Passami il sale…

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Passami il sale…

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Nei rapporti umani la parola è la forma più elevata di comunicazione, sia essa detta o scritta, e tante più parole si conoscono e si sanno usare, tante maggiori possibilità si hanno di comunicare il proprio pensiero, ma, soprattutto, cosa assai più importante, maggiori possibilità si hanno di capire il pensiero degli altri.

Questo, con buona pace di chi vorrebbe limitare le parole alle poche essenziali, utili ai concetti semplici, pratici, più o meno come dire a tavola -Passami il sale- …trovando tutto il resto incomprensibile e bruttino. A questa stregua diventa incomprensibile e bruttino, forse pure inutile, tutto ciò che non è finalizzato ad uno scopo pratico, al vivere quotidiano…e non risolve la viabilità, non rimette a posto i cubetti di porfido divelti, non impedisce le macchine in doppia fila, non snellisce le code agli sportelli…Non servono a nulla Leopardi, Dante, Shakespeare…sono talmente incomprensibili e bruttini…e neppure serve a qualcosa la Storia, tanto meno la Filosofia…a che cosa servono queste cose, a farci assumere in fabbrica, a farci guadagnare denaro, comprare i vestiti, andare in vacanza, cambiare auto?

Chi è sempre pronto a irridere e disprezzare ciò che non capisce, ciò che non è alla sua portata, dirà questo per prima cosa, e troverà il consenso in chi, come lui, è convinto che nulla di ciò che non è pratico, immediato, materiale… abbia una qualsiasi utilità.

Si usa un termine sommario, bullismo, per definire certi comportamenti estremi fra giovanissimi, ma il bullismo, inqualificabile sempre, è ancora più squallido e intollerabile fra gli adulti, che invece, assai più dei giovani, ne sono colpevoli. E’ più facile incolpare però i ragazzi, che sono tuttavia soltanto il capro espiatorio della nostra incapacità come educatori, lo specchio delle nostre mancanze, delle nostre lacune, delle nostre viltà e delle nostre inconfessabili meschinità…

I nostri figli ci guardano e ci ascoltano, e fanno ciò che noi facciamo.

Gli adulti dovrebbero guardare dentro sé stessi, a quante, e quante volte, hanno fatto i bulli, passando come macchine schiacciasassi sull’anima delle persone…quante volte hanno impartito lezioni di maleducazione, di inciviltà, di scorrettezza…e, soprattutto, quante volte hanno sostituito alle parole di simpatia, di insegnamento, di aiuto, di comprensione…azioni più semplici, più spicce, più sbrigative.

E’ più facile dare 50 € in mano ad un ragazzo piuttosto che ascoltarlo, è più facile esigere che i suoi insegnanti si astengano dall’assegnargli compiti nel week-end, che passare queste ore insieme aiutandolo a studiare o a fare i compiti; è più facile inculcargli che è superfluo e inutile tutto ciò che è impegnativo, faticoso, o semplicemente difficile , piuttosto che esortarlo a mettere a frutto i suoi talenti, che siano cinque, due o uno soltanto… non importa.

Soprattutto, è più facile dare la colpa agli altri, nella Scuola, nella Società, nelle amicizie…piuttosto che fermarsi un momento a riflettere su quelle che sono le nostre responsabilità e i nostri doveri.

Penso che non sia mai tempo perso quello che dedichiamo a pensare, a imparare, a parlare ma soprattutto ad ascoltare gli altri, non è mai tempo perso neppure quando si è disprezzati, irrisi, inascoltati…

E’ questo il più grande insegnamento che noi adulti dobbiamo dare ai giovani che abbiamo accanto, siano figli, allievi, amici, dipendenti…e contribuire a formare le coscienze, per difficile che possa essere, non è una battaglia perduta, è la sola che valga la pena di combattere, invece.

Chi recepisce questi insegnamenti è un cittadino migliore, capace di giudizio e di critica costruttiva. Starnazzare, protestando rumorosamente e platealmente per tutto ciò che di ingiusto, incivile, scomodo c’è nella nostra vita di ogni giorno…trinciare giudizi sulle Forze dell’Ordine, che vorremmo sotto casa per la nostra sicurezza, ma ben lontane quando parcheggiamo a casaccio o schiacciamo l’acceleratore…addossare alla politica locale o centrale, ogni male economico e sociale è facile…Ma non è il modo per cambiare, se prima non si opera il vero cambiamento nella nostra coscienza politica e nella nostra capacità critica. E forse, prima di chiederci che cosa possono fare per noi la nostra città, o la nostra nazione, chiediamoci che cosa possiamo fare noi, per esse.

 

 

 

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