Perchè SI’

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""Meno rappresentanti in Parlamento meno democrazia ? Ma chi l'ha detto, Zarathustra ?

 


Più rappresentanti in parlamento sono ambiti da coloro che, seguendo l’ottica miserabile della possibilità di chiedere il piccolo favore all’onorevole “”paesano””, vorrebbero che il parlamentare appartenesse al territorio.
Il politico vero è invece colui che si fa carico di badare all’interesse pubblico generale e non di parte. E per badare all’interesse generale non serve un esercito di parlamentari con tanti Razzi, Scilipoti e De Gregorio, ondivaghi e disposti a vendersi anche per un tozzo di pane.
La rappresentatività non è garantita dalla quantità ma dalla qualità dei rappresentanti.
Rappresentatività vuol dire essere in grado di badare agli interessi pubblici generali non a quelli personali, familiari, amicali o di bottega.
E per qualità si intende la capacità di essere statisti, con l’occhio rivolto non alle prossime elezioni ma alle future generazioni.
Cosa che non abbiamo visto fare ormai da decenni: tutti intenti a dilapidare le risorse pubbliche esistenti ed ad ipotecare quelle del futuro commettendo un delitto contro figli e nipoti ai quali si sta lasciando il deserto.
La gente ha il diritto di chiedere efficacia ed incisività ai propri rappresentanti e di dismettere l’odiosa politica del far finta di fare che ha caratterizzato l’azione politica italiana da qualche decennio con una forte accelerata da almeno un biennio.
Ma non è retorica ridurne il numero od umanizzare le loro prebende invero sproporzionate specie se rapportate a quelle degli altri politici europei e statunitensi.
La cosa più odiosa è che dei dei costi della politica si parla da decenni, anche se la tematica è diventata di drammatica attualità una decina di anni fa , da quando è iniziata una crisi economica epocale tale da far temere il default dell’Italia , colpita a più riprese da dawngrade a raffica da parte delle famigerate agenzie di rating americane ( le terribili 3 sorelle ). Non c’è governo che tenga, politico, tecnico o di larghe intese, che non abbia messo tra i suoi obiettivi primari l’abbattimento dei costi della politica .Non c’è però nessun governo che sia riuscito ( rectius: abbia voluto ) a tradurre in atti pratici i buoni proponimenti espressi all’atto del suo insediamento. Saggi, commissioni di cervelloni, consulenti della Bocconi hanno sollevato soltanto un grosso polverone dietro il quale non si celava nulla come l’arrivo dei nostri in un famoso film western degli anni ‘50.
Qualche annetto fa ( era il 2011 ) si ventilò l’idea, sull’onda dello sdegno popolare per l’obiettiva indecenza della misura delle indennità parlamentari, di ridurle parametrandole alla media delle indennità dei parlamentari degli altri stati membri della UE.
Fu costituita una commissione parlamentare , presieduta da Giovannini, presidente dell’Istat.
La Commissione Giovannini gettò la spugna dopo mille riunioni perché reputava impossibile confrontare in maniera attendibile gli stipendi dei nostri onorevoli con quelli dei colleghi dei paesi stranieri più rappresentativi. Nei termini previsti consegnò al Governo il proprio rapporto finale ed annuncio’ la propria sconfitta asserendo testualmente “Nonostante l’intenso lavoro ( ? ) svolto nei mesi scorsi , i vincoli posti dalla legge, l’eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati la Commissione è impossibilitata a fornire i risultati attesi motivo per cui nessun provvedimento può essere assunto dalla Commissione per i fini previsti dalla legge “
Quella Commissione ammise in buona sostanza di non essere in grado di fare somma e divisione. Sarebbe bastato non dico un PC ma una semplice calcolatrice a mano degli anni sessanta.
Quella fu una delle più odiose e vergognose prese per i fondelli del popolo italiano, che stava attraversando da anni la crisi economica più grave della storia.
Ho citato questo esempio per far capire che nessuno dei nostri parlamentari ha effettivamente intenzione di ridurre le proprie prebende.
Sarebbe un “ cupio dissolvi “ che non appartiene alla cultura dei nostri politici di tutto l’arco costituzionale ed anche oltre.
Non si può trasformare facilmente un vampiro in un donatore di sangue..
Mi sono sempre chiesto a cosa servissero quasi mille onorevoli ( si fa per dire ) se non a se stessi.
Ero e sono convinto che la democrazia si può esercitare in un consesso numeroso ma non numerosissimo.
In consessi numerosissimi come le due Camere del parlamento italiano inevitabilmente i protagonisti, quelli che parlano, propongono o si oppongono, sono poche decine mentre gli altri fanno tappezzeria.
Ho sempre ritenuto che la nostra democrazia, dal parlamento al piccolo Comune, fosse caratterizzata da un “ eccesso di rappresentanza “ od elefantiasi politica : troppi parlamentari o consiglieri.
Del problema si è fatto carico anche il legislatore che però si è limitato da tre lustri a questa parte a ridimensionare il numero dei consiglieri comunali o provinciali ignorando volutamente le più che pletoriche camere parlamentari.
La riduzione dei costi della politica ha poi riguardato solo le indennità dei sindaci e degli assessori ma non quelle delle camere elettive. Insomma una sforbiciatina poco più che simbolica: poche gocce in un oceano.
La democrazia è governo del popolo ma va gestita da pochi veramente rappresentativi del tutto, altrimenti è solo anarchia o caciara.
In conclusione con meno parlamentari avremmo più efficienza ed efficacia oltre che meno oneri finanziari per la collettività.
Sono sempre più convinto che abbiamo sciaguratamente perso il treno che è passato il 4 dicembre 2016 , che ci avrebbe consentito di abbattere sul serio i costi della politica ridimensionando pesantemente il numero dei parlamentari e la misura delle indennità, anche regionali.
Ma il popolo sovrano ha optato per il suicidio di massa, ispirato dalla Casta, e bisogna farsene una ragione.
Certamente sarebbe auspicabile anche eliminare il bicameralismo perfetto come si è tentato di fare con la riforma Renzi che fu però impallinata dal confermativo il 4 dicembre del 2016.
Dissi prima e dopo il referendum del 2016 che quella riforma, anche se pasticciata, l’avrei votata anche se l’avesse proposta la buonanima di Totò Riina.
Coerentemente oggi mi accontento del taglio dei parlamentari , anche se proposto dal M5S e da Di Maio.
Non per la sua incidenza sul debito pubblico ma per il suo alto valore simbolico.
Evitando di essere presi ancora una volta per i fondelli dalla casta restituiremmo con un sì un po’ di speranza a figli e nipoti a cui stiamo cinicamente scippando il futuro .

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