Perché gli avvocati sono in sciopero

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Valter Militi, presidente dell’Aiga, associazione italiana giovani avvocati, spiega a Bice il motivo dell’intransigenza con cui la propria categoria è in aperto battaglia contro il decreto Bersani. . Battaglia che continuerà ad oltranza, anche dopo la fine dello sciopero ed il ritorno nelle aule di tribunale.

Avvocato, sinceramente le parcelle degli avvocati non le sembrano troppo alte?

 

Sì e no. Nel senso che dipende dall’impegno che un avvocato deve riversare sul proprio lavoro. In tanti casi i costi per l’utente sono enormi rispetto al servizio ricevuto, ma in altrettanti l’avvocato avrebbe diritto di chiedere in più perché ha dovuto darsi da fare seriamente. Comunque va sottolineato che ci si lamenta tanto delle parcelle italiane che però sono molto più basse ad esempio di quelle inglesi.

 

Arretratezza, poca professionalità, lobby. L’avvocatura non ha mai raccolto le simpatie delle persone. Parliamo di stereotipi o ci sono delle verità?

 

Sono solo stereotipi. Per dimostrarlo basta un numero: in Italia ci sono 180mila avvocati. Non mi sembra un lobby, o una casta. Poi è vero che alcuni di noi provengono da famiglie di avvocati e continuano a portare avanti lo studio, ma sinceramente non ci trovo nulla di scandaloso perché non sono la maggioranza.

 

Ma scusi, le liberalizzazioni non porterebbero più concorrenza e quindi un servizio più vicino al cittadino?

 

La concorrenza che nascerà sarà basata soltanto sul minor prezzo, l’unico interessante per i soggetti imprenditoriali che vedono nella prestazione dei servizi legali un costo da comprimere piuttosto che accrescere le qualità del bene e del servizio fornito. In più cosa faranno i giovani? Potranno entrare in questo mondo solo con prezzi da saldi di fine stagione con la prospettiva di acquisire nuova clientela. Se vi sembra dignitoso.

 

Uno dei punti più critici sono le Low Firm e le Multinazionali. Avete paura di entrare nella globalizzazione sfrenata?

 

Non abbiamo paura di nulla, perché crediamo di offrire un buon servizio ai nostri clienti. E’ altrettanto vero che un singolo non può confrontarsi con un gruppo che ha mani dappertutto. Ecco che la nostra unica preoccupazione è questa: la liberalizzazione agevola l’insediamento delle multinazionali, non esisterà più l’avvocato in sé, ma una ricca società che vincola movimenti e detta le regole.

 

La pubblicità è il motore del capitalismo. Perché la osteggiate? Non sarebbe un affare anche per voi?

 

Mi spiego con un esempio: se io vedo una pubblica dell’acqua ho l’opportunità di verificare le caratteristiche di quell’acqua, leggendo l’etichetta attraverso cui posso capire qual è l’acqua migliore. L’acqua è un bene materiale. Se io faccio l’avvocato non posso sapere qual è l’avvocato migliore. Nessuno può darne una certezza, di conseguenza nessuno può dire “mi sono rivolto al migliore”. La pubblicità per il nostro ordine sarebbe ingannevole, perché potranno farla i più ricchi, vedi multinazionali, mentre gli altri arretreranno. L’avvocatura non è un bene materiale ma intellettuale, che non può essere venduto ai clienti. Si rischia solo di ingannarli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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