PER IL BENE COMUNE

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Candidato di prim’ordine in questa nuova lista civica abbiamo intervistato il dott. Stefano Montanari per un sereno giudizio da parte degli elettori modenesi e non.

Vogliamo ricordare a qualche distratto lettore di Bice, chi è il dott. Stefano Montanari?

 

Mi piacerebbe essere ricordato come maratoneta ma, purtroppo…

Dal 1972, cioè dall’anno della mia laurea, ho cominciato a fare ricerca in medicina. Ho al mio attivo apparecchiature e protesi, specie in campo cardiovascolare. Ma la mia ricerca più importante è quella che ho iniziato nel 1997 insieme a mia moglie o, meglio, al seguito suo, perché sua è la scoperta di come micro e nanopolveri siano capaci di entrare nel corpo umano e di causare veri e propri disastri. A questa prima scoperta, poi, ne sono seguite altre importantissime che sono valse l’attenzione della comunità scientifica mondiale e della Comunità Europea. Ora dirigo il laboratorio Nanodiagnostics di Modena dove queste ricerche vengono condotte.

 

Notiamo, tra numerosissimi particolari,  tre nomi al femminile che oggi ci paiono posti nell’alta classifica delle sue personali attenzioni: Antonietta M. Gatti; La politica; La salute pubblica. Seguendo sempre l’ordine alfabetico vuole parlarcene?

Per esempio chi è    Antonietta M. Gatti?

 

E’ mia moglie, uno scienziato di capacità straordinarie, di calibro internazionale che, per non volersi piegare a porcherie, non è mai entrato nei salotti buoni della sempre più povera accademia italica. In qualsiasi parte del mondo civile, dove le istituzioni esistono per il bene della collettività, le sue scoperte l’avrebbero portata a disporre di un laboratorio attrezzatissimo e con personale numeroso e di prim’ordine. Da noi, la logica è diversa e tutto quanto abbiamo a disposizione ce lo siamo costruito non solo con le nostre mani, con sangue, sudore e lacrime, ma nonostante le istituzioni che ci hanno sempre ostacolato.

La politica è un corollario del mio interesse per la salute. Chi ha prestato il cosiddetto Giuramento d’Ippocrate dovrebbe condividere questo concetto.

 

A proposito, per Stefano Montanari, l’amore per una donna è un sogno, un’utopia, una irripetibile scoperta, o casa altro?

 

Caso. O destino, faccia lei. Per me è stata una disgrazia vera e propria. Se non avessi conosciuto mia moglie, a quest’ora non avrei problemi di nessun genere e me ne vivrei in una grigia, oraziana aurea mediocritas. Esserne restato affascinato, averla seguita e aiutata nelle sue ricerche mi ha portato ad una sorta di conflitto con il mondo che pesa, che ci grava addosso. Ma in pace con quello che conta, cioè con la gente. Insomma, se mi si chiedesse se vorrei tornare indietro, risponderei di no, per tutto l’oro del mondo.

 

Dicevamo dunque “la politica”! Quando questa le è entrata nella mente a tormentarla?

 

Ci sono precipitato per gli orrori che sono costretto a vedere ogni giorno sotto il microscopio: carne di ragazzi che schiattano di cancro, di feti malformati, di reduci dalla guerra (chiedo scusa, dalle “missioni di pace”) malati gravemente e abbandonati dallo stato… Come si fa a vedere, a sapere e a restare indifferenti? A non tentare d’intervenire? Gl’italiani sono stati addestrati a rassegnarsi, ad esprimere, al massimo, quella che Newsweek ha appena definito una “rabbia sterile”. Noi siamo “il popolo dei morti” di Lamartine contro cui levò la voce cento e passa anni fa Carducci. Io ho due figli: devo consegnare loro un’Italia vivibile e dignitosa. Ci provo, almeno. È mio dovere.

 

Mentre invece “la salute pubblica” ritiene che stia diventando una “emergenza”?

