Premio Unicef “Ragno d’Oro”

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Eccezionale serata UNICEF all’insegna della cultura e della solidarietàSabato 7 marzo 2015, al “Forum Monzani” di Modena, si è svolta la 59.ma edizione del prestigioso “Premio Ragno d’Oro pro-Unicef”            

Eccezionale serata UNICEF all’insegna della cultura e della solidarietà

Sabato 7 marzo 2015, al “Forum Monzani” di Modena, si è svolta la 59.ma edizione del prestigioso “Premio Ragno d’Oro pro-Unicef”

 La  prima parte (dalle ore 20,45 alle 21,15), si è aperta con Guido De Maria  che ha letto   il ricordo-testimonianza  -scritto da Roberto Armenia- di Gian Luigi Brugnoli, Titti per gli amici, che, nel 1957 ha ideato il “Premio”  e per ben 58 edizioni lo ha co-organizzato. Il testo di Roberto Armenia “Gian Luigi Brugnoli, uomo poliedrico, unico, irripetibile, innamorato dell’Unicef, come della sua famiglia…  è pubblicato nell’opuscolo curato da Fiorella Balli e Gabriele Golinelli.  Tra l’altro ,sottolinea: “Il  motto dell’Ordine francescano dai tempi di Innocenzo III (“ricordare con gratitudine il passato, vivere con passione il presente e aprirsi con fiducia al futuro”), come lo scrittore Jorge Luis Borges, o il nostro Indro Montanelli (“un Paese che ignora il proprio ieri, non può avere un domani”), ci confermano che “l’uomo è fatto in gran parte della sua memoria” e vive, oltre la vita, nella memoria, nel ricordo degli altri. Così da raggiungere l’immortalità, come persona e per i fatti, le azioni e realizzazioni perseguite. Così Gian Luigi Brugnoli, Titti per gli amici, è ancora tra noi. Nel ricordo di tutti coloro che lo hanno  incontrato e conosciuto.. grandi, costanti amori di Titti Brugnoli sono stati l’ Unicef e il “Club La Meridiana”. Al pari, per intensità e continuità, all’amore per la famiglia, per la moglie Lilli, per le figlie Daniela e francesca e per gli adorati nipotini, Diego e Gaia.. Ogni anno (dal 1957 al 2014), Brugnoli si esaltava , nel e con il suo dinamismo, per i suoi valori e la sua fede nei rapporti interpersonali. Per il suo entusiasmo, per il suo “folle” ottimismo e, parafrasando Papa Francesco, nel suo recentissimo volume “Speranza”,  per la sostanza della sua speranza cristiana. Ci mancherà. Ma vogliamo ricordarlo con affetto e gratitudine, per i suoi amori, per le sue realizzazioni, al limite del sogno e della follia, del suo realismo magico proprio di molti scrittori del nostro territorio. Desideriamo ricordarlo per come è stato, come ha vissuto e per tutto ciò che ci ha regalato”.

 Il Magnifico Rettore e Presidente della giuria . Angelo Oreste Andrisano, con la Presidente provinciale Unicef , Adonella Ferraresi, hanno consegnato una targa ricordo e una confezione di fiori alla vedova , Edda Bastai presente con la figlia Francesca e la nipotina Gaia. E’ proseguita con la consegna del “Premio” ai tre “modenesi di nascita o per adozione” che “in patria o all’estero, con genialità o intraprendenza” hanno onorato la città di Modena, nell’ultimo anno. Cioè Stefano Bonacini , presidente e titolare  di “Gaudì Trade S.p.A.” e presidente del “Carpi Calcio” (“Premio Industria”); Gregorio Paltrinieri , fulgido esempio di serietà, che ha “forgiato i propri successi nel nuoto  lavorando duro, bracciata dopo bracciata” (“Premio Sport”) e Leo Turrini , considerato “il più grande narratore italiano” nello sport e non solo (“Premio Giornalismo”).  Tra l’altro, le motivazioni della giuria (composta dal Magnifico Rettore Angelo Oreste Andrisano, presidente, da Fiorella Balli, Adonella Ferraresi, Gabriele Golinelli, Giuseppe Martinelli, Mario Vellani e Gian Carlo Vezzalini), sottolineano – per Stefano Bonacini (“Premio Industria 2015”. E’ il 59.mo vincitore del “Premio Industria” a conferma della forte vocazione di Modena per l’industria)  presidente e titolare di Gaudì Trade S.p.A. e presidente del “Carpi Calcio” Bonacini, “in soli vent’anni, con professionalità, esperienza e tanto entusiasmo, passando da un garage poi un piccolo magazzino all’attuale bella e prestigiosa sede, si è affermato come uno degli imprenditori-creatori più importanti del Made in Italy nel settore moda, con linee di successo sia per uomo sia per donna. La storia e il successo di Gaudì sono oggi noti a tutti, all’insegna dell’innovazione nella tradizione. La passione e l’energia con cui vengono affrontate le sfide di ogni giorno, sono sempre le stesse”    -per Gregorio Paltrinieri (“Premio Sport 2015” . E’ il 29.mo vincitore del “Premio Sport”), “fulgido esempio di serietà, umiltà, e che ha forgiato il proprio successo  lavorando duro, bracciata dopo bracciata. Grazie all’umiltà, al duro lavoro, giorno dopo giorno, ha conquistato prestigiose vittorie nei Campionati europei e mondiali di nuoto.  Con l’oro ed il primato europeo nel 1500 stile libero a Berlini, nel 2014; con il titolo mondiale nei 1500 in vasca corta, in Qatar, con i trionfi nei campionati assoluti italiani, nei 1500 e negli 800 stile libero, a Riccione, nel dicembre 2014” -per  Leo Turrini (“Premio Giornalismo 2015”. E’ il 13.mo  vincitore del “Premio Giornalismo”) “per le sue qualità professionali e umane. Parafrasando Edmondo Berselli, Turrini è il più grande narratore orale italiano, con la vocazione e l’attitudine alla verità in diretta, sulle effimere glorie del successo sportivo, ma anche nella ricostruzione e nel racconto della poesia e della musica di artisti come Lucio Battisti. Come il grande Gianni Brera, ha dato vita ad uno stile giornalistico innovativo e moderno, all’insegna della causticità, del senso dell’umorismo, tipico delle tradizioni modenesi, che risalgono ad Alessandro Tassoni”.

