sola difesa alla fine si perde, che senza gioco d’attacco non c’è possibilità di crescita, di miglioramento. Per questo credo che insieme a tutte le valutazioni e le critiche sul bilancio, il nostro confronto e quello che porteremo all’esterno, nella città, debba incentrarsi anche e soprattutto sulle proposte, sulle idee e sulle politiche che serviranno a fare dei prossimi bilanci degli strumenti di crescita e di rilancio. Dopo la messa in sicurezza, ora serve recuperare a pieno la voglia di fare, di uscire da questa situazione, il coraggio di puntare ancora una volta sulle nostre capacità e, intanto, di fare tutto il possibile con le nostre forze.

 

Come vedete nel giro di pochi mesi lo scenario è cambiato radicalmente ed è questa una delle ragioni che ci inducano ad affrontare una forte revisione del programma, l’altra è che diversi progetti sono comunque arrivati ad una fase cruciale ed è il momento di aggiornare obiettivi, tempi, modalità e risorse disponibili

Abbiamo individuano 4 aree tematiche fondamentali, tra loro fortemente interconnesse, che corrispondono alle nuove priorità programmatiche, alle aree su cui c’è più da fare, alle nuove sensibilità emergenti, preparandoci alle prospettive future della città. Le ricordo, quindi:

 

1. Crisi, economia e lavoro

2. Sostenibilità del welfare

3. Innovazione e città vasta

4. Modena sostenibile (verso il nuovo PSC)

 

Io provo a mettere sul tavolo alcune idee che nelle prossime settimane saranno al centro del dibattito della giunta, della maggioranza, dei partiti (io mi confronterò con chiunque sarà disponibile) e delle associazioni. Una proposta di programma che dovrà scaturire anche dal confronto coi cittadini, con tempi stretti e modalità innovative.

 

Crisi, economia e lavoro

– La prima valutazione riguarda ancora questo bilancio. Noi non sappiamo ancora bene come si svilupperà l’applicazione della nuova imposta, abbiamo una previsione rispetto al gettito dell’Imu, ragionevole e ragionata, ma data la novità e le incertezze interpretative anche la migliore delle previsioni può solo tendere al risultato esatto, ma non centralo perfettamente.

Ovviamente speriamo di aver fatto i conti nel modo migliore possibile, e soprattutto contiamo di non avere altre sgradite sorprese dal governo. Comunque, se il gettito sarà inferiore alle attese vedremo di provvedere con altri tagli alla spesa, anche se saranno ancora più dolorosi e penalizzanti per i cittadini; se, invece, incasseremo di più, o ancor meglio se il governo dovesse decidere di allentare la pressione, io credo che ogni euro in più debba andare verso la restituzione al sistema produttivo. E a quel punto dovremo decidere se ridurre il carico fiscale o destinare le risorse ad azioni di sostegno e sviluppo dell’economia. Difesa o attacco, ed io in questo caso sarei senza dubbio per l’attacco, per provare ad incentivare lo sviluppo di nuovi prodotti, per incrementare l’aiuto all’imprenditoria giovanile, per promuovere tutte quelle iniziative comuni che possano ottimizzare l’utilizzo delle risorse. Ad esempio la promozione della città per far crescere il turismo, la green economy per rilanciare il settore dell’edilizia su basi nuove, percorsi di crescita guidata ed agevolata a chi ha idee e progetti innovativi. Anzi, in generale io sono per destinare a queste azioni ogni risorsa aggiuntiva che dovesse entrare nelle nostre disponibilità già in corso d’anno.

 

– Ora le rivendicazioni nei confronti del governo. Potremmo chiedere un trattamento diverso sui trasferimenti ed avremmo anche tutte le ragioni per farlo, così come potremmo insistere sul pagamento dei debiti dello stato nei nostri confronti, diversi milioni, quasi la manovra di quest’anno. Io, però, mi fermo ad una sola richiesta, ma su questa insisterò e la porterò in ogni sede e chiederò ai nostri parlamentari di farsene carico e chiederò al sistema Modena di sostenerla.

Io chiedo al governo di liberare del tutto o in gran
parte le risorse bloccate dal Patto di stabilità: sarebbe denaro fresco da mettere immediatamente a disposizione del sistema Modena; potremmo pagare fornitori e imprese, che a loro volta potrebbero onorare i debiti nei confronti dei fornitori e dei dipendenti; un impulso immediato ai consumi ed allo sviluppo; una risposta concreta alle imprese, a chi lavora ed alle famiglie.

