Petrolio

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""...o si trovano fonti di energia alternativa che possono essere impiegate a basso costo, o, purtroppo le nostre economie per lungo tempo non potranno avere un tasso di crescita simile a quelli che abbiamo avuto per buona parte del dopoguerra"" art. di Riccardo Pelizzo

 


Negli Stati Uniti d’America c’è una agenzia governativa chiamata EIA, ovvero Energy Information Administration che ha lo scopo di monitorare l’andamento del fabbisogno energetico, della produzione e del consumo dei carburanti fossili.

 

I dati sono questi. Ogni giorno vengono estratti 85,474,000 barili e ne vangono consumati 85,534,000. Il consumo di petrolio eccede la produzione di soli 60 mila barili al giorno.

 

Una inezia.

 

Ora poniamo che la crescita economica mondiale, trainata dallo sviluppo cinese, indiano, indonesiano e brasiliano, sia del 3 per cento. Questo significa che consumi, prodotti, produzione e, pertanto, consumo energetico a livello mondiale crescono del 3 per cento. Questo vuol dire che in 5 anni si passa da un consumo di circa 85 milioni di barili di petrolio al giorno ad un consumo di circa 100 milioni di barili.

 

Consumando 15 milioni di barili in più di ne vengono estratti, ci si trova di fronte a due opzioni.

 

O si accetta un inevitabile rallentamento di consumi e produzione, o si intaccano le riserve messe da parte per far fronte al calo della produzione. Ma le riserve non durano. Un eccesso di 15 milioni di barili al giorno fa consumare le riserve strategiche statunitensi in poco più di 40 giorni.

 

Dopodichè o si trovano fonti di energia alternativa che possono essere impiegate a basso costo, o, purtroppo le nostre economie per lungo tempo non potranno avere un tasso di crescita simile a quelli che abbiamo avuto per buona parte del dopoguerra. La crisi del petrolio può porre una minaccia alla stabilità e alla sopravvivenza di quei sistemi politici, che, oltre al benessere materiale, hanno offerto poco e potranno offrire pure meno in futuro.

 

Riccardo Pelizzo,Ph.D

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