Partito Democratico

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Il subito dopo le elezioni primarie : risultati, curiosità, commenti, notizie,dichiarazioni

PARTITO DEMOCRATICO / EMILIA-ROMAGNA

Elezione del Segretario regionale

Salvatore Caronna: 69,38%
Antonio La Forgia:  18,99%
Palma Costi:              11,64%

SEGGI 1001 SU 1001

 Elezione dell’Assemblea  regionale 

 

Liste                                           Voti                                %

CARONNA Democratici       268.729                         67,63

CARONNA Ambiente                2.827                           0,71

CARONNA Sinistra                   4.140                            1,04

LA FORGIA                                75.449                        18,99

COSTI                                          46.236                        11,64

Voti validi                                  397.381                        91,55

Bianche                                      32.359                           7,46

Nulle                                              4.226                           0,97

Contestate                                          73                           0,02

Totale  non valide                       36.658                           8,45

Votanti                                      434.039                      100,00

Elettori                                      434.039           

Seggi scrutinati                            1.001                    100,00 ::::::::::


SEGGI 1001 SU 1001
PARTITO DEMOCRATICO / EMILIA-ROMAGNA
Elezione del Segretario nazionale  

 

Candidati                                                                                           Voti          %

Mario               ADINOLFI                                                               86             0,02

Rosy                 BINDI                                                                43.872             10,42

Piergiorgio       GAWRONSKY                                                     402             0,1

Enrico               LETTA                                                              35.813             8,5

Walter              VELTRONI                                                   340.990           80,96

 

Il mito perduto dei blogger: Scalfarotto e Adinolfi

 

Modena 18/10/2007

Ivan Scalfarotto, brillante giovane manager, si candidò a sorpresa alle primarie dell’Unione tenutesi il 16/10/2005 e ottenne un 6° posto (vinse Prodi, ricordate?) raccogliendo 26.912 consensi, pari allo 0,6%. Scalfarotto sosteneva che l’abilità di un politico è direttamente proporzionale alla sua capacità di persuasione. Il punto di forza di Ivan era il suo blog, attraverso il quale conduceva la sua campagna elettorale, basata sul PRINCIPIO DELLA SIMPATIA. Scalfarotto si presentava come la persona semplice che desidera confrontarsi con i giganti della politica, una persona simile a voi, senza troppi mezzi ma con grandi sogni e idee, uno che chiede il vostro aiuto per giungere a quella sfida. Aveva la capacità di attivare quegli elementi di identificazione che portavano la gente comune a solidarizzare naturalmente con lui. Eppure fallirà davanti alla macchina ben collaudata della politica.

Ma Scalfarotto non si da per vinto: aveva ideato una lista per correre anche alle primarie del PD, una lista dal nome storico “”i Mille””, un’ardita spedizione alla riconquista della classe dirigente del futuro partitone democratico, della quale ne facevano parte Luca Sofri e il blogger Mario Adinolfi, il nostro secondo
uomo. Adinolfi succhia la ruota ma poi, con uno scatto inusitato per la sua mole,  balza fuori dalla lista de “”I Mille”” si candida personalmente, come un novello garibaldino che va alla guerra contro i Borboni.

Il nuovo PD ha bisogno di uomini nuovi, facce nuove, giovani, e Adinolfi ha tutte le carte in regola, compreso l’esperienza dei blog, come il suo amico Scalfarotto, in più regge bene anche i confronti televisivi con gli altri candidati. Arrivano le primarie, viene eletto a grande maggioranza il segretario predestinato ma Adinolfi raccoglie le briciole: lo 0,17%, meno di un terzo di quello che aveva realizzato due anni fa l’altro blogger, Scalfarotto. Per chi aveva seguito con entusiasmo il V-Day di Grillo a Bologna, dove in 50mila erano accorsi richiamati dal tam-tam del meetup, sembrava naturale che almeno gran parte di quei giovani avrebbe votato il candidato “”nuovo””, giovane e non inquadrato; invece in tutta italia Adinolfi convince sì e no 6mila votanti. Perchè?

Un conto è Grillo, la cui forza risiede nella critica feroce, nell’esacerbazione degli animi, nella denuncia dei torti, sempre da una posizione che sembra neutrale ma che in realtà è nettamente schierata a sinistra ( come le piazze di giovani che riempie ), una protesta la sua che è fine a se stessa e allo spettacolo, mancante com’è di programmi riformisti e di valide alternative all’attuale situazione: il solito fascino del nichilismo che infiamma molti giovani.  

