Per essere rispettati bisogna prima di tutto rispettare

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“Parlare poco e lavorare” questa la ricetta di Vilma Spattini ex mondina per andare d’accordo con donne e uomini. A 90 anni ha ancora la forza per dire: donne fate le vostre scelte ma rispettate se volete essere rispettate.

Quanti anni ha?

 

Ho 90 anni quasi 91. Sono nata il 25 agosto del 1915. Ero la quarta di nove fratelli e di me si occupavano soprattutto quelli più grandi perché mio padre era al fronte e mia madre lavorava. A tre anni ho visto per la prima volta mio padre e mi fece tanta paura perché aveva il berretto da militare.

 

A che età ha iniziato a lavorare?

 

Dopo aver finito le scuole elementari ho iniziato a lavorare come sarta ma lavoravo anche in campagna, andavo a vendemmiare a mietere il grano. Mi è sempre piaciuto lavorare e anche adesso che ho 90 non sono capace di stare ferma.

 

Quando partì per la prima volta per fare la mondina.       

Era l’estate del  1935 e avevo 17 anni. Ricordo che ero molto felice perché andavo a guadagnare dei soldi veri. I contadini allora non avevano tanto denaro contante. Erano soliti scambiare una gallina per due sacchi di farina, ma soldi non ce ne erano. Andare a fare la mondariso era una grande opportunità per le donne era un posto molto ambito. Tante richieste per pochi posti e la selezione avveniva per capacità e impegno. Niente chicchere o grilli per la testa, lì volevano gente che stesse con i piedi nell’acqua e la schiena piegata e facesse poche storie. Io mi sono sempre considerata privilegiata di poter far parte del gruppo delle mondine di Sorbara , Bomporto e Solara. Cento donne che dopo aver superato una visita medica andavano a lavorare lontano da casa, a Novara o Vercelli, per aiutare la famiglia a trascorrere un inverno meno duro. Si prendeva il treno speciale per le mondine che veniva chiamato “tradotta mondariso” e si partiva.

 

Come è stato l’impatto con le risaie?

 

Il primo anno, quando non sei abituata è molto faticoso. Si deve imparare a convivere con tante donne ognuna con la sua personalità i suoi problemi poi il lavoro ti stanca tanto e bisogna ubbidire al padrone.

 

Per quanti anni ha lavorato come mondina?          

Per 17 anni. Dopo alcuni anni sono diventata caposquadra avevo la responsabilità del lavoro di circa un centinaio di donne. Mi occupavo dei loro bisogno tenevo il conto delle ore di lavoro degli straordinari con serietà e impegno senza mai imbrogliare. Allora era facile, non c’erano tanti mezzi per verificare. Non mi sono mai sognata di fare un cosa del genere anche se molte altre lo facevano per arrotondare la loro busta. Ma con che coraggio potevo portare via dei soldi guadagnati con tanta fatica a donne che avevano bambini piccoli a casa o gambe piene di vene varicose per la fatica? Non avrei mai potuto farlo. Abusare della propria posizione per avere favori è una vigliaccata!


Dove dormivate?

 

In una grande camerata realizzata all’interno di granai che ospitavano il riso prima che andasse all’Ente riso di Vercelli dove veniva smistato. Avevamo un materasso vuoto che riempivamo di paglia, appena arrivate. Non era comodissimo ma, quando una persona è stanca dorme anche sui sassi. Prima non c’erano le brandine su cui poggiare il materasso poi Mussolini volle che ci fossero per farci riposare meglio oltre alla carne una volta alla settimana e un quarto di latte tutte le mattine. Il duce introdusse nuove regole e forme contrattuali che tutelavano le lavoratrici. Io avevo un contratto tante donne che avevano fatto le mondine in passato non avevano nulla.

 

Come era una giornata tipo?

 

Si lavorava per otto ore, dalle cinque alle 12 , una pausa per mangiare una pagnotta poi si tornava subito al lavoro. Si doveva fare presto perché dopo le tre del pomeriggio le zanzare non ci lasciavano fare niente. Si tornava alla cascina dei padroni e ci riposavamo. Abbiamo fatto tante risate da dimenticare la fatica. Tutte avevamo voglia di stare bene insieme e a volte dimenticare i dispiaceri lasciati a casa. Ballavamo nell’aia tra di noi proprio come si vede nel film “Riso amaro” le donne più anziane facevano delle scarpine o delle calze all’uncinetto per i loro bimbi e poi tutte a letto.

 

Se qualcuna si ammalava cosa succedeva?

