Poltrona stregata o … devianza cerebrale?

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Bentornato Ugolino! Questa settimana ci parla di due poltrone,... ma che due scranni!!

Prenderò in esame solo gli ultimi due personaggi, in apparenza del tutto diversi, ma, in realtà, con alcuni fattori determinanti in comune:

  • entrambi i soggetti hanno la qualifica di essere persone acculturate;
  • entrambi i soggetti sono superstiti della politica “vecchio stampo”, ambedue cresciuti e formati ai bei tempi precedenti a “mani pulite”; com’è noto a tutti la genìa cui appartengono, per via dell’avvento dei beceri nani, è in via di estinzione;
  • entrambi, l’uno prima, l’altro ora, hanno parcheggiato i loro sacri lombi, sull’augusta poltrona che troneggia a Monte Citorio.
  • Dunque entrambi i personaggi sono di alto rango e di tutto rispetto.

Il primo caso :

Nella cattedrale di Otranto si conservano le ossa degli ottocento Martiri idruntini a cui i Saraceni di Maometto II, novant’anni prima di Lepanto, tagliarono la testa, mentre i loro figli e le loro mogli finirono in schiavitù. [1]

Il 15 marzo 1570, alla vigilia di Lepanto, l’Impero ottomano, deciso a conqui­stare tutto il Mediterraneo ed annientare così la Cristianità, dichiarò guerra anche alla Serenissima inva­dendo Cipro, allora territorio di Venezia: «Nicosia», scrive Alberto Leoni, «si trasformò in mattatoio dove furono trucidate con crudele fantasia ventimila persone. I superstiti, duemila donne e ragazzi, vennero destinati all’ha­rem. E l’altra città dell’isola, Famagosta, subì lo stesso sterminio ed il suo comandante, il grande Marc’Antonio Bragadin, fu torturato orren­damente. Gli tagliarono orecchie e naso e infine fu scorticato vivo: «Non emise un lamento, mormorando il “Miserere” fino a che il cuore cedette quando il coltello del boia era arriva­to all’ombelico».

Così sta scritto nel libro della Storia.

Senza la battaglia di Lepanto [2] e senza quella vittoria dei Cristiani non ci sarebbe oggi alcuna democrazia in Italia e neppure in Europa.

La cronaca recente narra della folgorante intuizione, avvenuta dopo un anno dall’elezione, di Fausto Bertinotti: costui, snaturando la verità storica, decretò che la vittoria di Lepanto dovesse essere cancellata e impartì l’ordine di togliere dalla Sala Gialla del Palazzo di Monte Citorio il dipinto del Veronese che rappresenta quella vittoria. Senza quella vittoria cristiana, lo ripeto, non sarebbe esistita né la Camera dei Deputati né la poltrona di Presidente di quella Ca­mera, ma ciò fu ed è ininfluente per il grande uomo politico.

Trascurando la protervia dell’atto compiuto dal temporaneo inquilino della poltrona non si può ignorare quanto sorprendente sia l’effetto che la poltrona stessa ha esercitato sul suo occupante.

Il secondo caso :

“Voglio citare – l’unica citazione – una frase di Mario Mauro, al quale auguro di poter davvero diventare il presidente del Parlamento europeo, che ha detto testualmente: «La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo, in quanto chiarisce fin da subito ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, e lo fa perché non si possa prendere Dio come pretesto per uno scopo di potere. La laicità è garanzia anti-ideologica». Ecco, questa è la laicità positiva: laicità come garanzia anti-ideologica. E allora – in cauda venenum – siamo proprio sicuri, amici del Popolo delle Libertà, che il testamento biologico approvato al Senato sia per davvero laicità? Perché quando si impone per legge un precetto, si è più vicini ad una concezione da Stato etico che da Stato laico”.

Il concetto espresso da Gianfranco Fini, sul finire del discorso pronunciato al primo congresso del PdL, appare essere di una smisurata profondità politica e di alta filosofia, non roba da “nani e veline”.

