“Piantavano i fagioli con le pistole”

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Mila Neri, sindaco di Camposanto, mercoledì “festeggerà” con i suoi concittadini il terzo anno del suo mandato elettorale. Proviamo a capire quello che di buono è stato fatto e ciò su cui bisogna ancora lavorare tanto. Senza dimenticare che Camposanto sarà un nodo indispensabile per il raddoppio ferroviario.

Sindaco, tre anni passati alla guida di un paese. Sono tanti o pochi?

 

Entrambe le cose.

Sono stati tre lunghi anni di lavoro intenso dove ci siamo buttati a capofitto per “portare a casa” molti importanti risultati: la tangenziale, il campo sportivo, il centro giovani, lo sviluppo residenziale e produttivo, la nuova mensa scolastica ecc., ma ugualmente il tempo non sembra mai sufficiente per quello che si vorrebbe fare per rispondere al meglio ai bisogni dei cittadini.

L’iniziativa di mercoledì ci è sembrata doverosa: i cittadini ci hanno dato degli obiettivi da raggiungere, devono essere informati sullo stato dei lavori e poter dire la loro.

 

Per tanto tempo, pur facendo politica, non aveva mai scelto di mettersi realmente in gioco. A Finale era la responsabile dell’ufficio tecnico, perché la scelta di fare il sindaco? E adesso, con il senno di poi, è soddisfatto della scelta?

 

Io amo molto il mio “piccolo paesello”  e sentivo l’esigenza di operare in prima persona. Sono molto soddisfatta dell’opportunità che mi è stata offerta perché è un’esperienza unica che stimola e arricchisce: il necessario e frequente contatto con la gente fa vedere le cose da un altro punto di vista e credo che questo “bagaglio”  di conoscenza sia utile per qualsiasi tipo di attività.

 

Un piccolo paese come Camposanto ha i suoi pro e i suoi contro. Si vive bene, qui esiste ancora il senso di comunità, ma è innegabile che le risorse economiche sono sempre meno. Come si combatte una penuria del genere?

 

Ecco, ha messo il dito nella piaga. Come si combatte la costante riduzione delle risorse affiancata all’aumento continuo dei costi e dei bisogni?

E’ molto difficile, occorre operare su diversi fronti e non stancarsi di provare nuove strategie, non aver paura di sbagliare (chi non fa non sbaglia!). Certamente è fondamentale adottare forme di razionalizzazione ed economie di scala: l’Unione dei Comuni Modenesi dell’Area Nord ad esempio è senz’altro per un Comune piccolo come il nostro un’opportunità sia dal punto di vista dell’offerta di servizi che sul piano del “peso” politico. Però  è  sempre necessario fare scrupolose scelte di priorità, incentivare lo sviluppo del paese, cercare forme di finanziamento nuove, adottare soluzioni flessibili ed essere sempre pronti a cogliere le opportunità che si presentano, siano esse  di finanziamento e di contribuzione, che di collaborazione operativa come ad esempio quelle che offrono il nostro stupendo e variegato mondo del volontariato.

 

Camposanto è da sempre uno dei paesi più bolscevici, e passi il termine, della Bassa, con percentuali per il centrosinistra da capogiro. Il Comunismo non esiste più o per gran parte delle persone è diventata una parola scomoda. Lei che ne pensa?

 

I partiti politici hanno avuto un ruolo fondamentale nel nostro recente passato. Sono parte integrante della nostra storia, e  la storia di un paese o di una nazione deve essere sempre fonte d’insegnamento, ma non si può pensare che tutto resti immobile e immutato.

Occorre imparare dalle esperienze del passato positive e negative, ma penso che sia altrettanto importante non fermarsi e guardare avanti.

 

Dopo la tragedia di Bolognina si continua a parlare di raddoppio ferroviario. Voi siete uno dei punti salienti di questa trasformazione epocale. Come procedono i lavori?

 

I lavori procedono speditamente, entro il 2007 il raddoppio
sarà ultimato. E’ un’opera imponente che modificherà anche l’aspetto complessivo del nostro paese, soprattutto se andrà in porto il progetto di trasformazione della vecchia sede ferroviaria in percorso ciclabile.

Per Camposanto significa non solo avere un collegamento veloce e lontano dal traffico verso San Felice e Crevalcore ma anche “aprire” il paese verso est in seguito alla demolizione del rilevato della vecchia linea ferroviaria.

 

Secondo Lei il raddoppio potrà essere funzionale a rendere più attrattivo, almeno a livello economico, Camposanto. Oppure il paese continuerà a fondare le proprie basi sulle aziende che già operano le vostro territorio?

 

Abbiamo creduto fin dall’inizio del nostro mandato che fosse fondamentale dare impulso e promuovere opportunità nei diversi settori che potenziano lo sviluppo del paese e certamente avere la fermata sulla nuova tratta Bologna-Verona è importante. Noi abbiamo puntato molto sia all’offerta residenziale e produttiva (il P.E.E.P, il Piano per insediamenti produttivi, nuovi comparti privati sia residenziali che artigianali), che alla razionalizzazione della viabilità (la Provincia ha già dato l’incarico per la progettazione esecutiva della nostra tangenziale) per rendere più attrattivo il nostro paese. Ma abbiamo ritenuto altrettanto importante puntare alla qualità della vita con servizi, aree verdi, spazi per il gioco e il tempo libero e percorsi ciclabili in sicurezza. I camposantesi sono persone vivaci ed esigenti (un vecchio detto dice che piantavano i fagioli con le pistole!) ma sono anche aperte al cambiamento e meritano tutta la nostra attenzione e impegno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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