 

L’articolo 32 della Costituzione ci promette uno stato che se ne prenda cura. Nei fatti, siamo alla farsa. Una farsa, ahimé, tragica. La prevenzione primaria, quella che costa poco e rende molto è sconosciuta perché rende sì, ma non a chi tiene il timone della salute trasformata in un business colossale. Al di là della retorica di regime e delle bellissime leggi che scriviamo sulla carta, la situazione sanitaria è fallimentare. Chi lo nega ci sta rifilando un bidone. Emergenza? Un po’ come la storia dei rifiuti in Campania: l’emergenza si chiama così se dura un attimo. Altrimenti è la prassi, l’abitudine. E in Italia tutto questo significa l’interesse dei furbi, dove la furbizia è
il più squallido surrogato dell’intelligenza. Tornando all’articolo 32, lì ci si promette che lo stato si prederà cura di chi non può permettersi cure per la sua malattia. Se pensiamo, tra i mille altri casi, ai soldati che rientrano devastati nel corpo (e nell’anima, ma questa non pare contare) dalle “missioni di pace” e che lo stato non riconosce, lasciandoli morire nell’oblio e, spesso, nella miseria perché le poche cure cui si sottopongono sono carissime e sono sostenute da loro personalmente, c’è materia per vergognarci.

 

Tornando all’attualità: si va dunque a votare anticipatamente: Tra partiti vecchi e nuovi compare una lista: “ Per il bene comune”. Perché tra tanti partiti sulla piazza si sente l’esigenza di formarne un altro pur con la forma della  lista civica? Ci spiega scopi e obiettivi di questa sua lista presente alle prossime elezioni?

 

Temo che di qualcosa come PER IL BENE COMUNE ci sia bisogno solo in Italia. Almeno parlando di nazioni cui piace definirsi civili e democratiche, due aggettivi che riempiono benissimo la bocca ma che da noi diventano sempre più virtuali. Altrove, dove civiltà e democrazia non sono in discussione, ciò per cui ci battiamo noi costituisce una serie di ovvietà residenti nel DNA di tutte le formazioni politiche o quasi. Da noi non esiste nessun partito che si occupi della reale conduzione della casa comune. Sulle inezie sono tutti pronti a fare a botte, fino ad arrivare al grottesco con le baruffe sui sondaggi pre-elettorali, e dei grandi temi, quelli che riguardano davvero le direzioni da prendere per il nostro futuro, non c’è chi se ne occupi. Quando i pellerossa decidevano su qualcosa d’importante, pensavano alle sue conseguenze per le sette generazioni a venire. Da noi si pensa a come spartirsi il premio di maggioranza, alle poltrone e ad altre avvilenti sciocchezze simili. Umiliante. Dunque, in Italia non c’è nessuna formazione che faccia politica nel senso proprio della parola. Nessuno si rende conto dell’esistenza di una legge naturale secondo cui chi distrugge l’ambiente in cui vive, uomo, animale, pianta o organismo vivente che sia che incida negativamente sull’ambiente in cui vive è destinato a soffrire fino ad estinguersi. E questo è quanto sta accadendo da noi. Non sarà l’estinzione domattina, ma le patologie, specie quelle infantili, da ambiente malsano stanno andando alle stelle. Poi si viene a raccontare che si vive di più, concludendo spericolatamente che questa è la dimostrazione che inquinare non fa male. Così si nasconde il fatto che questo è principalmente dovuto ad una tecnologia medica migliore – e basti pensare agli stimolatori cardiaci o all’emodialisi – alla lotta vincente su molte malattie infettive e ad una medicina più disponibile per tutti. Non nel Terzo Mondo, va da sé. Ma, al di là di questo, nessuno si occupa di temi fondamentali come l’attentato continuo alla nostra Costituzione. Che ne è degli articoli 2, 11, 21, 32, 56 e 58? Se qualcuno ne ha voglia, vada a cercarseli nel testo della Costituzione e ci mediti sopra un attimo.

