Per l’onore d’Italia, basta ricatti! I Maro’ subito a casa.

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Quello che è successo veramente quella notte del 15 febbraio 2012 nelle acque dell’oceano Indiano, rimarrà, grazie anche al successivo comportamento da parte del nostro governo, come tante altre vicende che costellano la Repubblica dalla sua nascita.

Il titolo, come si vuol dire, cade a fagiolo e riguarda l’ormai l’indecorosa vicenda dei nostri due Marò e del comportamento vergognoso del governo italiano in questa vicenda. A prescindere dal fatto che in politica estera, diciamolo con un eufemismo, contiamo a briscola come il due di coppe sotto strozzo di denari, perché dal 1946 abbiamo rinunciato a qualsiasi forma d’interesse, se non quello economico, a discapito di quello politico. Tanto varrebbe, in questo caso (ed anche in spending review), unire i due ministeri. Gli Esteri, a quello dell’Economia. Fatta questa doverosa premessa, facciamo un passo indietro al 3 febbraio 1998 quando un aereo militare statunitense Grumman EA-68 Prowler degli Usa Marine Corps in volo d’addestramento, tranciò un cavo della funivia del Cermis in Val di Fiemme, causando la caduta della cabina e la conseguente morte di venti persone. I piloti responsabili furono immediatamente rimpatriati e giudicati da un tribunale americano. Non solo, nel 2012, uno dei responsabili dell’incidente raccontò che una volta rientrati alla base di Aviano, si fece di tutto per insabbiare la vicenda. Brutta storia! Ora, qualcuno potrebbe obbiettare che sono due situazioni diverse. Giusto, però bisognerebbe riflettere. Quello che è successo veramente quella notte del 15 febbraio 2012 nelle acque dell’oceano Indiano, rimarrà, grazie anche al successivo comportamento da parte del nostro governo, come tante altre vicende che costellano la Repubblica dalla sua nascita. Figuriamoci, ci sono ancori dubbi sui brogli del referendum istituzionale (monarchia-repubblica), in parte svelati con mezze frasi da autorevoli personaggi, come Palmiro Togliatti allora capo del PCI, al suo segretario personale Massimo Caprara. Ormai, penso anche che coloro, mi riferisco a smidollati e denigratori della nostra patria, delle forze armate e forze dell’ordine, abbiamo capito che l’India non ha nessuna voglia di collaborare a una risoluzione onorevole per entrambe le parti dell’accaduto. Ci sono altri motivi che non sono legati alla giustizia nei confronti dei due poveri pescatori. E’ una prova di forza che nasce dall’esasperato bisogno di scrollarsi di dosso il fatto di essere stati una nazione che, dal 1856 prima sotto la Compagnia Inglese delle Indie Orientali e poi sotto il diretto governo della Corona Britannica fino al 1947, è stata una colonia. Non solo, ma di affermare che in quell’area del mondo, l’India è una grande potenza. Al governo indiano non pare vero mostrare i muscoli. Inoltre, questo nazionalismo esasperato fa gioire sia il ricco sia il povero indiano che mangia tra i rifiuti per le strade di Nuova Delhi. Ironicamente parlando. Un toccasana per il loro cuore.

Noi, invece, troviamo degli utili idioti che fanno i distinguo sull’accaduto. Mi sovviene una  provocazione  Basta, facciamo sapere per vie ufficiali o ufficiose che, se entro un paio di settimane non si risolve il problema, congeliamo tutti i depositi in denaro di società e cittadini indiani che sono in Italia. Facciamo come fece Gheddafi con i nostri italiani in Libia, confisca dei beni e rimpatrio immediato. Non ultimo, cosa che dovevamo fare già nelle precedenti elezioni politiche del 2013, inserire i nomi di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in tutte le liste, trasversalmente, e farli eleggere in Parlamento. Che cosa succederebbe? E’ questo, il punto. Quali interessi economici impediscono tutto questo? Qualsiasi essi siano, non valgono la pelle di due onesti e orgogliosi servitori della nostra Patria e della nostra reputazione. Per ultimo, non si tratta di scatenare una guerra, cosa cui l’India non pensa minimamente per un semplice motivo. L’Italia fa parte della Nato e l’art. 51dello statuto dell’associazione cita: – Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte e di conseguenza concordano che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse, in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate prendendo immediatamente, individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l’uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area Nord Atlantica-.  Non certo come la Nato fece con l’intromissione il 24 marzo del 1999 durante la Guerra del Kosovo.  Auguro a tutti un sereno 2015.

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