Per non dimenticare

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La storia della Patria va ricordata anche se c’era il Re. Onore ai 651.000 soldati che morirono per l’Unità d’Italia.  

 


La data del 24 maggio, da pochi giorni trascorsa, mi da lo spunto per uscire dall’ormai trita e ritrita quotidianità dell’argomento sul governo giallo verde e dei suoi extra, che sono, spread, veti dal colle e soprattutto l’ingerenza di personaggi stranieri che non vogliono nessun cambiamento. Un minimo di fiducia ai nuovi politici ( si fa per dire) che avanzano, si potrebbe dare, visto che i governi precedenti hanno portato il debito pubblico italiano alle stelle. In effetti, però, non si può dare torto ai signori dell’Unione Europea. Una pacchia così non gli capita più! Dove lo trovano uno Stato sovrano da prendere per il c… tutti i giorni.  E mi taccio. Torniamo al 24 maggio del 1915: il Regno d’Italia varcò il confine ed entrò in guerra contro l’Impero Austro-Ungarico e il suo alleato, l’Impero tedesco, già in guerra dal 1914 contro Francia, Inghilterra, Russia e altri stati minori, in quella che fu definita la I Prima Guerra Mondiale. Dopo tre anni di sanguinose battaglie vinte e perse, tra cui quella più grave di Caporetto, passando alla resistenza sul fiume Piave, decisa a Peschiera dal Re Vittorio Emanuele III, che si oppose a un altro arretramento paventato dagli Alleati poco convinti che il nostro Esercito avrebbe potuto resistere, si arrivò alla vittoria finale. Il 24 ottobre 1918 iniziò l’offensiva che avrebbe portato il 3 novembre alla firma dell’armistizio a Villa Giusti a Padova con effetto il giorno dopo. Non voglio rifare la storia degli eventi, ma solo un commento. Quel periodo fa parte della nostra storia nazionale. Alcuni possono vedere il compimento dell’Unità d’Italia, chiamato anche Risorgimento, partendo dalla Prima Guerra d’Indipendenza il 23 marzo 1848, per passare alla seconda 1859 e finire alla terza 1866. Furono liberati territori e città da sempre italiane. Qualcuno potrà obbiettare che abbiamo annesso anche piccole fette di territori e abitanti non proprio felici del cambio della Corona. Allo scudo sabaudo avrebbero preferito ancora l’Aquila bicipite asburgica. Pazienza, sicuramente hanno avuto un miglior trattamento dei nostri italiani in Istria e Dalmazia. Ora, seguendo un copione che si trascina ormai da anni, anche questo importante appuntamento, a mio avviso, non sembra molto sentito. Mi sarei aspettato una maggiore attenzione da parte dei media nazionali e altro. Per tale motivo mi piace segnalare la pregevole iniziativa dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, sodalizio che è incluso in Assoarma e che comprende 35 realtà associative militari che fanno riferimento alle Armi e Specialità dell’Esercito Italiano. L’associazione dell’ I.N.G.O.R.T.P, presieduta dal Cap. Vasc. Dr. Ugo d’Atri, è stata fondata 1878 è ha come scopo, cito da statuto: – fornire con i propri iscritti una Guardia d’Onore alle Tombe dei Sovrani d’Italia, quale tributo di riconoscimento per l’Augusta Casa Savoia che portò all’unità e alla grandezza della Patria. Mantenere vivo il culto della Patria e senso dell’onore -. Per commemorare il centenario, ha commissionato al celebre incisore Cesare Alidori di realizzare una medaglia di bronzo per il Centenario Grande Guerra (vedi foto). L’oggetto, che da quanto si sa, è stato realizzato in poche centinaia di esemplari (201 pezzi), è disponibile presso la sede dell’Istituto a Roma in Via della Minerva n. 20, al costo di 50 euro. Oppure, sarà a disposizione dei partecipanti al raduno per la commemorazione della Vittoria il 28 ottobre a Vittorio Veneto. Per la cronaca, è disponibile anche una versione in argento ma solo su prenotazione. Chissà se anche la zecca di Stato sempre pronta a emettere medaglie commemorative, farà anche lei la sua parte? Credo di no. Siamo ormai solo un popolo che tende a dimenticare i pregi ed esaltare i difetti. Tuttavia, c’è ancora tempo.

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