Nella seconda parte, introdotta e condotta da Riccardo Benini, direttore artistico dello spettacolo (dalle 21,15 alle 23,15) si è svolto l’originale, poetico e bellissimo concerto di parole e musica di Roberto Vecchioni,  all’insegna della poesia, della musica e di profonda portata civile e politica, intitolato “Il mercante di luce” , come l’ultimo libro di narrativa del grande cantautore. Filo conduttore dell’originale spettacolo è stata la presentazione del libro-novità “Il mercante di luce” (dove si sottolinea che “non importa quanto si vive ma con quanta luce dentro” –pagina 14 del libro- , dove l’autore “casa per casa, è il mercante di luce” –pagina 103-; dove Roberto Vecchioni , per quasi 40 anni insegnante di greco antico al Liceo classico “Berchet” di Milano, risente “il canto di Saffo, lo strazio di Antigone, il bacio di Ettore”, risente e rivede “ la luce di Edipo, la luce di Edipo, la piana di Ibico, l’alcione di Alcmane, tutto pur di restare in cielo” . Il libro, bello, poetico, profondo, racconta l’intenso rapporto tra un padre, Stefano Quondam Valerio e il  figlio Marco, malato di “progeria” , che è una “sindrome rarissima”, è “una sindrome di invecchiamento precoce, rapido, progressivo (sette anni di invecchiamento ogni anno di vita). Il padre, docente (come Roberto Vecchioni) di letteratura greca classica ed è innamorato dei tragici Eschilo, Euripide e Sofocle come dei grandi poeti  dell’antica Grecia , da Saffo a Omero, Anacreonte . Sta sempre vicino, accanto al figlio malato e cerca di confortarlo con la letteratura, con la poesia e la cultura. Sta vicino al figlio malato e vuole trasmettergli quanto  ha di più suo, la cultura, la bellezza, la poesia greca. Alla fine, il figlio, a soli 17 anni (corrispondenti ad oltre cento anni per invecchiamento) , si spegne. Ma dopo avere capito che, mutuando Saffo, “chi è bello, è bell
o solo da vedere; chi è bello dentro, è bello ovunque e sempre”. Si spegne ,dopo avere detto “io voglio cose, non letteratura”, ma dopo avere confessato “non ho più paura, adesso non ho più paura di vivere” . Dopo avere capito che la “stella più importante è quella dell’Umanesimo, che ci portiamo dentro, ricco di affetti, di amore, di consapevolezza, della grandezza umana”. Perché il professore ha conosciuto il dolore e l’ha preso a colpi di canzoni e parole. Ha conosciuto il dolore e ha avuto pietà di lui” . Questo bellissimo libro, infatti, è stato raccontato attraverso il canto, la lettura e il parlato: accompagnato da due sensibili e bravissimi musicisti come Massimo Gelmini (chitarra) e Roberto Gualdi (batteria), Roberto Vecchioni ha arricchito il parlato, il suo racconto, con la lettura di brani del libro “Il mercante di luce” e, soprattutto, con le sue canzoni più belle, più poetiche e che meglio possono sublimare i valori e i sentimenti cantati nel libro. Così Roberto Vecchioni ha cantato “L’ultimo spettacolo”, “El bandolero stanco. Io non appartengo più”; “La mia ragazza. Le mie ragazze”; “Le lettere d’amore dentro gli occhi” ; “I colori del buio. Sui ricordi”;  “Due madri. Vincent”;  “Viola d’inverno. Piccolo amore”; “Ho conosciuto il dolore”; “Sogna, ragazza sogna”; “Chiamami ancora amore” .

Alla fine, ovazione generale e i circa novecento presenti (l’auditorium che contiene 815 posti era gremitissimo)  si sono stretti attorno a Roberto Vecchioni per ringraziarlo e attestargli  tutta la loro gratitudine, la loro ammirazione e il loro affetto.  Prima di accomiatarsi dal suo pubblico per poi dare inizio al rituale delle firme su copie del libro “Il mercante di luce” (Einaudi Editore), il grande protagonista nel mondo della musica,  con continui successi tra la musica, la televisione e la letteratura –come poeta e scrittore raffinato- , ha ringraziato e salutato il suo pubblico con l’ invito-augurio-auspicio “voglio che andiate a casa pensando che non importa che la vita abbia un senso. Ad averlo dobbiamo essere noi” .

 

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