Per fortuna noi donne abbiamo grandi riserve.

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Cristina Bonfatti, giornalista dell’emittente televisiva trc, racconta il suo rapporto di coppia con il marito, il maggiore Aniello Mautone comandante del nucleo operativo del comando provinciale carabinieri di Parma impegnato nel caso dell’omicidio di Tommaso Onofri. Un legame forte anche se vissuto a distanza da cui e’ nato il piccolo Lorenzo.

Cristina da quanti anni è sposata?

 

Sono sposata dal 1998 quindi da ben otto anni e ho un figlio, Lorenzo, di cinque anni.

 

Dove presta servizio suo marito?

 

E’ Comandante del nucleo operativo del Comando Provinciale di Parma.

 

I sacrifici della professione di suo marito che tipo di ricadute hanno sulla sua vita?

 

Hanno ricadute su tutti gli aspetti della vita quotidiana. Basti pensare che da quando sta seguendo il caso dell’omicidio del piccolo Tommaso Onofri non torna a casa da oltre un mese. Io e Lorenzo lo abbiamo raggiunto per qualche weekend e lui dal canto suo ha fatto qualche veloce

visita a casa ma nessuna permanenza nel vero senso della parola. Da questo si comprende facilmente come il suo lavoro incida profondamente nella gestione del menage familiare.

 

Perché avete deciso di vivere in due città diverse?

 

Mi rendo conto che si tratta di una scelta un po’originale, ma è legata al fatto che anch’io lavoro come giornalista nell’emittente televisiva Teleradiocittà e non posso ad ogni trasferimento di mio marito cercare un nuovo lavoro. A questo si aggiunge la volontà di dare stabilità a Lorenzo senza sballottarlo da una parte all’altra dell’Italia. Un ufficiale non sa mai dove potrà essere trasferito. Oggi mio marito è a Parma, magari tra un anno sarà a Reggio Emilia dove potrebbe rimanere per tre anni poi essere trasferito per altri due anni a Bologna. Ogni volta è un’incognita e per un bambino è complicato dover cambiare città, scuola, giro di amici così di frequente. Di comune accordo io e mio marito abbiamo deciso di fare il nostro punto fermo nella città dove io lavoro e posso contare sull’aiuto dei miei genitori mentre lui si sacrifica a fare il pendolare. Abbiamo voluto privilegiare le esigenze di stabilità di nostro figlio e questa soluzione ci è sembrata la migliore.

 

Vivere in due città diverse non penalizza il rapporto di coppia?

 

Come confermano le statistiche il vedersi poco fa diminuire le liti! E questo è già un vantaggio da non sottovalutare. Non avendo molto tempo a disposizione cerchi di dare priorità solo ai problemi più importanti trascurando le sciocchezze tante volte inutili. Ti poni al meglio nei confronti del partner proprio perché non hai la possibilità di stargli vicino tutti i giorni.

 

Il lavoro di un carabiniere è soggetto a determinate regole nonché  all’obbedienza di ordini che solo in rare occasioni è possibile contestare. Questo condiziona la sua vita? C’è mai stata una disposizione impartita a suo marito che abbia impedito anche a lei una certa libertà di azione?

 

I carabinieri fanno un mestiere molto particolare così come altri rappresentanti delle forze dell’ordine e possono ritrovarsi da un giorno all’altro senza stipendio perché qualcuno li ha denunciati e la sospensione dall’incarico scatta anche se poi viene appurato che non c’entrano nulla con il fatto contestato. Questo si riflette in maniera negativa sulla vita del coniuge e dell’intera famiglia. Nell’arma dei carabinieri, per fortuna, le cose sono cambiate rispetto al passato e le disposizione non sono più irrevocabili. Quando mio marito ha ricevuto la proposta di andare in Kosovo poteva senza problemi rifiutarsi. Ci sono regole meno rigide che tengono conto del fatto che prima di essere un militare sei una persona con esigenze diverse a seconda del periodo di vita che ti trovi a vivere. Certo una scelta diversa può ripercuotersi negativamente sulla carriera, però, vi è sempre la possibilità di scegliere e non è cosa da poco se si pensa all’intransigenza del passato.

 

L’ingresso delle
donne nell’arma cambierà ulteriormente le cose?

 

E’ possibile presumere che ci saranno cambiamenti anche perché come tutte le donne anche quelle che hanno scelto la carriera nell’Arma un giorno saranno madri e come è noto è difficile che una mamma rinunci a stare con il figlio almeno il tempo consentito dalla legge. E’ possibile chiedere ad un carabiniere uomo di tornare al lavoro anche se il figlio è nato solo da pochi giorni la richiesta diventa estremamente complicata se viene avanzata alla donna militare che ha appena partorito. Lo stesso vale in caso di malattia del bambino. Un padre può correre in ufficio in caso di emergenza una mamma è già più difficile che lasci il piccolo proprio quando sta male. Tutti sanno bene che le esigenze di un bambino piccolo sono tantissime e che la maggior parte delle madri se ne vuole occupare personalmente a dispetto del lavoro. Sono convinta che l’ingresso delle donne nell’Arma sia un fatto positivo perché sono dotate di una maggiore elasticità mentale rispetto agli uomini. Grazie al mio lavoro che mi consente di conoscere molti poliziotti e poliziotte credo che la Polizia sia più in linea con i tempi proprio perché ci sono le donne. L’Arma dei carabinieri si adeguerà in virtù di questo recente ingresso delle donne.

