Preoccupazione e contrarietà

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Con Luigi Mai, presidente provinciale di Cna, analizziamo la questione “studi di settore” che mai come oggi hanno messo in contrapposizione gli artigiani al Governo.

Presidente, perché tanto caos sugli studi di settore. Per anni sono stati usati e poi…

 

Esprimo fortissima preoccupazione e totale contrarietà rispetto allo sviluppo che ha assunto lo strumento studi di settore nel rapporto impresa – fisco, considerando una vera involuzione, e di conseguenza un salto indietro nel tempo, la scelta unilaterale che l‘esecutivo sembra voglia testardamente perseguire, disattendendo lo stesso accordo firmato con i Ministri Bersani e Visco dalle Associazioni Nazionali dell’Artigianato e del Commercio nel dicembre 2006.

L’applicazione retroattiva delle nuove regole degli studi di settore sta avendo effetti inaccettabili sulle dichiarazione dei redditi relative al 2006, in quanto gli incrementi dei ricavi medi che scaturiscono dalle elaborazioni risultano spropositati rispetto alla reale redditività aziendale, provocando nei fatti un ulteriore ed insostenibile aumento della pressione fiscale. Questo si accompagna, inoltre, ad una ulteriore crescita di adempimenti burocratici complessi, difficili da interpretare e probabilmente inutili anche per la stessa Amministrazione fiscale. Tutto ciò viene percepito dalle piccole imprese come un deliberato proposito punitivo che porterà purtroppo alla chiusura di molte aziende e non all’auspicata emersione del sommerso.

 

Qualcuno ha anche proposto di abolire proprio questi studi?


Questo nuovo meccanismo di valutazione del reddito prodotto dalle piccole imprese, corre il rischio di chiudere l’esperienza Studi di Settore nel caso in cui, com’è ipotizzabile, produrrà una considerevole defezione agli indicatori proposti, ossia non rispondano più a certe logiche.

 

D’accordo Cna è assolutamente contraria. Ma quali forme di protesta potete applicare?


Le Associazioni del Commercio e dell’Artigianato dell’Emilia Romagna non potendo più tollerare questo clima di generalizzazione che produce atteggiamenti unilaterali e vessatori contrastanti con lo stesso spirito dello Statuto del Contribuente, dichiarano lo stato di mobilitazione e si impegneranno ai vari livelli per porre in essere tutte le azioni possibili ad ottenere una sostanziale modifica applicativa dei nuovi meccanismi di valutazione del reddito prodotto dalle piccole imprese. A prescindere dal fatto che l’introduzione di certi provvedimenti, come da più parti rilevato, è stata decisa unilateralmente – alla faccia della concertazione – CNA denuncia come l’applicazione di questi nuovi parametri rischi di parificare settori ed imprese caratterizzate, invece, da specifiche individualità che non consentono omologazioni fiscali “general-generiche”.  In questo contesto le Agenzie delle Entrate, in sede di accertamento, hanno di fronte a sé due strade: la prima, applicare gli indici tenendo conto caratteristiche strutturali delle singole aziende e, quindi, correggendo gli effetti distorsivi dell’applicazione di questi ultimi. La seconda, perseguire unicamente l’obiettivo di raggiungere i propri budget in termini di riscossione di maggiori imposte. Se le quattro Agenzie modenesi – Sassuolo, Carpi, Mirandola, oltre al capoluogo – si concentreranno su quest’ultima soluzione, CNA si impegna sin d’ora a tutelare in tutte le sedi, sia a livello locale che nazionale, le imprese associate, nella consapevolezza che a rischio non c’è soltanto il reddito del singolo imprenditore, ma più complessivamente la tenuta dell’intero sistema economico provinciale che – vale la pena ricordarlo una volta di più – è basato proprio sulla micro e sulla piccola impresa.

Premesso questo, rimane l’amarezza per un comportamento legislativo che ancora una volta fa perno su un principio francamente assurdo: l’idea che i piccoli imprenditori considerino l’evasione fiscale come il proprio primo obiettivo, quando bastano poche visite nelle aziende modenesi per constatare che così non è, ma che piuttosto sia proprio da queste ultime che arriva un contributo determinante per la nostra collettività.

 

 

Per farci capire. Quali sono i provvedimenti che più vi indignano?

 

Sui redditi delle piccole e medie imprese quest’anno si sono riversati tre provvedimenti congiunti: la non deducibilità degli automezzi aziendali, quella dei terreni su cui sorgono gli immobili aziendali e l’introduzione dei cosiddetti “indici di normalità economica”, un machiavellico parametro che stabilisce un ulteriore e generalizzata restrizione degli studi di settore.  L’effetto è stato un inasprimento della pressione fiscale che si aggira tra l’8 ed il 10%, penalizzante soprattutto per le piccole imprese, quindi, per territori come quello modenese.  In particolare, gli indici di normalità hanno determinato un aumento dei ricavi presunti soprattutto per il settore manifatturiero, per il quale l’applicazione degli studi di settore comporta già gravi incongruenze. E’ il caso delle imprese della meccanica, del tessile, dell’informatica della plastica, i cui più elevati ricavi che vengono loro attribuiti dai nuovi indicatori non trovano alcuna giustificazione economica.< /span>

 

Ci tolga una curiosità: d’accordo sulla protesta degli studi di settore, ma l’economia modenese come procede?

 

Comincia al meglio il 2007 per le imprese modenesi sino a 50 addetti, che nei primi tre mesi dell’anno hanno fatto segnare un aumento della produzione del +5,5% rispetto allo stesso periodo del 2006. Si tratta della miglior performance nel primo trimestre da cinque anni a questa parte, un risultato di poco inferiore a quello medio ottenuto dall’economia modenese (+6%) ma che conferma lo stato di grazia della nostra sistema produttivo. Cresce ancora la meccanica, è questo è, come al solito, un dato estremamente significativo per la nostra economia. Denuncia una flessione il biomedicale, peraltro dopo mesi di crescita imperiosa, mentre fa notizia la ripresa della maglieria, non solo per ciò che riguarda la produzione, ma anche per fatturato e ordini.

 

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