Pellacani in replica agli insegnanti delle Cittadella

Condividi su i tuoi canali:

None

Leggo, da un quotidiano locale del 27 ottobre che gli insegnanti delle scuole Cittadella, quelle al centro del caso, che ho portato in consiglio comunale giovedì scorso, dell’unica bambina italiana in una classe di stranieri, prendono “con forza le distanze da chi sta tentando di fare oggetto di bieca strumentalizzazione le nostre scuole e soprattutto i nostri bambini”.

Mi sembrano un tono e parole (“bieca strumentalizzazione” soprattutto) che possono anche andar bene in un dibattito televisivo tra politici di lungo corso, ma che non sono per nulla appropriate al ruolo, funzione e cultura di chi insegna. Non mi stupisco però. In una città dove da 70 anni la stessa parte politica, a braccetto con la cooperazione, governa, spadroneggia, impone le sue regole, occupa ogni posizione, controlla una parte importante dell’informazione, impone il pensiero unico, la scuola non poteva uscirne immune.

Apprezzo il complesso lavoro che gli insegnanti svolgono quotidianamente per concorrere ad integrare gli alunni stranieri, ma apprezzerei anche che questi operatori che sicuramente si appellano alla concordia, alla tolleranza all’inclusione fra le genti fossero anche rispettosi dei loro concittadini quando esprimono le loro opinioni. E lo ribadisco: opinioni. Perché si deve predicare ma soprattutto praticare bene. Ho solamente evidenziato un’anomalia, che con una maggior attenzione si sarebbe potuta evitare e che ora tutti (PD ed MDP compresi, vedi OdG presentato ieri in Comune) ritengono sia da risolvere.

Ribadisco quello che penso e che ho detto: classi composte da una maggioranza o dalla quasi totalità di stranieri sono la fotografia della superficialità con cui la sinistra affronta il tema dell’immigrazione e dell’integrazione; in classi con una siffatta composizione l’integrazione è difficoltosa perché una concentrazione di bambini che parlano la stessa lingua li porta a stare tra di loro, a non aprirsi; spesso le famiglie degli stranieri non hanno alcun desiderio di integrare i propri figli; dove gli italiani sono uno, due o  tre sono loro che rischiano di venire emarginati; è illusorio pensare che l’integrazione avvenga automaticamente, come per incanto, e in ogni caso il peso non può essere caricato sulle spalle dei bambini e delle loro famiglie; il rischio che i programmi vadano a rilento esiste; il tetto del 30% di studenti stranieri in una classe, introdotto dall’ex ministro dell’Istruzione Gelmini, risponde a buon senso; dirigenti scolastici e amministrazione avrebbero dovuto essere più attenti e ora è bene che si diano da fare per evitare che situazioni simili si ripetano in futuro.

E confodo che la stessa passione che voi insegnanti mettete nell’operazione di integrazione, continuiate a metterla anche nel garantire il livello di preparazione che si richiede agli alunni alla fine di ogni anno scolastico.

Un’ultima cosa. Sempre in relazione al pensiero unico. Ad entrambi i miei figli, alle medie, durante le ore di musica hanno fatto imparare “Bella ciao”. Allora non ho detto niente, per quieto vivere. Però ora posso dirlo: cari sinistri piantatela con l’indottrinamento a scuola. La scuola è di tutti. Anche di chi non la pensa come voi. E, cari insegnanti di musica, da domani per favore cambiate: molto meglio Albachiara.

Consigliere Forza Italia

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

L’arco e le frecce

Un tragico incidente, un’uscita fuori strada autonoma, uno dei tanti drammi che insanguinano le nostre strade. Così, poteva essere reso noto e archiviato, ciò che

Non ti fidar dell’acqua cheta

Sull’Ansa ho trovato il lungo elenco di catastrofi provocate da frane e alluvioni in Italia negli ultimi settant’anni: 101 vittime nel Polesine (1951), 325 persone

Gli ambientalisti nelle pinacoteche

L’ultima moda di certi ambientalisti è utilizzare le pinacoteche ed i musei per protestare. Così in questi giorni cinque attivisti di ‘Ultima generazione’ sono entrati