Ecco io chiedo solo questo al Governo, chiedo di avere coraggio, di scommettere su di noi, su quelli che non hanno mai speso più di quel che avevano a disposizione, e che anche quest’anno portano un contributo fondamentale ad evitare il crollo del sistema paese.

 

– Dicevo in un precedente passaggio che abbiamo chiesto alla Regione di non arretrare sulla sanità, considerano questo elemento uno dei cardini delle politiche di protezione dei cittadini. Abbiamo anche chiesto alla Regione di impegnarsi sul fronte del lavoro ed in particolare del lavoro dei giovani, ed anche in questo caso le nostre richieste sono state accolte ed ora si sta discutendo di come impiegare anche a Modena le risorse che sono state individuate.

Alla Regione ora chiediamo di aiutarci a gestire meglio i nostri servizi, allentando i vincoli relativi a criteri di qualità importanti, ma generali e quindi non sempre rispondenti alle reali esigenze dei servizi locali. La regione disegni un quadro generale, definisca anche modalità di controllo certe e garantite, ma lasci a noi la facoltà di decidere cosa è meglio per le nostre strutture per anziani, per i nostri nidi, i centri diurni e ogni altra attività dove possiamo vantare esperienza e riconoscimenti indiscutibili. Siamo convinti di poter far bene, anche spendendo meno e senza intaccare la qualità generale della nostra offerta.

Un discorso analogo deve essere fatto anche per altri aspetti di norme e regolamenti che, abbiamo visto, in altri momenti apparivano ed erano sensati, ma che oggi rischiano di risultare un freno alle possibilità di crescita e di sviluppo. Ovviamente non si tratta di eliminare tutele necessarie, ma piuttosto di attivare ogni percorso che in sicurezza e nella legalità possa incentivare l’iniziativa privata.

 

– Anche noi, ovviamente dovremo muoversi in questa direzione. In un momento di difficoltà e di lentezza dell’intervento pubblico, infatti, è necessario agire per rendere più rapidi ed efficaci i passaggi che portano a realizzare gli interventi privati. Abbiamo attivato lo sportello unico telematico e stiamo affinando le modalità, ma non basta.

Credo occorra, ed in questo senso mi sono espresso il giunta, rivedere rapidamente le procedure di rilascio di licenze e permessi, tanto nei settori dell’urbanistica, quanto in quelli delle attività economiche. L’obiettivo deve essere quello di ridurre da subito i tempi di attesa, i nostri e quelli degli altri enti che concorrono a determinare pareri e  autorizzazioni.

Così come per l’economia possiamo attingere dal lavoro fatto con gli stati generali (nel report del convegno di un anno fa trovate tutta la discussione di queste settimane sulla crisi e soprattutto sulla crescita), lo stesso vale per il welfare: i laboratori e il convegno finale di Effetto Modena avevano individuato i problemi ed abbozzato le soluzioni che oggi, ovviamente, vanno adattate alle condizioni date, più gravi di quelle prese in esame un anno e mezzo fa.

 

Sul fronte del welfare, gli obiettivi possono essere:

 

 

  • di passare dalle numerose azioni di revisione e riprogrammazione già in essere, alla elaborazione di un progetto organico di revisione del welfare (priorità, strategie, ambiti di intervento)
  • di sviluppare il carattere strutturale e innovativo delle gestioni attraverso Fondazioni (nell’istruzione, nel sociale e nella cultura), all’interno di un confermato quadro di welfare mix (convenzioni, appalti, servizi statali), in cui il Comune mantenga una funzione forte di governo, indirizzo e controllo.
  • di riportare a dimensioni di sistema (Stato, Provincia, area vasta, attori economici locali) le attività attualmente svolte dal Comune in modo sostanzialmente autonomo nei campi dei servizi educativi di secondo livello, dell’orientamento, degli istituti culturali e di promozione.
  • di conseguire nel complesso obiettivi di razionalizzazione, riduzione dei costi della macchina comunale e del costo di gestione dei servizi.

 

Ancora due parole sulle Fondazioni. Non sono un trucco per eludere le norme e nemmeno un espediente per risparmiare qualcosa. Per noi le Fondazioni sono lo strumento che oggi meglio interpreta le nostre esigenze di trasformazione e miglioramento della realtà: perché sono flessibili, perché favoriscono la contaminazione positiva tra ente pubblico e società, perché offrono garanzie.

