Politica: quale credibilità ?

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I due macigni che impediscono agli Italiani di credere che la politica possa volare                 di Alberto Venturi

Affermare che la politica non abbia alcuna credibilità è come sparare sulla Croce Rossa e gli eventi dell’ultima settimana riconfermano il giudizio, anche se sceglierei come emblematico, fra i tanti, il riavvicinamento di Pieferdinando Casini al Nuovo Centro Destra e a Forza Italia. Cambia la legge elettorale? Cambia di conseguenza il sistema di alleanze e ognuno si assesta per trarne il massimo vantaggio; di visioni e di programmi neanche a parlarne. Due macigni impediscono alla politica di risultare credibile e di riprendere il volo; sono i due macigni che annichiliscono la rivoluzione istituzionale attesa da troppo tempo e che sta trascinando l’Italia sempre più ai margini negli equilibri internazionali. Il primo macigno è la perdita di valori delle persone, che diventa perdita di un’etica sociale riconosciuta e condivisa, in grado di fissare i ‘paletti’ di ciò che è lecito e di ciò che non lo è per i rappresentanti nelle istituzioni. Il sistema di diritti-doveri è stato sostituito da una sistema di poteri-forze senza limiti di manovra. Il secondo macigno, ancora più pesante ma conseguenza del precedente, è l’ incapacità dei governanti di impostare azioni a lungo termine in grado di modificare strutturalmente l’Italia per riportarla al passo con i tempi. Dal governo di Amato del 1992 e da quello di Carlo Azeglio Ciampi del 1993 in poi, siamo costantemente in emergenza. Come primi ministri, Silvio Berlusconi (1994/95 e 2001/05 e 2005/06 e 2008/11), Lamberto Dini (1995/96), Romano Prodi (1996/98 e 2006/08), Massimo D’ Alema (1998/99 e 1999/2000), Giuliano Amato (2000/01), Mario Monti (2011/2013) e infine Enrico Letta, hanno soltanto tamponato falle e tirato da una parta all’ altra una coperta sempre più stretta senza avviare alcun problema a soluzione. Si è formata negli anni una casta privilegiata che non ha interesse a modificare l’attuale assetto, blindato nella suddivisione dei poteri e delle prebende, ma estremamente liquido ed etereo in quello delle responsabilità. Nessuno può avere una soluzione immediata per i problemi italiani; sarà inevitabilmente un percorso lungo, rivoluzionario, in grado di modificare profondamente gli assetti e gli equilibri economici, sociali, istituzionali. Ma nessuno si presenta agli elettori dicendo: io faccio questo, perché voglio arrivare lì, passando per, con questi tempi. Per cui il cittadino, da vent’anni, con la cena ingoia il rospo del telegiornale sulla necessità di sacrifici, di riduzione dei servizi, del calo del potere d’acquisto. Come può risultare credibile una classe politica che da vent’anni chiede le stesse cose difficili ed amare, proponendo le stesse facce? Senza mai avere fatto un passo avanti? Neanche una religione potrebbe permettersi di chiedere tanto ai suoi fedeli senza dare nulla in cambio; figuriamoci la politica che è scienza terrena ed ha chiarissimi indicatori di verifica.

 

Politica: quale credibilità in un clima di comune barbarie?

di Gianni Galeotti

Scontato, al limite del retorico, ribadire come gli insulti, soprattutto quando personali ed a sfondo sessista, ed il clima di scontro verbale e fisico che la scorsa settimana, hanno sostituito nuovamente quello del confronto all’interno del Parlamento, siano da condannare. Sarebbe però troppo facile, quanto riduttivo e poco utile all’interesse generale, additare tutta la responsabilità di tale imbarbarimento al Movimento 5 stelle, tantopiù se fatto in chiave elettoralistica. Credo che il grillismo, così come tutte le estreme varianti populiste del suo fare (o non fare) politica, rappresenti più l’effetto che la causa del processo di imbarbarimento istituzionale e politico che continua, a mio parere, da almeno 10 anni, a prescindere, appunto, dal Movimento di Grillo. Un processo figlio anche di un Parlamento che da destra a sinistra, è stato ripetutamente riempito da nominati dai capi partito o da capi corrente (e non di eletti direttamente dai cittadini). Un Parlamento che, anche per questo, oltre che per il suo immobilismo, ha allontanato la politica dalla gente, ed ha abbassato desolatamente il livello di preparazione, di credibilità, di autorevolezza e di capacità politica dei suoi rappresentanti. Questo, ha favorito, dandogli ragione di esistere, soprattutto mediaticamente, i rigurgiti populisti e di chi ha saputo incarnarli, al punto tale da renderli anche funzionali e strumentali alla propria azione politica. L’essere oggetto di offese e di attacchi diventa così, come dimostra l’esperienza del Ministro Kyenge , un modo per esistere politicamente, e soprattutto uno strumento utile a coprire la propria inadeguatezza al ruolo.Pur con i dovuti distinguo la Presidente della Camera, terza carica dello Stato già nota per avere accusato di eversione Grillo, è entrata, secondo me a fare parte, a pieno titolo, di questo gioco al massacro verbale, che non  rende onore né all’istituzione né al ruolo che rappresenta. Non a caso, anziché dimostrare sdegno e rispetto alle parole certamente infamanti ed ingiustificabili a lei rivolte in Parlamento, ha preferito concentrare il suo sdegno, nell’ovattato salotto televisivo di Fabio Fazio, per rispondere non personalmente ma come Presidente della Camera, non ai Deputati, bensì agli ignoti commentatori del blog di Grillo, abbassandosi al loro livello, ed alzando il piano dello scontro, bollandoli come potenziali stupratori. Sono anche forme e contenuti come questi, impensabili fino a qualche anno fa per un Presidente della Camera, che offendono le istituzioni e contribuiscono all’imbarbarimento oltreché abbassamento  di livello del dibattito politico ed istituzionale. E ovvio che in uno scenario come questo, dove i principali rappresentanti delle istituzioni non danno garanzia né di adeguatezza al proprio ruolo, e nel quale si muove anche un governo che non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte sui temi del lavoro, dell’impresa e dell’economia, è ben difficile non solo valutare il livello di credibilità ma anche solo di parlarne. 

Fino a che la politica non tornerà a dare valore alla politica, nel significato più alto del tuo termine, il populismo continuerà ad avanzare, come uno Tzunami, al di la che questo porti con se o meno il vessillo dell’ex comico.

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