Noi vogliamo fare politica sana perché ormai siamo arrivati con il pettine ai nodi.

 

Bene, alle elezioni scelgo Lei! Questo mio voto nei fatti però rischia di andare disperso.   Non è cosi?

 

È la teoria di Berlusconi e di Veltroni. Certo: molto più comodo essere in due a spartirsi senza interferenze una torta ancora ricchissima, visto che questa è la filosofia italica.

Quando esiste la possibilità di andare a votare, è possibile ripartire da zero e fare la rivoluzione senza forconi in piazza ma con un tratto di matita su una scheda elettorale. Lo so che se non dai posti di lavoro fasulli, se non hai giri furbetti, se non regali privilegi, se non vendi sogni che, magari, hai già venduto mille volte e che non si sono mai realizzati, rischi di ricevere pochi consensi, ma noi ci rivolgiamo agl’italiani maturi, non di età ma di cervello, che non sono più disponibili a farsi abbindolare per l’ennesima volta da questi dinosauri della politica nostrana ormai con il fiato cortissimo. Quando una medicina non funziona; quando, ancor peggio, la medicina è la causa stessa del male, si deve cambiare medicina. Altrimenti, peggio per chi s’incaponisce. E poi qualcuno mi dovrebbe anche spiegare per quale motivo io dovrei portare il mio sì a qualcuno che mi massacra per non “disperdere” il mio voto. È la Sindrome di Stoccolma?

Un voto disperso? Direi, piuttosto, un voto utile. Io posso cambiare: io cambio.

 

IL nostro paese ha tuttavia molte urgenze da risolvere oltre le nano polveri.Ve ne occuperete anche di queste in prima persona o vi appoggerete e sosterrete le battaglie di altri partiti?

 

La storia delle nanopolveri è del tutto strumentale. Noi abbiamo un programma a 360 gradi (lo si trova anche nel mio blog www.stefanomontanari.net) che va dal mettere una pezza allo sconcio dei concorsi pubblici al metterne una allo schifo delle università che partoriscono schiere di disoccupati, non di rado culturalmente poco pronti a sostenere una competizione globale come
è indispensabile oggi o costretti a fuggire altrove, e la responsabilità è di una classe docente che ha fatto carriera in modo tutt’altro che cristallino e meritocratico. Il che è gravissimo, perché è dall’università che ci si aspetta il grosso della classe dirigente futura. Abbiamo un programma che pretende, come da Costituzione, di smettere di fare la guerra comunque la vogliamo chiamare, e che esige libertà di espressione così svilita da una stampa ormai ai posti di retroguardia mondiale per libertà; abbiamo un programma che non tollera più che i partiti, ormai nulla più che cosche, facciano il bello e il cattivo tempo, magari a loro volta sotto il tallone di ferro di centri di potere economico… Insomma, certo che ci stanno anche le nanopolveri come ci sta tutto questo ambiente miserando, ma non capisco perché si dia risalto solo a questo. Quanto ad una nostra alleanza con altre formazioni, si vedrà di volta in volta, a seconda di che cosa si sta discutendo, e ci schiereremo senza alcun preconcetto, solo basandoci su criteri di onestà e di buon senso. Del resto, noi siamo un gruppo del ventunesimo secolo, dove le ideologie otto-novecentesche sono morte e sepolte, e, per questo, non troviamo collocazione nello scaffale polveroso della politica italica. Destra? Sinistra? Centro? Roba da archeologia della politica

.

Per esempio sul tema del lavoro giovanile precario si schiererebbe con Berlusconi, Bertinotti o Veltroni?

 

Con nessuno. È un sistema intero da cambiare, e pretendere di cambiare un sistema con l’ennesima legge, magari deformata da chissà quali interessi e passata attraverso chissà quali negoziati, è impresa votata al fallimento. Noi abbiamo sempre fretta e c’illudiamo che un colpo di bacchetta magica possa cambiare il mondo. Il precariato nel lavoro giovanile (e non solo giovanile, purtroppo) è figlio di una situazione che va incancrenendosi e che coinvolge una miriade di aspetti diversi del nostro italico vivere. Se non si correggono queste aberrazioni, ogni tentativo di risolvere questo problema, così come tantissimi altri, sarà pura illusione.