 

Per fortuna in 17 anni di lavoro ho visto ammalarsi una donna sola. Era un ragazzina giovane e ha avuto un piccolo collasso forse per la fatica. La selezione fatta dal medico prima di partire faceva sì che solo le più sane potessero partire. Eravamo sicure perché nel paese c’era il dottore,il farmacista e anche il dentista. Una volta ho avuto un terribile mal di denti e sono andata dal dentista senza dire niente al padrone perché mi vergognavo avevo paura pensasse fossi debole. Mi ha estratto un dente senza anestesia con un dolore da pazzi. Il padrone quando lo ha saputo, dalle mie compagne, si è dispiaciuto tanto, quasi arrabbiato, perché mi avrebbe voluto accompagnare in città da un bravo dentista. Io sono stata fortunata ho sempre trovato persone molto serie e generose.

 

Qualcuna ha mai trovato un fidanzato?

 

Si una mia amica di Solara ha trovato un fidanzato altre avevano qualche storiella.

La maggior parte delle donne erano sposate o anziane perciò solo le più giovani prendevano qualche cottarella se la domenica andando a messa in paese e incontravano un bel giovanotto.

 

Le mondine sono conosciute soprattutto per i loro canti. 

Per meglio far passare il tempo in mezzo all’acqua immerse fino alle ginocchia con la schiena piegata per ore,cantavamo tutte le canzoni che conoscevamo persino quelle di chiesa. Si formavano dei cori meravigliosi. In quei canti a volte amari a volte allegri ogni donna si identificava. Chi rivedeva il suo dolore chi fantasticava per la sua giovane età e chi pensava alla famiglia lontana.

 

C’è un aneddoto che ricorda con piacere?

 

Alla stazione di Novara prima di partire c’erano le crocerossine che ti davano un aiuto, acqua, caffè un dolcetto. Una mia amica ha fatto finta di stare male per avere un caffè, un altra è andata a chiamare la crocerossina allarmandola sullo stato di salute dell’amica. Appena il treno è partito dal finestrino ha fatto veder alla crocerossina che invece di dare il caffè all’amica se lo bevevo lei trattando male la finta ammalata. La povera crocerossina preoccupata ha quasi fatto fermare il treno. Era una piccola marachella. Si rideva con poco non avevamo tante pretese.

 

Lei ha lavorato anche alla Cantina Sociale di Sorbara un luogo dove vi erano soprattutto uomini. Le donne erano solo otto. Quale era il vostro compito?

 

Le donne erano più veloci e avevano le dita delle mani più piccole così venivano impiegato per fare piccole corde che allacciavano intorno ai tappi delle bottiglie. C’erano tanti uomini ma con me non avevano mai niente da dire perché io lavoravo e basta. Il mio impegno parlava per me. Quando cercavano una donna che avesse voglia di lavorare venivano sempre a cercare me. Io parlavo poco e lavoravo. Per questo riuscivo a conquistare la fiducia di molti di loro.

 

Quando si è accorta di aspettare un bambino nel 1945 ha deciso di non sposarsi. Una scelta coraggiosa con cui ha sfidato le convenzioni del tempo? Quali conseguenze ha dovuto subire in virtù di questa decisone?

 

Nessuna perché era una scelta mia! Io ho deciso di non sposarmi perché pensavo che non sarei stata felice con quell’uomo e mi sono assunta le responsabilità di una simile decisione. Non ho mai fatto sentire solo mio figlio per lui ho rinunciato a tutto e sono stata felice di averlo fatto. Quando è nato lui è nata una nuova stella. Mi bastava guardarlo per non sentire le cattiverie di chi non riusciva a pensare a se stessa.Ho sempre fatto a modo mio e a 90 ancora lo faccio.

 

Lei abitava a Sorbara un piccolo paese della bassa modenese dove la sua scelta avrà sicuramente suscitato scalpore. Come ha reagito?

 

Ho reagito da donna! Non avevo fatto nulla di male,avevo messo al mondo un bambino bellissimo, non avevo né rubato né ucciso. Avevo tutto il diritto di continuare a vivere la mia vita in tutta serenità senza nascondermi. Le malelingue c’erano e ci sono ancora oggi. Il mondo ne è pieno e sarà sempre così una donna però deve imparare nel corso della sua vita ad accettarne l’esistenza e infischiarsene. L’invidia è una brutta malattia ma le donne hanno gli a
nticorpi per non farsi contagiare.

 

Cosa augura alle donne per l’8 marzo?

 

Di avere meno grilli per la testa, di sapersi accontentare e di non rovinarsi la vita con le chiacchere. .,farlo davvero non solo dirlo e basta.

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