Per non dimenticare

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Ed ora, quando tutto il mondo ci guarda, nella città dell’EXPO da cui dovrebbe ripartire la nostra economia, dove dovremmo far venire turisti da ogni dove, proprio in occasione della sua inaugurazione, ""black bloc"" realizzano il loro spettacolo.

Dopo aver visto la devastazione perpetrata per mano di quattro scalmanati nelle vie di Milano

Dopo aver assistito a continui commenti che si limitavano a sottolineare come nessuno di loro si era fatto male (11 ferito fra le forze dell’ordine sembrava non interessare a nessuno)

Dopo aver letto le comunicazioni del Ministro dell’interno, mi è tornato in mente un nostalgico passaggio che vi vorrei sottoporre:«Era una donna innamorata del suo paese ed ansiosa di restaurarne la perduta grandezza. Per questo era assolutamente indispensabile che i britannici tornassero a creare ricchezza (…) senza la sua feroce volontà di prevalere, senza il rigore calvinista della sua “rivoluzione capitalista” l’isola sarebbe affondata nelle nebbie e nella palude economica» (Antonio Caprarica “Ci vorrebbe una Thacher”, Milano 2012)

A tutti, quando accadono fatti come questi, ritorna alla mente che la Thacher si trovò ad affrontare gli “Hooligan”, ovvero un drappello di persone dal comportamento violento, indisciplinato e ribelli, spesso identificati nei tifosi più turbolenti delle squadre di calcio del Regno Unito. In men che si dica li ha annientati

 

Noi ci troviamo ad affrontare i “Black Bloc” (Blocco Nero in italiano o Schwarzer Block in tedesco) cioè un gruppo di individui, prevalentemente di stampo anarchico, dediti ad azioni di protesta caratterizzate da atti vandalici, disordini e scontri con le forze dell’ordine, già il 16 ottobre 2011, a Roma diedero bella mostra di sé e il primo Magfgio a Milano Senza dover enunciare tutti i misfatti di questi scalmanati, ci ritorna in mente la capitale del 19 febbraio 2015 quando ci siamo trovati di fronte agli hooligan del Feyenoord, per ricordare gli episodi accaduti il nel centro di Roma quando i tifosi del Feyenoord hanno letteralmente devastato prima Campo de’ Fiori poi Piazza di Spagna, dove questi fanatici hanno lanciato oggetti e fumogeni contro gli agenti ed invaso i luoghi della capitale senza risparmiare neanche i monumenti più celebri, come la Barcaccia, la fontana di piazza di Spagna di recente restaurata.

 

Nessuno dimentica che poche centinaia di “”black bloc”” in tenuta da guerriglia posero in essere violenze, provocarono la polizia, picchiarono a colpi di spranghe i passanti, le forze dell’ordine e i servizi di sicurezza non furono in grado di neutralizzare preventivamente i teppisti e i provocatori che sarebbero dovuti esser noti e rintracciabili[1].

Ed ora, quando tutto il mondo ci guarda, nella città dell’EXPO da cui dovrebbe ripartire la nostra economia, dove dovremmo far venire turisti da ogni dove, proprio in occasione della sua inaugurazione, “”black bloc”” realizzano il loro spettacolo. In corso Magenta un centinaio di black bloc hanno innescato una vera e propria guerriglia lanciando pietre e bottiglie contro gli agenti disposti in un cordone. Gruppi di black bloc, le ali più dure del movimento no global si sono distribuite lungo tutto il corteo, erano muniti di spranghe, cappucci, maschere anti gas e bombe. Durante i disordini le forze dell’ordine hanno lanciato lacrimogeni in tutte le occasioni di tafferugli per cercare di limitare le cariche e i corpo a corpo, ma la città ne è uscita devastata.

Che dire.

Soprattutto cosa pensare di questa classe politica che in pompa magna, sotto gli occhi ammirati del pianeta, colloca l’inizio del futuro col 1° maggio 2015 e poche ore dopo lascia che la città sia sopraffatta da qualche fanatico teppista.

