Perché l’Italia rischia il naufragio

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Speciale Appennino modenese: A Serramazzoni, giovedì 17 luglio 2008, ore 21,00, nella piazza del Municipio con l’introduzione del Sindaco , Luigi Ralenti, e il Segretario della LAPAM-Federimpresa presentazione del libro “La deriva” di Sergio RIZZO e Gian Antonio STELLA

Estate di Autori sull’Appennino modenese grazie a LAPAM-Federimpresa di Modena che promuove sei incontri da non        perdere curati da Roberto Armenia.

 

L’interessante calendario previsto inizia a Serramazzoni con l’incontro dei due giornalisti-scrittori  che rappresentano sicuramente la coppia di maggiore successo degli ultimi anni della letteratura-saggistica italiana : editorialista, inviato speciale e maestro del giornalismo politico, di cronaca e di costume Gian Antonio Stella; editorialista , capo redazione economica e redattore capo della redazione di Roma del “Corriere della Sera” Sergio Rizzo

La presentazione del libro che vi sottoponiamo e di Roberto Armenia:

 

“La deriva. Perché l’Italia rischia il naufragio” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (maggio 2008, Rizzoli editore. La prima edizione ha una tiratura di 510.000 copie, un record per l’Italia)

Questo libro di denuncia di tutto ciò che non funziona in Italia e di confronto con gli altri Paesi è dedicato “a tutti quelli che in questo Paese vogliono credere ancora”. E’ un atto d’amore per l’Italia

In 293 pagine, suddivise in 17 capitoli, preceduti da una documentata introduzione intitolata “Un

paese di poeti, santi e scodellatori”, questo libro-inchiesta si ricollega al precedente “La casta”, nella puntuale denuncia delle gravi crepe del sistema Paese, dove i politici sono sempre più lontani dai cittadini. E’ una argomentata denuncia di tutto ciò che non funziona in un Paese che non sa più progettare e prendere decisioni forti, di un Paese che, senza una svolta netta, coraggiosa, urgente, si allontana sempre più dagli altri Paesi civili e democratici. Di un Paese che è arrivato al bivio: “o una svolta o la sindrome Argentina”, fino alla deriva.

Come sottolineano, nell’introduzione, i due Autori, “siamo un Paese di poeti, che hanno rinnegato la poesia e la scuola. Di santi senza più morale se è vero che il “Sistema bibliotecario nazionale censisce 4915 volumi con la parola etica nel titolo, ma un terzo della ricchezza nazionale sfugge alle tasse. Di navigatori senza più porti, visto che secondo il centro studi  di Amburgo i nostri sette maggiori scali non arrivano a movimentare tutti insieme quanti container entreranno nel 2012 nel solo porto marocchino di Tangeri.

In questa deriva, si può notare che, dal 1991 (quando l’Italia ha sfiorato il 5% del commercio mondiale) il nostro Paese è stato caratterizzato da una lenta, progressiva, inesorabile discesa “. Mentre i cinesi, che nel 1991, detenevano una quota trascurabile, sono saliti al 3,3%, nel 1997, e all’8,1% nel 2006. Così come il PIL pro-capite italiano è calato rispetto alla media dell’area euro, da 105 , nel 1988, a 94, nel 2007. E, come sottolinea Luca Cordero di Montezemolo, “se avessimo avuto la stessa crescita dei partner europei, ogni lavoratore italiano, oggi, potrebbe avere 3.400 euro in più , in busta paga”.  Buste paga che sono diventate sempre più leggere. Con oltre 5 milioni di nuclei familiari, quindi 15 milioni di persone, pari a un italiano su 4, che vive l’incubo della povertà (7 milioni sono già sotto la soglia, gli altri 8 sono ad alto rischio). Con la Spagna che, soddisfatta, ci ha superato anche nella ricchezza pro-capite. Con il progressivo assottigliamento dei ceti medi che perdono reddito e sicurezza, con gli stipendi più bassi d’Europa (il 10% in meno dei tedeschi, il 20% in meno degli inglesi, il 25% in meno dei francesi). Con 245.843 (pari al 4,8% di tutte le aziende italiane, cioè una su 20)  piccole e medie imprese che, nel 2007, hanno chiuso per fallimento. E la situazione peggiora di anno in anno. Il Paese “arranca”. E’ un Paese che arranca in quella che dovrebbe essere l’industria più importante, quella del turismo, dove eravamo primi, ma, a forza di “rapinare gli stranieri, sparando conti astronomici nei ristoranti e devastare i limoneti e gli aranceti per tirar su quelle mostruose palazzine abusive, che infestano le nostre coste meridionali”,  a forza di seguire una politica ispirata all’ipocrisia ambientalista, siamo scivolati al quinto posto, con il 4,9% e continuiamo a perdere quote di mercato. Con la Francia al primo posto, con il 9,9%; la Spagna con il 7,1%, gli Stati Uniti con il 6,1%, la Cina con il 5,5 %.