 

E’ possibile secondo lei che la presenza delle donne provochi un trattamento differenziato a loro più favorevole all’interno dell’Arma?

Dal punto di vista dei trasferimenti è abbastanza improbabile che un marito accetti di cambiare città ogni qualvolta viene trasferita la moglie soprattutto se ha una attività indipendente.

 

Il cambiamento di sede di un carabiniere è legato ad un motivo professionale volto ad evitare un suo eccessivo e prolungato radicamento nel tessuto sociale in cui si trova ad operare. Che si tratti di un uomo o di un donna cambia poco. La donna che intende far carriera si dovrà adeguare. Per fare una battuta le donne carabiniere sposeranno tutte o poliziotti o magistrati così verranno trasferiti insieme e non avranno problemi.

 

Per quale ragione nell’Arma dei carabinieri ci sono percentuali crescenti di separazioni?

 

Come dicevo prima quello del carabiniere è un lavoro molto particolare e difficile da capire soprattutto da parte di chi ha un lavoro ad orari fissi. Diventa molto complicato per una donna comprendere le ragioni di una improvvisa chiamata per un’urgenza quando si è pronti per uscire dopo settimane di attesa di un momento libero. E’ dura. Questo aspetto poi con il tempo tende a logorare il rapporto se non si capisce a pieno la natura di un impegno simile e se non lo si condivide fino in fondo. Per il lavoro che faccio sono più portata a comprendere il lavoro di mio marito perché come lui posso avere orari sballati o una chiamata per un’urgenza. Al tempo stesso mi rendo conto che per chi rimane a casa o ha un lavoro con orari fissi è tutta un’altra cosa. Occorre sacrificio e comprensione, due elementi che non sempre vanno di pari passo. La domanda “ perché devi andare proprio tu?” è una delle più ricorrenti da parte di una moglie di un carabiniere. Altro fattore che pesa sul rapporto sono i continui trasferimenti. Trovarsi sola in una città che non si conosce senza amici e parenti con un marito che si può non vedere per giorni non è vita facile e non è per tutte le donne.

 

Come affronta il pericolo correlato alla professione di suo marito?

 

Non ci penso! Faccio finta di niente. Come ufficiale non opera direttamente sulla strada ed è meno esposto anche se può essere soggetto ad altri tipi di problemi. Meglio non pensare e continuare ad affrontare la vita giorno per giorno.

 

E quando ha operato in Kosovo?

 

In quel periodo pensavo ancora meno!Ho saputo che sarebbe partito solo qualche giorno prima e in poco tempo ho dovuto organizzare la mia vita per i futuri otto mesi in cui lui non ci sarebbe stato. Questo pensiero non mi ha permesso di riflettere troppo sui rischi legati alla sua missione.

 

Nel vostro rapporto il telefono è quindi indispensabile?

 

Guai se non ci fosse il cellulare! E’ fondamentale per risolvere gli imprevisti, le questioni importanti e per non sentire troppo la lontananza.

 

Che rapporto c’è tra suo figlio e suo marito?

 

Hanno un rapporto bellissimo. Lorenzo sa che il papà c’è sempre anche se non è presente tutti i giorni e quando questo accade è una vera festa.

Il piccolo non lo lascia un attimo. Hanno un legame molto forte ed io faccio in modo che si alimenti lasciando che vivano dei momenti tutti per loro. Spesso vanno da soli a trovare la nonna a Roma, vanno a mangiare un boccone insieme e a volte è capitato che mio marito lo portasse con sé a Parma per qualche giorno. Penso sia giusto consentire che stiano da soli loro due senza il filtro della mia presenza. Questo non accade sempre,ovviamente, perché per un bambino è fondamentale vedere i genitori insieme.

 

L’essere legata ad un ufficiale dei carabinieri darà qualche vantaggio?

 

Si, avere il ponte di sciabole al proprio matrimonio! A parte gli scherzi, il grande vantaggio è quello di sentirsi parte di una grande famiglia. Qualsiasi cosa accada a mio marito,io so che non sarò mai lasciata sola dall’Arma. Questa è una sicurezza che ti fa vivere meglio il rischio e i disagi legati all’attività. E’ un senso di appartenenza fortissimo che infonde sicurezza e coraggio.

 

Consiglierebbe a una donna di sposare un ufficiale dell’Arma?

 

E’ una grossa responsabilità, non saprei…..Ci si innamora di un uomo e non ci si lascia condizionare dal tipo di lavoro che svolge. In questo caso,però, bisogna tener ben presente che non è una vita facile e che occorre tanta tanta pazienza. Per fortuna noi donne ne abbiamo grandi riserve.

 

Lo rifarebbe?

 

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere…è una domanda troppo rischiosa.

 

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