Un altro conto è Adinolfi, un trentenne che crede in internet e nei suoi sogni ma che la politica ignora e relega a comparsa di uno spettacolo dai ruoli già determinati, con la complicità degli spettatori che non se la sentono di tentare un salto nel buio davanti alla solidità di un sistema così ben collaudato e si rifiutano di applaudire i sogni, in una sorta di triste sacrificio al pragmatismo dogmatico della politica.

Sul panorama modenese nuovi blogger crescono e cercano visibilità nella rete dei contatti telematici, offrendosi ai mass media nel loro candore di uomini nuovi, o semi-nuovi, alcuni riciclati, ma tutti con la supposta convinzione che il principio della simpatia, della critica al potere, della denuncia sociale, siano le basi per attrarre l’elettorato deluso sia da chi amministra che da chi fa opposizione.

Costoro si pongono in una zona totalmente apolitica, in una specie di limbo, al riparo dalle influenze esterne e dalla corruzione, posizione che dovrebbe garantire, sulla loro parola, l’equità assoluta della futura amministrazione comunale. Non sanno, forse perchè laici o perchè distratti, che pure la Chiesa ha recentemente decretato la fine del Limbo, e che, sopra o sotto, a destra o a sinistra, ma da qualche parte bisogna schierarsi.

Massimo Guerrini

 

bersani: passiamo ai fatti, evitiamo partito delle interviste   

Ora è il momento di passare ai fatti e di evitare che il Partito democratico sia il partito delle interviste. Pier Luigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, risponde così a chi gli chiede di commentare l’affluenza alle primarie di ieri e il successo di Walter Veltroni. Bersani è soddisfatto dell’elezione del sindaco di Roma e convinto della necessità di non abbandonare i milioni di elettori che hanno partecipato alla giornata di ieri. ”Ora servono subito i fatti – avverte – diamo immediatamente appuntamento a questi tre milioni di persone. Dobbiamo riunire subito le unità di base e lì far partire le iscrizioni al nuovo partito ed eleggere, sulla base di programmi politici, gli organismi dirigenti a livello locale”. ”Evitiamo di passare le prossime settimane  a fare il partito delle interviste”

pd: dalla chiesa e zaccaria, a milano successo lista bindi

 

”A Milano il Partito democratico nasce meglio che altrove: nasce con un suo forte pluralismo, registrando una domanda di cambiamento che premia le liste meno legate agli apparati di partito e che mette radicalmente in discussione equilibri e assetti già dati per certi prima del voto”. Lo affermano il sottosegretario all’Università Nando dalla Chiesa e il deputato Roberto Zaccaria, sostenitori della Lista Bindi. ”Il successo della lista Bindi, che segna un incremento di ben nove punti rispetto ai valori nazionali, offre elementi di analisi di assoluto rilievo – aggiungono -. Se è vero, come sempre si dice, che Milano anticipa le tendenze del paese, il successo delle lista, particolarmente visibile nelle aree della città caratterizzate da un più forte voto di opinione, indica dinamiche di cui occorrerà tener conto: dalla volontà dell’opinione pubblica democratica di inviare un messaggio di disagio alle classi dirigenti politiche nazionali fino alla volontà di una borghesia riformista di ricordare che esiste una questione sociale che non può essere espulsa dall’agenda politica”. ”Con la grande partecipazione popolare di ieri è nato il Partito democratico guidato da Walter Veltroni – hanno concluso Dalla Chiesa e Zaccaria -. Ma sarà bene che esso tenga nel debito conto i segnali che Milano ha inviato con tanta nettezza”.

 

 

affluenza, il record dell’emilia: 420 mila votanti

 

L’Emilia Romagna si conferma ancora una volta ai vertici dell’affluenza alle urne: ieri, per le primarie, hanno votato oltre 420mila persone, il dato più alto tra le regioni italiane.

 

la riscossa della politica

 

 “Un passo deciso verso l’invocata semplificazione del sistema politico” e il ridimensionamento del fenomeno dell’antipolitica che aggiunge i tre milioni e passa di votanti di ieri ai cinque andati alle urne nei luoghi di lavoro per il referendum sul Welfare e al mezzo milione sceso in piazza sabato dietro le insegne di Alleanza nazionale.

Federico Geremicca sulla Stampa.