Esaminiamo dapprima la citazione di Mario Mauro: “La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo, in quanto chiarisce fin da subito ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, e lo fa perché non si possa prendere Dio come pretesto per uno scopo di potere. La laicità è garanzia anti-ideologica”. Sorvoliamo sul termine “laicità” su cui avremo modo di tornare in seguito, e soffermiamoci su ciò che il signor Mauro intende dire: il Cristianesimo sarebbe “maturo” (forse voleva dire “adulto”) quando chiarisce fin da subito e discrimina per bene ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. Ossia: affidiamo a Cesare (ovvero allo Stato, ai suoi apparati e alla divina Maggioranza) il compito di san
cire ciò che è Bene e ciò che è Male, mentre a Dio riserviamo il compito di battere moneta, di costruire strade, scuole, ponti, etc. insomma di amministrare la res publica. Anche perché altrimenti, a detta del Mauro, il buon Dio ed i suoi credenti, quelli immaturi s’intende, potrebbero usare gli strumenti etici per imporre regole ideologicamente malsane e, soprattutto, potrebbero farne un uso improprio utilizzandole come pretesto per scopi di potere. Occorre riconoscere con onesta obiettività che, proprio grazie allo spirito del principio citato, oggi ci troviamo in questa sorta di paradiso terrestre; un pensiero davvero originale e moderno il suo, certamente degno di un candidato all’altissima poltrona di Presidente del Parlamento europeo.

In considerazione della rilevanza annessa alla citazione appare superfluo, se non del tutto inutile, invitare Gianfranco Fini, assiso da un anno sull’augusta poltrona di Presidente della Camera, ad approfondire il significato etimologico del termine “laico” [3] , a considerare l’uso che ne è stato fatto nei millenni, e, soprattutto, a cogliere la profonda differenza di significato che esiste fra i concetti di “laicità– ecclesìa” (complementari) e, pariteticamente, i concetti di “laicismo – chieresìa [4] ” (contrapposti).

Il nostro illuminato personaggio raggiunge l’acme della filosofia politica nella lapidaria conclusione del suo discorso: “Perché quando si impone per legge un precetto, si è più vicini ad una concezione da Stato etico che da Stato laico”.

E pensare che io ero fermamente convinto che ogni norma, ogni Legge dello Stato fosse costituita da un precetto e dalla relativa sanzione. E confesso anche di avere sempre creduto che tutto l’ordinamento giuridico fosse connesso ad un orizzonte di norme morali. Mi accorgo però di essermi sempre gravemente sbagliato.

Ma allora, se non è così, per quale motivo sono vietati e puniti ad esempio il furto, l’omicidio, la poligamia, l’incesto, la pedofilia, etc.? Si tratta di etica pubblica, di comune sentire, di tradizione culturale, oppure di “Stato etico”? Illustre Presidente, non sta facendo un po’ di confusione fra ciò che Ella definisce “lo Stato etico” ed i principi radicati nel comune sentire, quelli che vengono  definiti appunto “radici etiche cristiane”?

Quando non si vuole accettare il contenuto del testamento biologico approvato dal Senato appellandosi alla “laicità” (meglio sarebbe stato dire al “laicismo”, non crede?), non si intende de facto sostituire i principi etici contenuti in quella Legge, che evidentemente sono sgraditi, con altri principi etici maggiormente graditi? In questa seconda evenienza Lei non invocherebbe più la “laicità dello Stato”, bensì …? Bensì che cosa? Si deve supporre che, nel caso si votassero principi etici diversi, lo Stato per magia diverrebbe de jure laico? Desidero ardentemente essere illuminato su questo punto o da Lei stesso o da qualche preclaro politico di vecchio stampo, anche perché ho altre convinzioni probabilmente errate. Ne esprimo qualcuna.

Ho la convinzione del tutto personale che alcuni principi etici fondamentali [5] non possano e non debbano essere negoziati o, peggio, affidati al voto di una divina Maggioranza.

