Per lo stato laico non esiste la Provvidenza

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Se l’occupazione non aumenta, ma crescono gli immigrati, significa che nella fasce despecializzate del lavoro ci sarà più concorrenza e maggiore difficoltà a inserirsi, avendo presente come una certa imprenditoria, invece di qualificare la risorsa umana, preferisca gradualmente pagarla meno e con vincoli aleatori, mettendo in secondo piano le competenze.

Un’indagine del Cnel di tre anni fa ha previsto per il 2020 un aumento del 45% rispetto al 2010 di lavoratori immigrati, 900.000 circa in più, mentre l’occupazione resterà costante e io credo si trattino di stime in difetto per gli arrivi e in eccesso per le opportunità. Secondo la ricerca occuperanno i posti meno qualificati, in sostituzione degli italiani per i quali invece si apriranno spazi nei segmenti più qualificati, quindi non ci dovrebbe essere concorrenza. Dice anche che le stime indicano meno impiegati e operai, con l’unica eccezione dei servizi alle famiglie.

Non mi tornano i conti.

Se l’occupazione non aumenta, ma crescono gli immigrati, significa che nella fasce despecializzate del lavoro ci sarà più concorrenza e maggiore difficoltà a inserirsi, avendo presente come una certa imprenditoria, invece di qualificare la risorsa umana, preferisca gradualmente pagarla meno e con vincoli aleatori, mettendo in secondo piano le competenze.

Un numero crescente di lavoratori, italiani e stranieri, sarà perciò ulteriormente penalizzato sul fronte del reddito e delle tutele, data la difficoltà delle istituzioni a garantire il rispetto delle norme, accompagnata a scelte come il jobs act che, volendo incrementare il tasso di flessibilità e di innovazione, dà un valore molto provvisorio al ‘tempo indeterminato’ da un ‘per sempre’ a un ‘non si sa per quanto’, ovvero rendendo cronica la precarietà della condizione occupazionale, a prescindere dai meriti, mentre si continuano a subire tutte le scelte sbagliate dei propri dirigenti.

Che gli Italiani poi salgano le scale dell’occupazione qualificata in un tempo così ristretto è aleatorio, perché lo stato è bravo a liberalizzare il lavoro, ma non lo ad organizzare le agenzie per il reinserimento, il sistema degli ammortizzatori sociali e quello della formazione.

E’ più facile che siano gli stranieri a salire i gradini della scala sociale, talvolta mettendo in campo risorse economiche e capacità di spesa elevatissime, come hanno fatto diversi immigrati cinesi (mica giungono soltanto quelli con la valigia di cartone o un sacchetto di poche cose), inserendosi perciò nel sistema commerciale e produttivo, non certo partendo dai mestieri più umili.

Nell’attuale ondata internazionale di buonismo (sfortunati quelli arrivati fino ad ieri o non Siriani; per loro nessuna porta aperta. Speriamo non lo siano anche quelli di domani) è difficile mantenere ben divise la necessità di una prima risposta (reputo indegne le battute di Salvini) e la programmazione di un futuro possibile, senza guerra fra i poveri, che forzatamente passa dall’investire nei paesi poveri i soldi che spendiamo oggi per la loro accoglienza e trasformi il villaggio globale da mercato a comunità. Significa ridistribuzione della ricchezza e perciò non solo trattasi di utopia, ma muove nella direzione opposta all’attuale trend da oligarchia e accaparramento in poche mani di soldi e potere.  

Comunque ricordiamoci che la Chiesa può aprire la porta a tutti, anche senza programmare il futuro perché c’è la Provvidenza, ma uno stato laico non può guardare avanti sperando in una botta di fortuna. Lui il domani deve saperlo costruire.

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