Ripensando alla classe dirigente dei vari nominati a rappresentare la Nazione quali Monti, Fornero, Cancellieri  prima, Renzi Alfano, Boschi, Boldrini ora, temo che l’Italia continuerà a sprofondare nella palude del suo perbenismo, dato che in nome della libertà di espressione si consente la violazione dei più elementari diritti quali la proprietà privata e l’inviolabilità dell’essere umano a soggetti come i black bloc che continuano indisturbati a seminare terrore.

Nessuno di questi uomini e donne, chiamate da Napolitano a governare il Paese, credo possa essere paragonato alla Thacher dato che anche recentemente abbiamo assistito al siparietto di coloro che non hanno esitato a votare un nauseabonda legge elettorale piuttosto che mettere a rischio un’entrata garantita di circa 15 mila euro al mese perdendo il posto di deputati e senatori.

Leggendo qua e là i vari commenti sui fatti accaduti mi è balzato agli occhi quello di Gianni Tonelli, segretario nazionale del SAP (Sindacato Autonomo Polizia),  che in una intervista ad Affaritaliani.it ha dichiarato: “”Il governo ci ha mandato al macello. Siamo abbandonati a noi stessi. Da anni la direttiva del ministero dell’Interno è questa: dovete evitare qualsiasi contatto, ma così non si riesce a contenere nessuna situazione di pericolo (…) Della sicurezza la politica non si vuole assumere responsabilità. E il prezzo da pagare dalla brava gente è altissimo. Ancora una volta subiamo l’ipocrisia della nostra classe politica“”. E sui black bloc dice: “”In Italia queste persone non subiscono alcuna conseguenza giuridica. C’è gente che ha oltre 70 denunce per disordini e che si trova comunque sempre e ancora a piede libero. Tutto ciò accade anche a causa dei tempi lunghi della giustizia. Abbiamo chiesto a tutti i partiti di sostenerci e di aiutarci a risolvere i problemi ma purtroppo prevale sempre il partito dell’anti-polizia. Non chiediamo più autorità, vogliamo regole certe. Invece questi pensano al reato di tortura. Faccio un esempio: se un poliziotto prende un black bloc e gli dice: “”Se non mi fai vedere dove tenete le molotov ti faccio passare un brutto quarto d’ora”” questa è considerata tortura“”.

 

Ecco, parliamo del reato di tortura.

La Corte di Giustizia sui diritti dell’uomo il 7 aprile 2015 ha denunciato l’inadeguatezza della legislazione penale italiana che non prevede il reato di “tortura”. La Camera dei deputati, nella seduta del 9 aprile 2015 ha approvato con modificazioni la proposta di legge C. 2168, già approvata dal Senato, che introduce nel codice penale il reato di tortura, espressamente vietata in alcuni atti internazionali. La proposta di legge che introduce i reati di tortura (art. 613-bis) e di istigazione alla tortura (art. 613-ter).[2] torna adesso al Senato.

Mi chiedo. Se in due giorni i nostri deputati sono stati capaci di mettere in piedi una ulteriore normativa a tutela dei teppisti e dei delinquenti comuni, che in ogni dove si aggrapperanno a questa nuova norma per “mettere in croce” le forze dell’ordine, con tanta solerzia non potrebbero elaborar
e un progetto di legge che costringesse i Black bloc solidalmente a risarcire i danni causati, e coloro i quali non hanno beni sufficienti siano costretti a lavorare per procurarsi il danaro sufficiente, applicando la vecchia regola: “chi rompe paga” ?

 Questo Parlamento non sembra preoccuparsi dei morti suicidi per l’iniqua oppressione di un sistema sanzionatorio cavalcato dall’Agenzia di Stato di nome Equitalia, dell’occupazione abusiva di case in netta violazione di diritti inviolabili, della disparità di trattamento consentito ai rom rispetto agli italiani regolari relativamente a utenze ed occupazione di suolo pubblico, e delle continua dispersione di risorse a cui le regioni e le città sono chiamate a mettere in gioco per i danni causati da questi “manifestanti” al bene comune, i nostri governanti sembrano molto più incentrati a discorrere senza perdere ogni evento mondano o incontro con qualche capo di Stato piuttosto che preoccuparsi del fatto che ci stiamo avviando verso un terzo mondo dove la gente senza lavoro e senza casa è costretta a vivere per strada nuda, malata e moribonda