Ho anche la retriva persuasione che, quand’anche la divina Maggioranza (dei cittadini o dei loro rappresentanti, poco importa) decidesse di rendere “legale” un atto criminale (come un omicidio o un furto), sul piano etico non cambierebbe nulla e quell’atto rimarrebbe criminale e immorale.

Infine ammetto di avere la perversa certezza che il popolo possa essere facilmente orientato e condizionato mediante gli strumenti che ben conosciamo (TV, stampa, spettacoli, etc.), quindi finisca con l’esprimere un voto che può essere o influenzato dal solito ciarlatano parolaio, talora suadente, talaltra latrante, o viziato da dati totalmente falsi e da fatti artatamente deformati, o, più spesso, da tutte codeste componenti: ci ricordiamo tutti delle miserabili fandonie raccontate ai tempi della campagna pro aborto circa il numero di donne che sarebbero morte annualmente per gli aborti clandestini[6], così come non abbiamo dimenticato e non possiamo dimenticare le becere urla delle alouattinae[7] abortiste echeggiate durante quell’altra abietta campagna seguita all’incidente dell’Icmesa a Seveso[8]. E ci ricordiamo anche dell’ignavia e della ripugnante codardia di coloro che avrebbero potuto e dovuto denunciare quelle ignobili infamie.

Vale la pena anche di rammentare che la legge 194 porta la firma, unico caso al mondo, di soli uomini politici DC: Leone Giovanni, Andreotti Giulio, Anselmi Tina, Bonifacio Francesco, Morlino Tommaso, Pandolfi Filippo Maria [9] . Gemme preziose della politica alta, maestri di equilibrismo, di rimpasti, di adesione al potere e, soprattutto, di “coerenza” cristiana. A costoro, che coerentemente preferirono firmare quel documento piuttosto che perdere la poltrona, dobbiamo tributare onore, ammirazione e gloria sempiterna.

Tuttavia, purtroppo, come ben sappiamo, questo insano concetto (ovvero l’affidare questioni etiche alla divina Maggioranza) è ormai acquisito e alcune Leggi, grazie al voto di una divina Maggioranza, hanno reso “legali” veri e propri abominevoli delitti [10] . Non è stato forse così con la già citata Legge 194 sull’aborto et similia? Non si è forse sostituito il principio etico sostenuto da una parte con un principio etico diverso (definito da alcuni “più giusto”), sostenuto dalla parte contrapposta?

Ora chiedo, perché quando la divina Maggioranza una volta tanto vota in sintonia con i principi etici radicati nel comune sentire e in sintonia con i precetti cristiani, i fautori di quello che persisto nel considerare un insano concetto (e l’illustre Presidente Fini è fra questi) rinnegano il loro credo e, dimentichi dei sacri principi della democrazia e della divina Maggioranza, si appellano alla salvaguardia delle “laicità dello Stato”?

Non sono avvezzo all’alta filosofia politica, alle bizantine sottigliezze dei cultori dello scranno, ai voli nell’iperuranio [11] degli uomini politici di alto profilo e alle loro anamnesi, e per questo, forse, il mio chiedere chiarezza appare ingenuo.

 

Ora un dubbio mi assale: quella poltrona presidenziale ha in sé il potere misterioso di confondere, disorientare le eccelse menti di coloro che vi si siedono?

Se così fosse, poiché per almeno due volte questi sono stati gli effetti promanati dalla poltrona in meno di un anno, occorre chiedersi: che accadrà col passare del tempo?


[1] Nel 1480 Otranto fu espugnata dai Turchi, che fecero strage della popolazione durante la Battaglia di Otranto, uccidendo ottocento persone: si tratta dei famosi beati Martiri idruntini. I Turchi distrussero anche il Monastero di San Nicola di Casole (poco a sud di Otranto). In tale monastero, i monaci basiliani avevano costituito la più vasta biblioteca dell’allora Occidente oltre ad aver istituito la prima forma di college nella storia, in esso si ospitavano ragazzi provenienti da tutta Europa che si recavano a Otranto per studiare. http://it.wikipedia.org/wiki/Otranto

[3] G. Biffi – Memorie e digressioni di un italiano cardinale – Ed. Cantagalli – Pagg. 239 e seg.: “laico” è colui che, appartenendo per il battesimo al popolo di Dio, non ha altra specificazione o qualifica proveniente dalla linea gerarchica o da uno stato pubblico di consacrazione religiosa.

