Per l’8 marzo auguro alle donne italiane di amare se stesse.

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Franca Lovino attrice e fotografa il prossimo otto marzo presentera’ a Montecitorio una volume fotografico per celebrare i 60 anni dal diritto al voto delle donne italiane.

 

Difficile contenere un fiume in piena. Lo stesso vale per la vulcanica e spumeggiante Franca Lovino attrice e fotografa che il prossimo otto marzo presentera’ a Montecitorio una volume fotografico per celebrare i 60 anni dal diritto al voto delle donne italiane. Una grande artista che ha saputo rinunciare al teatro per amore e far sbocciare da un grande dolore il suo innato talento per l’obbiettivo.

 

L’8 marzo lei presenterà un volume fotografico dal titolo “ 1946 – 2006 Sessant’anni dal diritto di voto alle donne italiane” nella sala della Lupa di Palazzo Montecitorio alla presenza del presidente Pier Ferdinando Casini e del Questore della Camera Paola Manzini. Come considera questa esperienza?

 

Sono felicissima e già emozionata! E’ una grande opportunità. Ho realizzato il volume insieme ad altre due fotografe. Il nostro compito è stato quello di fotografare trenta donne di grande successo e gli scatti migliori hanno composto il volume. Essendo io di Modena ho iniziato a lavorare prima di tutto con Mirella Freni, grande soprano di fama internazionale e di straordinaria bravura, poi con Lina Wertmuller, Natalia Aspesi, Ornella Vanoni, Ombretta Fumagalli Carulli, Inghe Feltrinelli, Sara Simeoni, Margherita Hack, Tina Anselmi. Tutte donne molto diverse tra loro ma ugualmente straordinarie. E’ stata un’esperienza esaltante.

 

Averla condivisa con altre due colleghe le ha creato problemi ?

 

Assolutamente no! Anzi è stato ancora più stimolante, proprio perché quando lavori con altri colleghi cerchi di esprimerti al massimo di dare oltre il 100% delle tue possibilità. Mi sono impegnata con gioia spinta solo da una sana competizione senza invidie e prevaricazioni, ma la contrario, con la felicità di poter creare insieme ad un progetto così impegnativo.

 

Non ha mai avvertito un momento di difficoltà ,di esitazione?

 

Non per presunzione o incoscienza, ma sinceramente ho affrontato questa meravigliosa sfida con grande serenità ed emozione. Ero così esaltata all’idea di conoscere personalità talmente importanti che non stavo nella pelle. Il loro successo è legato a un qualcosa in più, di magico, che loro possiedono in grado di renderle ancora più straordinarie. Poterle fotografare è stato un enorme privilegio. Nei miei confronti sono state disponibili e generose. Hanno lasciato che io le fotografassi seguendo il mio estro, la mia intuizione del momento, legata sopratutto all’empatia che si creava tra noi. Mi hanno permesso di esprimermi liberamente. Questo non accade sempre. Ci sono persone comuni, lontane dai riflettori e dalla ribalta che mi impongono più vincoli. Pensi che una donna come Margherita Hack ha accettato di seguirmi lungo un lungo percorso per raggiunger il molo di Trieste solo perché desideravo immortalare la sua immagine proiettata nello spazio per meglio rendere la sua passione per le stelle e la fisica. Con Mirella Freni abbiamo condiviso momenti bellissimi e di grande ironia al teatro Comunale di Modena gentilmente concesso per poterla fotografare nel luogo in cui nacque la sua carriera nonostante gli operatori e i tecnici fossero impegnati nell’allestimento di una grande opera. E’ stato superbo! Tutti mi hanno aiutato. Per mettermi a mio agio Mirella, prima di iniziare, mi ha detto: < vedrai Franca ci divertiremo>. Con la Fumagalli Carulli siamo andate, per sua richiesta, all’Università Cattolica di Milano dove insegna, mentre Ornella Vanoni ha preferito che la fotografassi a casa sua. Ogni momento è stato importante come l’emozione provata nella scatto a Sara Simeoni. Le ho chiesto se poteva farmi vedere le sue medaglie e le scarpette da salto. Lei felicissima lo ha fatto. Nel momento in cui si è emozionata al ricordo di quei momenti gloriosi della sua carriera le ho scattato la foto tra il tintinnio delle medaglie che ho ancora scolpito nella mia mente. A Tina Anselmi, che ha 83 anni, sono riuscita a fare una foto mentre spinge una vecchia bicicletta, recuperata dai suoi vicini di casa, per riallacciarmi al suo passato da staffetta partigiana. Ognuna di loro mi ha dato tanto.

 

Quali sono stati gli esordi della tua carriera?