 

Sui temi dell’”ambiente” cosa le preme invece raccomandare agli elettori? Ci elenca 5 motivi inderogabili che ci spingono a sceglierla come nostro  rappresentante?

 

Voglio ricordare una frase del filosofo inglese Francis Bacon: “La Natura si domina solo obbedendole.” L’uomo è l’unico animale che non vive in equilibrio con la Natura, l’unico animale inquinante. Purtroppo le leggi naturali sono state promulgate da un creatore, qualunque connotazione gli si attribuisca, che ha agito in maniera del tutto antidemocratica: è così perché lo dico io. Se noi continueremo ad essere tanto ingenui da pensare di mettere ai voti quelle leggi, da credere di poterle abrogare e, magari, di mettere in castigo il creatore, qualunque cosa questo creatore sia, ho paura che di che essere delusi. Dunque, raccomando agli elettori, cioè ai padroni dello stato, come ci assicura la già più volte citata Costituzione, di riaprire i vecchi libri di scuola per rinfrescarsi qualche nozione e di diffidare dei venditori di fumo. Il Gatto e la Volpe di Collodi dovrebbero dirci qualcosa.

Cinque motivi per darci il voto? Beh, intanto un voto a PER IL BENE COMUNE è a beneficio di tutti, anche di chi distrugge l’ambiente, un ambiente in cui vive anche lui, il distruttore, come un pesce rosso nella vaschetta. Poi, un voto così è ben speso perché l’ambiente non appartiene a noi ma è in prestito dai nostri figli i quali, a loro volta, dovranno renderlo ai loro figli. E io non voglio dover giustificare il perché, sapendo perfettamente ciò che so e vedendolo con chiarezza scientifica, ho agito in maniera così disonesta verso di loro, rapinandoli. Continuando, se anche noi di PER IL BENE COMUNE dovessimo finire in parlamento in pochi, saremo sempre un gruppo con cui fare i conti quando si tentano le mille operazioni “disinvolte” di cui siamo tutti costantemente vittime e, perciò, saremo una sorta di cani da guardia a vantaggio di tutti. Credo che mai come oggi questa sia una necessità. Quarto: è ormai tempo di fare i conti. Le abitudini da bambini viziati che ci hanno cullato e che siamo lasciati attribuire dai troppi pifferai magici sono incompatibili con il futuro, anche prossimo. Illudersi che un’economia basata sul petrolio che ormai aumenta di prezzo un dollaro al giorno, sulla plastica che è stata la “bella donna” degli Anni Sessanta, sul consumo senza freni, sullo spreco sistematico visto come simbolo di benessere è un suicidio. Semplicemente, non ce lo possiamo permettere. Lo so che chi propone sacrifici è scansato come se avesse la lebbra e si corre sempre tra le braccia di chi ci vende per la millesima volta il Colosseo per quattro soldi, ma, ancora una volta, io parlo a chi ragiona. E, da ultimo, c’è un recupero di dignità. Io chiedo di poter dare una mano a risanare una classe politica che ci fa vergognare di essere italiani. Quando mi capita di andare all’estero e parlare con i miei colleghi o leggere i giornali del posto, sento una fitta allo stomaco e arrossisco. Non lo voglio più. Uno dei miei figli se n’è andato a vivere in Australia per lo squallore nostrano che lui non sopportava. E di quello squallore sono in parte responsabile anch’io che faccio parte della generazione che hanno preceduto la sua e che non ha fatto altro che devastare il devastabile.

Così, se gl’italiani mediteranno un attimo, se si renderanno conto che oggi ci è data un’occasione importante, se saranno coerenti con i loro mille motivi d’insoddisfazione, credo che il consenso non ci mancherà e questo farà da trampolino per gli anni che verranno.

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