Prepararsi alla guerra

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I fatti, gli eventi, i venti sono di guerra e gli unici che potrebbero ancora avere un ruolo di pacificatori siamo noi Europei, ma attualmente a Bruxelles si pensa che, per evitare la guerra, bisogni armarsi, seppure da sempre costituisce la strada maestra per avvicinarsi alla guerra.

Ah! L’Europa che si chiama cristiana, che sventola santini, rosari e poi non ascolta la voce del papa, che non muove un dito diplomatico ma soltanto il libretto degli assegni dei bilanci statali per riempirsi di armi.

Su Huffpost , Maurizio Guandalini osserva così la posizione europea: “Con Putin mai. Con Putin non si discute (ma perché con al-Sisi d’Egitto o Tebboune d’Algeria siamo al top delle democrazie avanzate?). Prima di esprimere un’opinione occorre ripetere i mantra in uso in questi anni di guerra. Che, se osservati a occhio nudo non fanno altro che amplificare le contraddizioni, il pressapochismo e il gattopardismo di una armata Brancaleone occidentale, europea soprattutto, che si sente sollevata e risolta nell’inviare, una tantum, armi all’Ucraina, e nell’appassionarsi ai boullion macroneschi alla Charles Michel, presidente del Consiglio d’Europa, ‘se vogliamo la pace prepariamoci alla guerra’, oppure i nostrani ‘Kiev deve vincere la guerra prima di fare la pace’. Della serie finché c’è guerra c’è speranza, per stare nel melonismo spinto”.

Occorre sostenere l’Ucraina, ma il modo migliore è lottare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto per una tregua, per fermare la guerra, anche perché bisogna tenere conto che le amministrazioni americane hanno sempre abbandonato i loro amici, dal Vietnam ai Curdi in Iraq, agli Afghani e non è un’amica più fedele l’Europa

Venerdì, il ‘Bataclan’ di Mosca è stato una miccia, come era stato una miccia Sarajevo nel 1914. Non è determinante chi sia stato, ma chi Putin e i Russi vogliano credere sia stato. Tanto è vero che, nella sua prima apparizione televisiva dopo la strage, abbia puntato il dito contro l’Ucraina, nonostante la rivendicazione dell’Isis/Daesh e nonostante gli ultimi vent’anni della storia russa – trovo conferma sull’Avvenire – “siano costellati di attentati terroristici di questo tipo di matrice cecena e fondamentalista”. Putin userà il sangue degli almeno 131 morti per i suoi fini imperialistici e il maggior produttore di disinformazione non ha certo paura di crearne ancora.

Attorno ci sono troppi interessi per spingere alla guerra, conveniente da tutti i punti di vista: si produce, si esporta, si distrugge che poi bisogna ricostruire.

C’è solo un modo per evitarla; guardarla con gli occhi delle vittime, con i nostri occhi.

Come ha sempre detto Papa Francesco, che tutti tirano dalla propria parte ma che nessuno ascolta.

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