«Più sbirri morti»

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Non è da tutti lasciare una traccia nella Storia…  ad esempio del cittadino straniero, irregolare sul territorio, con all’ attivo ben tredici sentenze di condanna, rimarrà la bella scritta del titolo, insieme ad altre dello stesso tenore, con le quali  ha adornato il  sottopasso di via Grosseto a Torino, lo  scorso 28 febbraio.

Le cronache non sono certo avare, soprattutto in questo periodo, di scontri fra manifestanti e Polizia di Stato. Sicuramente i più alti ideali libertari muovono   coloro i quali si ribellano. Esprimere liberamente il proprio pensiero, manifestare pubblicamente il dissenso verso qualsiasi cosa, costituiscono patrimonio irrinunciabile in democrazia; la vita non può essere vissuta nell’irrespirabile aria della mancanza di libertà, il bene più prezioso.

Che poi la sacra libertà individuale finisca quando inizia l’altrettanto sacra libertà del prossimo e che si debbano rispettare le indicazioni delle autorità in qualsiasi manifestazione, sembrano essere concetti un tantino più ostici e non è  sufficiente  ribadire  queste verità se  mancano la volontà di  comprendere o scarseggia proprio  il comprendonio.

Tema del momento sono  le più  recenti  manifestazioni sfociate in violenze,  con scontri fra studenti  e rappresentanti della Polizia di Stato a Pisa.
Le indagini  sono in corso e appureranno  le responsabilità  dei singoli e gli eventuali  abusi, da qualsiasi parte si possano essere verificati anche se, notoriamente,  è quasi automatico che essi vengano attribuirli ai poliziotti.  A prescindere.

Non fa bene a nessuno, tuttavia, e poi  chiudo l’argomento, dipingere gli uomini  in uniforme alla stregua di sadici e violenti… contrapposti a bimbetti pacifici, disarmati e ingenui;  la parola minorenni evoca  ragazzini  inermi massacrati per puro  sadismo da chi abusa del proprio potere,  senza motivo per giunta,  e l’immagine  della Polizia non  ne guadagna certo in correttezza e in prestigio.  Le indagini che tutti si augurano siano al più presto concluse, porteranno  alla luce la verità e si faranno, allora, le giuste valutazioni, non esclusivamente in base alle simpatie per l’una o per l’altra parte, malvezzo, ahimè, molto  diffuso.

Tornando all’argomento, meritano rispetto e ammirazione quei  cittadini,  di qualsiasi età e condizione, che hanno il coraggio  di manifestare a favore di qualcosa che reputano giusto  oppure  contro  qualcosa che ritengono ingiusto.  Anche se, talvolta, riesce  difficile  comprendere, per quanto  ci si sforzi, le loro  motivazioni.

E’ il caso, in particolare, dell’assalto a una volante della Polizia davanti alla Questura di Torino,  da parte di un gruppo  agguerrito  di  anarchici, con l’intento  di impedire l’arresto e il trasferimento di un trentunenne di nazionalità marocchina, di  cui già si è  detto.

 In questo caso, oltre ad avere avuto pesantemente la peggio i poliziotti,  “pestati” da parte di alcune donzelle del centro Anarchico, poi individuate e arrestate… colpisce il fatto che il personaggio  di cui  si  voleva impedire l’arresto è un  emerito briccone,  diciamo, per non abusare di termini pesanti, con ben tredici  condanne sulle spalle, di cui nove passate in giudicato per vari reati;  fra questi, anche violenza  sessuale di gruppo.  E’ stato  sorpreso e arrestato dagli agenti mentre era intento ad imbrattare il muro  del sottopasso di via Grosseto con le scritte «Fuoco alle galere», «Acab», «Più sbirri morti». Ovviamente, gli agenti non l’hanno arrestato in quanto imbrattatore di muri… ma perché egli è illegalmente presente sul territorio nazionale, sprovvisto  di documenti di soggiorno  nonché inottemperante al decreto di espulsione notificato in precedenza. La volante a bordo della quale si trovava il marocchino è stata circondata da una ventina di attivisti del centro sociale Askatasuna, che ha fra i suoi militanti anche l’arrestato; i  suoi  compagni, per impedire che venisse trasferito,  per l’espulsione,  al Cpr di Milano, (dato che momentaneamente quello di Torino è chiuso) hanno pensato bene di  assaltare il mezzo e di aggredire  i poliziotti spedendone alcuni all’ospedale per  ferite e contusioni.

Come dicevo, per quanto ci si sforzi, talvolta è proprio impossibile capire le “alte” motivazioni che spingono a manifestare e ad assaltare, in questo  caso.  E che  una folla, fra cui molte donne, si avventi  contro i poliziotti e si adoperi strenuamente allo scopo  di liberare uno stupratore… davvero è al di là di ogni  comprensione.

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Una risposta

  1. Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudir le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti.
    Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo.
    Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si faccian beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrar troppo severi i vecchi li accontentino.
    In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno.
    E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la TIRANNIA .
    (Platone)

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