Gli Autori si chiedono “quanto a lungo può andare alla deriva  prima di affondare un paese così . “Dove i sindacati se ne infischiano dei conti e badano solo a far assumere più persone possibili, dove i sindacati sbuffano ma poi tirano fuori i soldi perché i voti sono voti, dove i dirigenti non solo non pagano neppure davanti a disastri contabili di cui sono responsabili,ma addirittura si premiano ? Ce la possiamo permettere, una classe dirigente così? Che considera i propri stipendi, benefit, privilegi, una variabile indipendente dai risultati? Vale per le società pubbliche, semipubbliche, private”

E’ un Paese che, solo a parole e nelle intenzioni dichiarate, riconosce la parità di valori e di responsabilità alle donne. Secondo l’elenco dei manager più pagati, pubblicato dal “Sole-24 Ore”, alla fine di marzo 2008 (il libro è aggiornatissimo, nei dati e nelle denunce, ed anche nelle ipotesi di soluzioni), per trovare una donna occorre scendere all’ottantesimo posto (Luisa Torchia, Consigliera di Amministrazione di “Atlantia”). Tra le prime cento, ce ne sono solo altre tre: Ionella Ligresti, Giulia Ligresti e Marina Berlusconi, rispettivamente figlie di Salvatore Ligresti e di Silvio Berlusconi” Ma donne, non figlie di ?”, si chiedono i due Autori e si rispondono nessuna, “zero”. Poi proseguono “ A parte Emma Marcegaglia, eletta ai vertici di Confindustria con una formidabile innovazione che umilia la politica e i sindacati che mai avevano avuto nella loro storia il coraggio, la fantasia, la volontà di darsi una guida in rosa, l’Italia è rimasta un Paese che in larga parte concede alle donne solo lo spazio per fare le impiraresse, le lavandaie, le modellatrici”(divertente, caustica la descrizione delle nuove figure professionali femminili, in Italia, : le scodellatrici, cioè quelle donne che -al posto delle vecchie bidelle , ovvero delle “collaboratrici scolastiche”- preparano la tavola ai bambini, scoperchiano i contenitori del cibo e via di seguito)

Abbiamo una sola donna ai vertici dei grandi giornali italiani, Daniela Hamaui all’”Espresso”. Tre donne su 80 rettori universitari. Nel mondo politico-istituzionale , stando allo studio della Luiss, va peggio ancora: il peso delle donne in Parlamento e al Governo è  in Italia dell’11 %, conto il 31 e mezzo della Gran Bretagna, il 18 e mezzo di Spagna e Portogallo.

