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La nuova letteratura noir sta avendo enorme successo dopo decenni durante i quali è stata snobbata e considerata serie B. Roberto Armenia, da par suo, ci propone la sua disanima intervistando anche Niccolò Ammaniti, Marcello Fois e Valerio Massimo Manfredi

Abbiamo intervistato tre protagonisti di questo genere che sta avendo enorme successo, Niccolò Ammaniti, Marcello Fois e Valerio Massimo Manfredi, che saranno tra i protagonisti del prossimo “Festival della Letteratura noir”, che (nei giorni di venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 agosto 2007) il Comune di Finale Emilia dedica  a questo genere letterario di successo, specialmente tra i giovani.

 

Cominciamo con Valerio Massimo Manfredi che, proprio in questi giorni, è presentato, da tutti  i mass media italiani, come “l’archeologo e scrittore più conosciuto d’Italia”, che, con le sue opere regala “l’emozione delle avventure epiche e la forza della grande storia”, dove si coniugano “avventure e passione. Grandi imprese, coraggio e onore. Intrighi e grandi battaglie, in un’epopea affascinante”.  Questi ha sottolineato il fatto che

  “dopo un lungo periodo durante il quale la letteratura noir è stata sottovalutata, sta riprendendo quota e dignità anche letteraria, in quanto delinea un ritratto di costume, di una società e dei suoi malesseri. Come la vera, grande letteratura, anche quella noir ci può regalare emozioni, ci può coinvolgere sul piano emotivo. Come ci emozionano le pagine di vera letteratura che raccontano le avventure epiche”.

 

Marcello Fois , ci ha detto :”la letteratura noir è stata snobbata dalla critica letteraria perché questi generi letterari hanno sempre agito da supporto ad un immaginario sociale e quindi sono sempre  stati ritenuti non accrescitivi di informazione culturale, letteraria, in quanto tale. Vengono visti come una sorta di medicina sociale che, attraverso il racconto, l’orrore , il noir o il giallo, servono ad addomesticare socialmente”

 

Il critico letterario e saggista Renato Barilli, a proposito di Niccolò Ammaniti, che si è sempre interessato di letteratura, di cinema, di fumetti, di comunicazione radiotelevisiva, ammette “nulla divide ab origine il cinema, la televisione dalla narrativa (Aristotele redivivo non avrebbe esitato a includere nella Sua “Poetica”, accanto all’epica, antenata del romanzo e alla tragedia, forma dominante del teatro, pure la nuova musa, il cinema, appunto). Narrativa e cinema sono come dei gemelli che succhiano il latte alle medesime poppe di una robusta e immane creatura, la Signora Realtà”.

Quella Realtà che tanto interessa Niccolò Ammaniti uomo e scrittore.

A proposito del suo ultimo libro, lo stesso Premio Viareggio e Premio Strega, ci dice :”non racconto una bella Italia con il mio libro. Parlo di un paese disgregato, sgrammaticato nel modo stesso di essere, sempre più popolato di persone senza passato e senza futuro… Per due anni me lo sono costruito nella testa (il libro “Come Dio comanda”), poi ho cominciato a scriverlo”

 A proposito del Suo modo di scrivere , Ammaniti , dice

:”Si imparano molte cose dai lettori, che si leggono in Rete. Per esempio, di “Come Dio comanda” a molti non è piaciuto il finale aperto che suggerisce ma non chiude la storia o la descrizione di alcuni personaggi”.

 Quindi, Niccolò Ammaniti riconosce di avere un rapporto privilegiato con i Suoi lettori online, di tenere conto dei loro pareri, delle critiche costruttive. Per quanto riguarda lo stile di scrittura, la letteratura noir, precisamente , ci dice:” L’impressione è che finchè l’aspetto grottesco era predominante, come in “Fango” il mio stile, in cui si poteva riconoscere il coacervo dei miei interessi paralleli, il fumetto, il cinema, l’horror, andava bene. Anche in “Io non ho paura”, l’aspetto un po’ fiabesco funzionava, forse perché applicato agli anni ’70. Invece è come se, per raccontare l’Italia di oggi, l’unico registro possibile fosse il realismo assoluto. In “Come Dio comanda” c’è un aspetto quasi favolistico, più che grottesco.. Io sono cresciuto con certi linguaggi, fanno parte di me e anche quando racconto la realtà, non posso farne a meno. Il montaggio cinematografico del racconto, con piani sfalsati che si incrociano, permette di allargare la visione, di spostare il punto di vista tra la preda e il predatore. Anche questo fa parte del mio stile. Per molti rende il racconto più vivo, più immediato” Anche per questo si può, si deve parlare di realismo, di letteratura noir dove essa agisce da supporto ad un immaginario sociale . Per concludere, riportiamo ancora quanto ci ha detto Ammaniti a proposito della realtà cupa, desolata che descrive in “Come Dio comanda”:

“ Parlo di una società ai margini, in costante difficoltà, di una fetta di popolazione che non si sente tutelata da nessuno, a cui anche lo Stato più che una difesa pare una minaccia, che si percepisce all’ultimo gradino della scala sociale, dietro anche agli immigrati che la sinistra tutela di più. E’ un terreno reso fertile dall’ignoranza, dalla paura, che alimenta il razzismo, la xenofobia”

 Infine, sempre Ammaniti dice :”il noir, l’horror è se
mpre tra i generi prediletti, anche se ultimamente mi appassionano molto i libri di avventure, di viaggi. Mi piacciono le scalate, le sfide con le forze della natura, dove bisogna superare degli ostacoli”

                                                                                                           

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