Sarebbe opportuno che questa classe politica, così come con tanta solerzia ha elaborato una legge anti tortura, mettesse mano al Codice penale e prevedesse che in casi come questi i processi fossero particolarmente severi e non fosse concesso a questi vandali di poter usufruire di nessun beneficio o riduzione di pena, né prima né dopo la condanna, che fosse previsto in modo che ogni Giudice non possa invocare nessuna discrezionalità, che chi è in tenuta da sommossa, o munito di quanto necessario a creare disordini, sia trattenuto e processato per direttissima, costretto a scontare la pena, privato della libertà immediatamente, clandestini e non, così come che le manifestazioni siano tenute in campagna, per vie dove nulla possa essere devastato e nessuno possa rimetterci i propri beni o addirittura la vita, dove non si ferma una città, cos’ che la gente che vuole lavorare possa, in piena libertà, continuare ad esercitare la propria attività indisturbata, mentre oggi i negozi, gli uffici e il traffico, ad ogni manifestazione subisce danni!

Tutti conoscono la regola: “la tua libertà trova il limite nella libertà altrui”, ma per i black bloc sembra non valere…..

È ora di smetterla!

 

Forse queste sono idee troppo rivoluzionarie ed in una Italia così democratica, potrebbero essere interpretate come troppo intransigenti, ed ecco perché continueremo ad assistere alla inesorabile rovina di quello che dovrebbe essere il Paese più ricco del pianeta, per le sue bellezze, per la sua cucina e per la intraprendenza dei suoi cittadini.

 

 

 


[1] Ci raccontava Eugenio Scalfari ai tempi: «Gli “”indignati”” non sono né di sinistra né di destra, almeno nel significato tradizionale di queste parole. Ma certo non sono conservatori. Hanno obiettivi concreti anche se talmente generali da diventare generici: vogliono che i beni comuni siano di tutti; non dei privati, ma neppure dello Stato o di altre pubbliche autorità poiché non hanno alcuna fiducia nella proprietà privata e neppure in quella pubblica amministrata da caste politiche e burocratiche. I beni pubblici debbono esser messi a disposizione dei loro naturali fruitori, cioè delle persone che vivono e abitano in quei luoghi e che decideranno sul posto le regole del valore d’uso nelle “”agorà””, nelle piazze di quel luogo. L’acqua è un bene d’uso comune, l’aria, le foreste, le reti di comunicazione, le case, le fabbriche, i trasporti, gli ospedali C’è una dose massiccia di utopia in questo modo di pensare; c’è un’evidente reminiscenza di comunismo utopico (…) L’utopia è una fuga in avanti alla quale subentra ben presto l’indifferenza. Il vostro entusiasmo è sacrosanto come la vostra pacifica ribellione, ma dovete utilizzarlo per la progettazione concreta del futuro, altrimenti da indignati finirete in rottamatori e quando tutto sarà stato rottamato – il malfatto insieme al benfatto – sarete diventati “”vecchi e tardi”” come i compagni di Ulisse quando varcarono le Colonne d’Ercole e subito dopo naufragarono».

 

[2] In particolare, l’articolo 613-bis c.p. punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenza o minaccia, ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza, intenzionalmente cagiona ad una persona a lui affidata, o comunque sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche (reato di evento), a causa dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose o al fine di ottenere da essa, o da un terzo, informazioni o dichiarazioni o infliggere una punizione o  vincere una resistenza.

Il nuovo articolo 613-ter c.p. punisce l’istigazione a commettere tortura, commessa dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio (reato proprio), sempre nei confronti di altro pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. La pena della reclusione da 1 a 6 anni si applica a prescindere dalla effettiva commissione del reato di tortura, per la sola condotta di istigazione. E’ specificato che questo reato si applica al di fuori delle ipotesi previste dall’art. 414 c.p. (istigazione a delinquere). L’art. 414 c.p. riguarda chiunque “”pubblicamente”” istiga a commettere uno o più reati e prevede la sanzione – quando riguarda la commissione di delitti – della reclusione da uno a cinque anni.

 

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