Con questa accezione si è sempre mantenuto in uso entro la Chiesa e compare anche nel nuovo Codice di diritto canonico (1983: can. 1207,1). Nella seconda metà del XIX secolo avviene una specie di “scippo”, che si può già trovare in Giosue Carducci dal 1863. In virtù di questa specie di “scippo”, “laico” viene a indicare l’at­teggiamento ideologico di chi proclama la propria indipendenza di pensiero e di azione da qualsivoglia rapporto con la Chiesa, con la sua autorità, con il suo insegnamento, con le sue direttive. Si veda alla voce “laico”: M. Cortellazzo – P. Zolli, Dizionario etimo­logico della lingua italiana, Ed. Zanichelli, Bologna.

[4] 1863 G. Carducci – Si veda alla voce “chieresìa” e “chiericìa”: Chiericato, l’insieme dei chierici e dei sacerdoti; clero. – S. Battaglia, Grande Dizionario delle Lingua Italiana, Ed. UTET, Torino

[5] Semplificando: quelli contenuti nel Decalago.

[6] Nel 1971 il Psi presentò al Senato una proposta per l’introduzione dell’aborto legale, libero e gratuito, affermando che vi erano in Italia tra i 2 e i 3 milioni di aborti annui, e che circa 20.000 donne all’anno morivano a causa di questi interventi. Nel successivo progetto di legge, sempre socialista, presentato alla Camera il 15/10/1971, il numero degli aborti annui rimaneva stabile, mentre quello delle donne morte per pratiche abortive clandestine saliva, chissà come, a 25.000. Tali cifre vennero riprese come attendibili da tantissimi giornali (“Il Giorno” del 7/9/1972: da 3 a 4 milioni l’anno; “Corriere della sera” del 10/9/1976: da 1,5 a 3 milioni di aborti clandestini l’anno; …). Anche sotto la pressione di questi presunti dati nacque la 194, che legalizzò l’aborto. Se le cifre suddette fossero state vere, una volta divenuto lecito e gratuito, l’aborto si sarebbe dovuto diffondere ancor più. Invece nel 1979 quelli legali furono ufficialmente, né 1, né 4 milioni, ma 187.752! Quanto poi alle donne morte per pratiche clandestine basterebbe consultare, per esempio, il Compendio Statistico Italiano del 1974: vi si legge che in Italia, nell’intero anno, sono morte 9.914 donne di età tra il 14 e i 44 anni, e cioè in età feconda, ovviamente per le cause più svariate. Si stima che i decessi causati dalle pratiche delle cosiddette “mammane”, o “fattucchiere” come le definisce l’inqualificabile pronuncia della Consulta del 1975, fossero 25 e non 25.000.

In un Paese non asservito alla sinistra, empia, abominevole ideologia dell’abortismo, qual è l’Italia, sarebbe sufficiente questa infamia per fare carta da macero (si apprezzi l’eufemismo) di codesta legge.

[7] Scimmie urlatrici.

[8] Chi non conoscesse quest’altra abietta storia può leggerla qui: http://www.dabicesidice.it/agora/index.asp?ID=713

[9] G. U. 22 maggio 1978.

[10] Sic dicitur, così viene definito l’aborto procurato e volontario negli atti del Concilio Ecumenico Vaticano II, tanto spesso citato a vanvera e ancor più spesso manipolato.

[11] Platone: Menone – La reminiscenza delle idee che l’anima aveva contemplato nell’iperuranio diviene anamnesi, atto conoscitivo.

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