 

Innovazione e città vasta

La sfida della crisi si affron
ta soprattutto aggiornando gli strumenti decisionali, organizzativi e la dimensione degli interventi. Vi sono diversi elementi da considerare.

La dimensione degli interventi e delle decisioni. Quella comunale può non essere sempre sufficiente: per realizzare economie di scala, per condividere risorse ed esperienze, per governare territori e processi sempre più interconnessi (si pensi alla mobilità, ai servizi, alle reti, tutti temi a scala più che comunale).

Il modello urbano e la sua sostenibilità. La globalizzazione, l’informatizzazione, il mutamento dei tempi e degli stili di vita, pongono alle medie città europee la sfida di restare competitive, aumentando al tempo stesso sostenibilità e razionalità. E’ il tema delle “smart cities”, le “città intelligenti”, sotto il profilo della dinamicità economica, della mobilità, dell’ambiente, del governo, della qualità della vita e dello sviluppo della persona.

L’azione di governo. Per conseguire questi obiettivi è essenziale anche accentuare la capacità innovativa della PA: agire quindi per accrescerne flessibilità, efficacia, semplificazione, capacità di risposta. La semplificazione sia organizzativa che funzionale è in sé uno strumento di sostegno allo sviluppo, per le imprese, per le famiglie, per i diversi soggetti che si rapportano con l’amministrazione.

 

Modena sostenibile, verso il nuovo PSC

La crisi, unitamente ai mutamenti dei modelli familiari, produttivi, degli stili di vita, richiede anche di ripensare la città nella sua dimensione di comunità che convive, di struttura urbana, di rapporto col territorio.

Si tratta quindi di aggiornare la pianificazione urbana, che risale nella sua struttura di base a quasi 30 anni fa, per adeguarla alle esigenze di un futuro che sarà molto diverso. Lo strumento previsto dalla normativa regionale, il Piano Strutturale Comunale, consente questa riflessione, aprendola alla partecipazione dei cittadini e delle forze politiche ed economiche, generando un processo positivo di riflessione della città su se stessa e il proprio futuro, anche in rapporto al territorio circostante.

Si tratta di accentuare l’iniziativa per il recupero del tessuto urbano, la sua manutenzione e qualificazione, mantenendo al tempo stesso adeguata la risposta a bisogni abitativi, insediativi e di mobilità, anch’essi in mutamento.

Il primo obiettivo, quindi, sarà di avviare la fase di raccolta informativa, discussione e preparazione del PSC, per delineare le scelte strategiche di assetto e sviluppo, per tutelare l’integrità fisica ed ambientale e l’identità culturale e sociale della nostra comunità e del suo territorio.

Contemporaneamente dovremo decidere come impiegare direttamente le risorse disponibili. Io direi soprattutto sulle manutenzioni della città (strade, parchi, edifici pubblici), poi per l’innovazione, quindi per accentuare l’autonomia energetica della città. Ancora poche cose, ma necessarie, sulle scuole, la mobilità sostenibile e le sedi comunali.

Insieme ai privati, ancora, dovremo dare attuazione al Piano abitativo sociale, dovremo procedere con gli interventi di riqualificazione, da quelli già in essere come l’RNord, il Villaggio artigiano, la Manifattura a quelli che dovremo metterci nelle condizioni di far partire con l’ex AMCM.

Infine due sfide da impostare con la città: la realizzazione dello scalo merci e quindi del polo della logistica; l’attuazione del piano della sosta in un confronto costante con la città. Un confronto che, come detto, vorrei si sviluppasse su tutto il programma della giunta e dell’amministrazione: questa sera ho voluto mettere in campo alcune idee e proposte.

Abbiamo di fronte due anni difficili, di scelte e sfide da far tremare i polsi, ma è proprio in queste situazioni che Modena ha saputo dare il meglio di sé, con meno risorse e partendo da condizioni ben peggiori di quelle di oggi.

Due anni per aggredire la crisi, per mettere in sicurezza il nostro welfare, per sviluppare a pieno l’innovazione della città e per impostarne il futuro. A questo processo devono partecipare tutti, non importa se con posizioni ed obiettivi specifici diversi, quello che dobbiamo condividere è un pezzo di strada in comune.