 

 

  il dualismo prodi-veltroni e’ nei fatti

 

 “Il Partito democratico emerge da uno sfondo di scetticismo, se non di ostilità, come una realtà che può cambiare lo schema ultradecennale sul quale si sono alternati gli esecutivi italiani: quello delle coalizioni nate per vincere le elezioni, non per governare. E con una leadership politicamente e numericamente forte: l’oltre 70 per cento di consensi a Walter Veltroni, solo in parte scontato, è un’affermazione netta e ingombrante, anche per Prodi. I contraccolpi prima o poi arriveranno”….  D’altronde, a scegliere il segretario è stato quasi lo stesso numero di persone che indicarono il premier due anni fa: e allora votava l’intera coalizione. Un simile risultato rischia di far dire che la sua leadership è archiviata. E il Professore se ne rende conto: ha colpito la rapidità con la quale ieri sera si è precipitato a Roma da Bologna, occupando la scena. Sa che la rottura non è scontata; che un Pd aggressivo può inspessire il profilo riformista di Palazzo Chigi, svelando il bluff di un estremismo iattante quanto impotente.

Massimo Franco sul  Corriere della Sera

 

Non sprecare questa forza

 

… “Se si apre lo spazio per una partecipazione nuova al discorso pubblico – nuova nelle persone, nel linguaggio, nei riti, nei contenuti – quello spazio viene occupato e dilatato, quasi rivendicato dai cittadini: che lo rendono simbolico e dunque immediatamente significativo dal punto di vista politico e persino culturale, distruggendo in un solo giorno la povertà del cortocircuito che trasforma la politica in vaffanculo, ma anche l’esibizione muscolare di piazze, minacce e sondaggi, che vede il confronto politico come pura prova di forza”. “Nel cosiddetto popolo della sinistra c’è ancora una disponibilità alla speranza, a ripartire e a riprovare, se soltanto si mostrano gli strumenti e gli uomini, i modi e le forme con cui tutto questo potrebbe, forse, accadere. Nel cinismo dominante di oggi, non era affatto scontato”. La protesta di questi mesi – osserva il direttore di Repubblica – non era antipolitica “ma richiesta di una politica ‘altra’, radicalmente diversa. In questo modo, la ribellione può prendere la strada (la spinta) dell’impegno a cambiare, separandosi sia dai pifferi dei demagoghi che pretendevano di guidarla, sia dai tamburi dei populisti che speravano di dirottare il corteo.”. In nessun Paese al mondo “un partito moderno è nato dal coinvolgimento diretto di tre milioni di persone, e dalla loro scelta attraverso il voto. L’ultimo grande partito nato da noi – Forza Italia – è scaturito da una cassetta tv registrata, nello studio del leader proprietario, che tra un ficus e la scrivania annunciava di amare il suo Paese, nella solitudine elettronica del messaggio televisivo. L’Italia non è così distratta da non aver percepito la differenza”.

Ezio Mauro, direttore di Repubblica

 

ha vinto il gioco di squadra

 

“E’ un successo straordinario perché alla vigilia raggiungere la cifra di un milione di votanti appariva già un clamoroso risultato mentre pochi spericolati si azzardavano a ipotizzare obiettivi più ambiziosi. Il dato, così felicemente imprevisto, degli oltre tre milioni dimostra prima di tutto quanto sia approssimativa la percezione che noi tutti abbiamo del Paese di cui dovremmo comunicare gli umori”.. “Hanno fatto flop (ancora una volta) i famosi sondaggisti e i loro termometri di consenso che segnalavano temperature glaciali per il Pd. Si sono sbagliati teorici e cantori dell’antipolitica convintissimi che alla parola ‘partito’ la gente si sarebbe barricata in casa”. “…un successo di squadra da condividere con Piero Fassino e Francesco Rutelli. Protagonisti di un’operazione ad alto rischio, come lo scioglimento dei Ds e della Margherita in un partito tutto da costruire, e che oggi possono dire di aver fatto la cosa giusta. Sono state anche le primarie di Rosy Bindi ed Enrico Letta che dando vita a una competizione vera (con qualche colpo basso) e mediaticamente intensa hanno i loro meriti se la partecipazione è stata così alta”. Ma le primarie sono soprattutto “un successo di Romano Prodi per la costanza con la quale per dodici anni ha perseguito l’idea di un partito che non c’era e che molti non volevano mai ci fosse”.

Antonio Padellaro direttore dell’Unità

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