 

A soli tre anni ho manifestato l’amore per il palcoscenico. Già recitavo e sfilavo su un immaginaria passerella. Ho fatto l’Accademia di Arte Drammatica a Bologna e ho debuttato al teatro Stabile di Trieste. per un paio d’anni ho continuato a recitare sia in teatro che in televisione fino a quando non ho incontrato il grande amore della mai vita. A quel punto ho dovuto fare una scelta perché questo tipo di lavoro ,allora come oggi, difficilmente si concilia con la famiglia. Ho seguito il mio cuore scegliendo l’amore, anche se ,ho continuato a fare teatro qui a Modena. Mio marito, uomo di straordinaria intelligenza ha capito benissimo a cosa avevo rinunciato e mi ha lasciato continuare a lavorare con il gruppo “Tre per il Teatro”. Lui non ma
ncava mai ad ogni mia performance. Insieme poi abbiamo coltivato la passione per la fotografia. Lui amava fotografare paesaggi mentre io le persone. Tutti i nostri amici erano entusiasti del lavoro mio e di mio marito a tal punto che ci eravamo ripromessi, una volta andati in pensione, di coltivare questa passione a tempo pieno. Quando mio marito è mancato io ho ricordato questa promessa e mi sono buttata a capofitto nella fotografia.  Il dolore per la sua scomparsa mi ha dato la spinta necessaria per frequentare numerosi corsi di fotografia e studiare con cura la materia. Il desiderio di portare avanti la passione che ci aveva reso complici mi ha dato una carica di energia inaspettata. E’ stato come se il mio destino fosse già tracciato e qualcosa di inspiegabile mi spingesse a seguire le orme di un cammino già solcato.

 

Nonostante lei abbia raggiunto ragguardevoli traguardi nel campo della fotografia sente di aver ancora qualcosa da imparare?

 

Certo! La fotografia è una materia sconfinata, non si è mai finito di imparare. Bisogna sempre stare aggiornati e mettersi in discussione continuamente. Lo stato d’animo, infine, è fondamentale per un fotografo, è un elemento molto condizionante.

 

Lei si sente più fotografa o attrice.

 

Sono tutte e due in eguale misura. Sono divisa in due. Nel senso che l’energia che avverto quando fotografo è la stessa che mi assale sul palcoscenico. E’una forza vitale alla quale non posso rinunciare.

 

Suscitare emozioni nel pubblico attraverso la sua voce così avvolgente e calda e attraverso la mimica e la gestualità del suo corpo cosa le fa provare ?

 

E’ bellissimo! E’un reciproco scambio di emozioni. Nella vita tutto è un dare e un avere in ogni rapporto: tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra amici. Sentire l’emozione del pubblico ti aiuta a modellare ulteriormente le tue doti. La voce ti esce in un determinato modo i movimenti assecondano maggiormente l’interpretazione. Noi donne mettiamo il cuore in ogni cosa che facciamo,non solo la mente. Io adoro anche far ridere il pubblico farlo stare bene. Ciò accade, in particolare, quando recito in dialetto modenese. Per me è un gran divertimento!Non bisogna mai perdere il sorriso, la voglia di evadere.

 

Hai mai pensato che avere il dono di così grandi talenti ti avrebbe potuto esporre all’invidia di persone meno dotate.

 

No, spero proprio di no. Rifuggo l’idea. Io sono così sola nel mondo che cerco semplicemente di vivere facendo ciò che mi da gioia facendo un lavoro che di riflesso può garantire emozioni positive anche ad altre persone. Cerco di colmare il grande vuoto famigliare che vivo ogni giorno mentre altre persone hanno accanto un marito un figlio. Cerco di percepire la realtà fotografando o recitando nel rispetto della mia filosofia del dare e avere. Nulla più di questo.

 

Franca lei ha avuto più amiche donne e più amici uomini?

 

Soprattutto donne perché con loro c’è maggior complicità e intesa. Mio marito era il mio migliore amico. Penso infatti che un grande amore poggi su un fondo di grande amicizia e rispetto. Con le donne c’è una maggior libertà di espressione una comprensione immediata che con gli uomini è più difficile da raggiungere.

 

L’hanno delusa più gli uomini o le donne?

 

Gli uni e gli altri. Forse però io stessa non ho dato abbastanza. In caso di contrasto mi chiedo sempre cosa ho fatto per determinare una situazione difficile, se potevo evitarlo oppure se sono ancora in tempo per rimediare. Sono una donna che fa molto autocritica .Amo andare a dormire con la coscienza a posto. Mi preoccupo di come sono io, perché se una persone ama se stessa è in grado di proiettare il suo affetto anche verso gli altri e meglio capire i possibili momenti di contrasto.

 

Da quale foto non potrebbe mai separarsi?

 

Quella che ritrae uno splendido modello con in braccio un oca che mi aveva regalato mio marito. L’oca ha le ali aperte e bacia appassionatamente questo modello meraviglioso. Un apertura d’ali simile ad un abbraccio che mi ha riportato alla mente il mito di Ganimede. Per questo ho voluto dedicare questa immagine a mio marito. Non potrei mai separarmi da questa foto.

 

Per l’8 marzo cosa augura alle donne italiane?

 

Di amare se stesse. Non importa se sono belle, brutte, simpatiche o antipatiche l’importante è che si amino davvero. Solo in questo modo riescono ad esprimere quello che realmente sono, la bellezza del loro essere donna ,ognuna nelle sue diverse sfaccettature. Riuscire a volersi bene permette di superare qualsiasi dolore o prova a cui la vita ti sottopone.   

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