Sono 295 pagine di denunce, documentate da dati oggettivi, da tavole sinottiche  e quadri comparativi (nell’Appendice , da pagina 277 a pagina 291) di denunce di soprusi (come i 300 milioni di euro incassati nel 2008 dai “partiti sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50 milioni di rimborsi elettorali per le Regionali –anche quando non ci sono- , più 50 milioni per le Europee –anche quando non ci sono-, più 50 per le Politiche alla Camera –anche quando non ci sono: quest’anno doppia razione- e più 50 per le Politiche al Senato ;quest’anno, doppia razione-” Mentre in Spagna i contributi totali ai partiti assommano a 61 milioni di euro, in Francia a 73, nella Germania federale a 133 milioni di euro. Per non parlare degli Stati Uniti, dove “il finanziamento pubblico della politica è limitato alla sola campagna presidenziale”), di denunce contro la corruzione, il malaffare di un Paese “dove quasi tutto non funziona: dai primari agli ospedali, alle lauree comprate, alle infrastrutture, alla burocrazia (che costa 15 miliardi di euro, ogni anno), alla scuola (dove imperversa la massima sperequazione, con la Sicilia, che ha una quota di “somari” quattro volte superiore a quelli dell’Azerbajgian . Ma, alla fine, anche i “somari” sono tutti promossi),  all’energia, alla sanità con il suo uso politico, con i suoi casi di malasanità, con i suoi costi proibitivi. (prende il 9% del PIL, con un posto letto che costa da 200 a 900 euro –al san Camillo- come un grand hotel extralusso.  Dove le infrastrutture sono bloccate da lacci e laccioli di ogni genere, dove l’attività legislativa è sempre più farraginosa, dove l’informatica presenta sempre maggiori ritardi, così da farci arrancare dietro la Lettonia, dove gli ordini professionali si chiudono a riccio in forme corporative, impedendo ai giovani di farne parte, dove le Università-fai-da-te sono sempre più in declino, dove imperversa l’ottusità e la chiusura dei sindacati”  Per quanto riguarda l’energia, c’è da sottolineare che per uscire dal nucleare, a seguito di un infelice referendum, ogni italiano ha speso 340 euro . Per colpa dei vari signor NO tipo Pecoraro Scanio nell’energia, in generale e nel nucleare, in particolare,  abbiamo perseguito una politica masochista. In un Paese come il nostro dove 59 milioni di abitanti consumano come 139 milioni di abitanti di altri Paesi., la nostra classe politica, nell’energia,  ha fatto delle scelte scellerate : noi produciamo solo il 12% dell’energia che ci serve e importiamo l’88% da altri Paesi, a costi proibitivi. Per decenni, i nostri politici hanno seguito la politica del NO: no al nucleare –per presunti pericoli. Quando la Francia ha 59 centrali nucleari, che possono rappresentare pericolo anche per noi; no all’eolico –per presunte ragioni estetiche-; no ai termovalorizzatori. Sì solo all’energia del “sole che ride”. C’è sempre un buon motivo, nel nostro Paese, per dire no a qualcosa .

Anche se l’Italia è un Paese straordinario, per la sua storia, le sue eccellenze, i suoi talenti, per colpa di una classe politica prigioniera delle proprie contraddizioni e dei propri privilegi, non riesce più a governare, così che il Paese va alla deriva.

Il libro (grazie anche alle documentazioni fornite dal “Centro Documentazione del Corriere della Sera”, dagli Archivi della Rizzoli, del “Giornale”, del “Foglio”, de “L’Espresso”, della “Repubblica” e di tantissimi studiosi, ricercatori e giornalisti come Pier Luigi Celli, Peter Gomez, Aldo Grasso, Stefano Marchetti , Luca Telese, Marco Travaglio, Giovanni Vinciguerra ecc) è estremamente documentato, trasparente e ricco di annotazioni ironiche (una citazione, per tutte, riguarda le pagine dedicate a “Dio ce la mandi buona. O Almeno ce la mandino buona San Bruno e San Francesco di Paola. I due santi protettori –loro malgrado- della litigiosissima politica italiana)

Tra le diverse citazioni, ricordiamo quella di Sergio Romano, che, dopo le ultime elezioni Politiche,  a proposito del Governo Berlusconi, ha scritto : “erediterà un Paese esangue, stagnante, privo di infrastrutture moderne, oberato da un’enorme spesa pubblica e da un’alta pressione fiscale, condannato a essere il ventre molle di molte crisi (da quella dei mutui a quella dell’inflazione agroalimentare) che si stanno abbattendo sull’economia mondiale. Spero che il prossimo Governo non perderà il suo tempo, come è accaduto in questi ultimi anni, raccontando ai suoi connazionali che la colpa è dei governi precedenti. Non è vero. La responsabilità è di tutti noi: governo, partiti, sindacati, società civile”

Ricordiamo quanto ha scritto Ernesto Galli della Loggia, alla vigilia delle ultime elezioni : “L’Italia ha soprattutto bisogno di verità. Ha un gran bisogno che finalmente si squarci il ve
lo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie bugie, che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva realtà”. Sulla scuola, sulla pubblica amministrazione, sulla giustizia, sulla magistratura, sulle Regioni, sulla criminalità, sull’impunità dei reati economici.. . Prima di tutto, l’Italia ha bisogno di una grande operazione di verità”.

Per concludere, citiamo quanto ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e che i due Autori riportano nel loro libro-inchiesta : “ Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni”

Riprendendo quanto ha detto Enrico Mentana, venerdì 1 maggio 2008, durante la trasmissione di “Matrix” dedicata a “La deriva”, questo libro “dovrebbe essere un promemoria del nuovo Governo, del nuovo Parlamento” Solo così si può sperare “che cambi qualcosa in Italia” e si possa superare “la deriva” del nostro Paese. 

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