Oggi, e torno ai temi iniziali, non è il momento di fare calcoli di parte. Lo dico a tutti, al mio partito, alla maggioranza, alle forze di opposizione, lo dico anche a me stesso. Chi pensa di avvelenare i pozzi per averne un ritorno immediato sbaglia obiettivo e strategia: non avrà nulla oggi e non potrà pretendere nulla domani. In questo momento storico, così difficile, i modenesi guardano ancora a noi con fiducia, certo con inquietudine e preoccupazione e forse anche con meno pazienza, ma confidano ancora nelle nostre capacità di indirizzare e governare.

 

A questo siamo chiamati, niente di più e niente di meno: c’è da lavorare duro, con coraggio, solidali, per il bene comune.

 

Vi ringrazio.

 

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Ecco quanto pesa la prima rata dell’Imu

 

Simulazioni su case e attività economiche: chi sale e chi scende rispetto all’Ici

 

Il prossimo 16 giugno scade il termine per il pagamento della prima rata dell’Imu che viene calcolata sulla base delle aliquote standard (4 per mille per le abitazioni principali e pertinenze, 2 per mille per i fabbricati rurali e 7,6 per mille per gli altri fabbricati e terreni) con l’applicazione del 50 per cento dell’importo e una seconda rata prevista a dicembre, mentre solo per la prima casa è possibile scegliere di pagare in tre rate (giugno, settembre e dicembre).

 

Per le abitazioni dei modenesi è possibile sviluppare qualche simulazione.

Una famiglia senza figli per un appartamento prima casa di cinque vani (due camere) in una zona prestigiosa del Centro storico pagherà in giugno 235 euro, più della metà dell’ultima Ici versata.

Per un appartamento simile nella media periferia l’acconto sarà di 82 euro (circa la metà dell’ultima Ici), che scenderebbero a 32 se la famiglia avesse due figli conviventi. Se lo stesso appartamento fosse una seconda casa affittata a canone libero, invece, l’Imu di giugno salirebbe a 346 euro, quasi equivalente all’ultima Ici pagata. Se l’appartamento fosse di tipo economico pur sempre a cinque vani, prima casa di una famiglia con un figlio convivente, l’Imu verrebbe azzerata nonostante l’ultima Ici pagata fosse di 70 euro.

 

Una villetta con due camere, prima casa di una famiglia con un figlio paga a giugno un Imu di 95 euro (l’ultima Ici pagata è stata 250 euro) che scenderebbero a 70 se i figli fossero due, mentre se si trattasse di una seconda casa sfitta, l’Imu di giugno sarebbe di 417 euro, ben oltre la metà dei 615 pagati con l’ultima Ici.

 

Per le attività economiche, a giugno costerà 237 euro l’Imu di un negozio in centro di 50 metri quadri, rispetto all’ultima Ici di 270 euro, mentre un negozio di 60 metri in via Giardini pagherà con la prima rata 264 euro contro i 300 dell’ultima Ici. Un ufficio professionale in centro storico (cinque vani) pagherà in giugno 498 euro contro i 570 dell’ultima Ici, mentre un ufficio in via Giardini (quattro vani) spenderà 382 euro (erano 440 quelli dell’ultima Ici). La filiale di un’attività finanziaria nella prima periferia arriva a pagare 1967 euro in giugno, quando l’ultima Ici è costata 2260 euro.

 

Per le attività artigianali le cifre possono andare dai 528 euro dovuti a giugno per laboratorio in zona Nonantolana che pagava 810 euro di Ici, fino ai 1194 euro di un capannone in zona musicisti che con l’ultima Ici ha pagato 1830 euro.

 

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Il Bilancio di previsione 2012 del Comune di Modena, dopo essere stato approvato dalla Giunta e presentato ufficialmente in Consiglio comunale lunedì 14 maggio, seguirà un percorso istituzionale con alcune tappe precise per arrivare all’approvazione dell’assemblea.

Sono in programma diversi approfondimenti nelle commissioni consiliari e martedì 29 maggio è il termine ultimo stabilito per presentare i pareri delle Circoscrizioni e gli eventuali emendamenti al documento di programmazione finanziaria da parte dei consiglieri comunali dei quali daremo conto.

Lunedì 11 giugno il Bilancio ritornerà infine in Consiglio comunale per essere messo ai voti e approvato.

 

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