Pillole senza controindicazioni

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Ogni tanto mi piace prescrivere delle pillole, forse per la mia antica abitudine di medico. Sono pillole politiche che non hanno controindicazioni e si possono assumere quando si vuole, prima o dopo i pasti non ha importanza. Ne avevo già prescritte altre tempo fa, ma poi le incombenze quotidiane mi hanno distratto da questo compito. Ma siccome si tratta di una terapia che va sempre bene, eccone pronta un’altra…

 


 Fare politica è una delle azioni dell’uomo più apprezzabili perché è un atto di altruismo, di servizio alla comunità allo scopo di migliorarla. Per fare politica bene – cioè in modo efficace ed utile- è necessario che l’azione sia supportata da una solida visione del mondo basata sui valori della nostra civiltà e dalla capacità di leggere la realtà per quello che è. Perciò spero di fare cosa utile riportandovi dei frammenti tradotti dal francese dal prof. Marco Tarchi e pubblicati sulla rivista “Diorama letterario” di un’ intervista fatta ad Alain de Benoist, uno dei massimi, se non il massimo, filosofo della cultura europea. De Benoist, pur essendo il fondatore della “Nouvelle Droit” e l’autore di “Visto da destra” da alcuni decenni ritiene superata questa categoria alla luce della globalizzazione e dei mutati equilibri. Molto attento al fenomeno del Populismo che giustamente definisce come un atteggiamento, uno stile e non un’idea politica, si augura che i partiti populisti evolvano in qualcosa che possa essere utile alla nostra società. Per arrivare a ciò sono necessarie alcune operazioni. Operazioni che possono essere fatte proprie da ciascuno che fa politica.

• Nel linguaggio corrente la parola Europa è diventata sinonimo di Unione Europea. E’ un errore. “L’Europa è al contempo una storia, uno spazio e una civiltà, che sono indissociabili l’uno dall’altro ( non esiste un’Europa-mondo: l’Europa non è l’Occidente). Tutti i paesi europei appartengono quella civiltà europea che oggi è globalmente minacciata. (…) ….il ripiegamento nazionale non può essere che una strategia provvisoria. Le nazioni ormai detengono solo briciole di sovranità, le frontiere non fermano più granché. Dinanzi alle minacce e alle sfide planetarie è più che mai importante ragionare in termini di “grandi spazi”, vale a dire anche in termini di civiltà.

• Attenzione all’ecologia. “I partiti verdi hanno screditato l’ecologia. (…) Il rispetto degli ecosistemi non è un lusso da radical chic e le sregolatezze climatiche , ci dispiace per i “climatoscettici”, non sono frutto della propaganda mondialista. (…) L’ideologia dominante, che cerca di far scomparire tutto ciò che nell’uomo ha a che fare con la natura, se la prende ovviamente con la natura stessa. La logica del profitto ha condotto all’esaurimento delle risorse naturali, alla trasformazione della Terra in mercato-immondezzaio. Una crescita materiale infinita è impossibile in uno spazio finito. Da ciò la necessità di ristabilire un rapporto di co-appartenenza alla natura che è prevalso per secoli fino a che non si è imposta l’idea di un mondo-oggetto che potrebbe essere assoggettato da una parte all’altra al principio di ragione.

• Non cedere alle sirene del liberalismo economico! (…) I popoli semplicemente non esistono nel sistema liberale, che nelle società e nelle comunità vede esclusivamente dei semplici aggregati di individui. L’individuo per i liberali viene al primo posto, la società viene solo al secondo. D’altronde il liberalismo non ha alcuna obiezione da rivolgere al mondialismo, giacché cerca di sottomettere il politico all’economico, il che porta a ricusare qualsiasi forma di sovranità, ed esige la “libera circolazione delle persone, dei beni e dei capitali”. Basando il suo individualismo e il suo economicismo su una concezione dell’uomo in cui costui è considerato come un essere il cui unico desiderio è massimizzare il proprio vantaggio materiale, il liberalismo rompe anche con qualsiasi morale sostanziale. In un mondo in cui il potere ultimo di decisione spetta ai mercati finanziari, in cui la logica del capitale si fonda più che mai sulla soppressione di ogni limite, il liberalismo economico è diventato in tutto e per tutto il nemico principale.

• Tener conto delle leggi della geopolitica. L’Europa è una potenza di Terra, ragion per cui privilegia tutto quello che fa riferimento ai territori, a partire dal politico. Essa non può che opporsi alla potenza del Mare, che ignora le frontiere fisse e, come il commercio, conosce solo flussi e riflussi. Gli interessi europei, per questo motivo, non coincideranno mai con gli interessi americani. La caduta del muro di Berlino ha chiarito le cose: la terra non si divide più tra l’impero dei Soviet e un presunto “mondo libero”. Così come lo spartiacque sinistra/destra, quella frattura è diventata obsoleta. Ornai da un lato c’è il mondo atlantista e dall’altro il mondo continentale europeo. E’ evidente che gli Stati Uniti si chiedono se non potrebbero strumentalizzare i populismi europei facendoli aderire ad un asse Washington- Riad- Tel Aviv, nella speranza di fare da contrappeso all’asse Mosca-Damasco-Teheran. Ovviamente è uno specchietto per le allodole. Il futuro dell’Europa è sul versante del Sol Levante.

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