Poco meno di cinquemila aggressioni a medici e infermieri in tre anni

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Sono stati 4821 i medici e gli infermieri aggrediti fra il 2019 e il 2021. Questo secondo i dati
ufficiali dell’inali, ma dai casi di cronaca che si sono susseguiti non pare che negli ultimi anni
la situazione sia migliorata. La media è di 1600 aggressioni all’anno, quasi sempre negli ospedali
o nelle strutture sanitarie, per il 71% ai danni di donne.

Si tratta di violenze accompagnate da minacce ai sanitari e a volte anche da devastazioni dei locali dove avvengono con danni alle strutture ed alle strumentazioni che vengono colpite dalla furia degli autori, che sono per lo più pazienti o parenti/ amici di pazienti che ritengono di non essere stati trattati bene, di aver atteso troppo per ottenere la prestazione richiesta o il soccorso, che sono convinti di non essere stai curati adeguatamente e che siano stati fatti degli errori nei loro confronti. La categoria più colpita è quella degli infermieri, ma, al di fuori degli ospedali, anche dagli educatori professionali che lavorano nelle strutture che si occupano di minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani.

I Pronto Soccorso sono una dei luoghi più a rischio, sia per la tipologia di attività che svolgono, poiché accolgono pazienti in fase critica e chi li accompagna è spesso stressato, sia perché vi vengono spesso ricoverate persone in stato di alterazione psichica.

I dati forniti dall’Inail devono indurre ad una seria riflessione su  una  presenza più marcata e visibile h 24 della Polizia nei Pronto Soccorso italiani.

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