Partito democratico

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Giandomenico Tomei da pochi mesi è il segretario provinciale della Margherita e si appresta a tracciare il passo del nuovo Partito Democratico modenese. Quale futuro? Quali prospettive? Ne parla con Bice.

Segretario, a Firenze e Roma si è segnato un passo decisivo per il futuro della politica italiana. Nasce il partito democratico, che vantaggi effettivi porterà all’Italia?

 

Il Partito Democratico farà approdare il Paese verso quel  bipolarismo maturo  e quella  equilibrata democrazia dell’alternanza che oggi è incompiuta. Ma il Pd non è solo un antidoto politico al cattivo funzionamento delle coalizioni e al bipolarismo rissoso, ma è un atto di responsabilità che permetterà all’Italia di uscire dalla lunga transizione della seconda repubblica, superando la dialettica tra partiti chiusi e movimenti instabili. Il Pd sarà un partito dell’interesse generale, della visione di insieme in grado di rompere l’ ”Italia dei veti” e dell’interesse particolare. Sarà un partito  aperto ai cittadini, una comunità politica di pensiero che vuole ridare voce a quelle  nuove generazioni che oggi stanno attraversando un momento di sfiducia verso l’impegno e la passione  civile. Sarà infine un patito nuovo, che garantirà partecipazione e processi di decisione democratici e che svolgerà una funzione nazionale per il nostro paese.

 

Margherita e Ds in diversi comuni del modenese sono già uniti in consiglio dando però spesso vita a qualche polemica interna. Ci dovremo fare l’abitudine anche nel Pd oppure si dovrà iniziare a ragionare con la stessa mentalità e uguali vedute?

 

Pluralismo, confronto e  dialettica interna fanno parte del nostro Dna. E se nessuno ha mai pensato  che il partito democratico nascesse solo  dalla semplice  fusione dei gruppi consiliari, allo stesso modo constatiamo come il lavoro fatto e che stiamo portando avanti in questa direzione è utile e necessario.  L’ottica del Pd è proprio questa: siamo partiti dall’idea che da soli sia Ds che Margherita non sono più capaci  di rappresentare quella straordinaria forza di cambiamento e di innovazione che ci vuole per l’Italia. Perché  siamo in un paese che ancora resiste al cambiamento e non si fida di un sistema politico troppo frammentato e di una transizione politica troppo lunga ed incompiuta. Il confronto, quindi,  c’è e ci sarà anche in futuro proprio sulla base di questo presupposto.

 

Mentre voi avete accettato all’unanimità il Pd, i Ds hanno visto qualche critica eccellente con rifiuti importanti. Esiste in futuro l’opportunità di rivedere i vari Angius e Mussi tornare con tutti voi?

 

Siamo partiti con un’idea chiara di come sarà il Pd: un partito aperto, intergenerazionale, che vuole andare oltre  alla fusione e  all’ incontro tra Ds e Margherita . Quindi non abbiamo preclusioni, nemmeno verso il ritorno di chi oggi si dice contrario a questo progetto. Ma  noi non possiamo fermarci alle parole;  dobbiamo innanzitutto mettere in campo soluzioni concrete ai problemi del paese. Dobbiamo avere successo nell’azione di governo, sia a livello locale che nazionale. Se passiamo dalle parole ai fatti credo che chi oggi è scettico verso questo progetto si ricrederà.

 

Tornando a Modena: lei e Bonaccini siete i due segretari provinciali, avete già iniziato a discutere su chi dovrà essere il leader del Pd geminiano?

 

Il Partito democratico cambierà tutta la politica italiana; in questo contesto  il discorso per la leadership oggi non è prioritario.  Entro giugno sarà necessario procedere verso la costituzione dei gruppi unitari, poi si eleggeranno gli organi  per la costituente del  Pd.  A quel punto, ma solo allora, sarà la volta di scegliere la leadership. In ogni caso, garantiremo la massima partecipazione nel processo di selezione.

 

E in Italia chi vedrebbe bene come segretario nazionale visto che i nomi e le candidature già si sprecano?

 

Rutelli, Veltroni, Letta, la Finocchiaro, Fassino, Bersani, Franceschini…I nomi sono tanti, ma ribadisco il concetto che di leadership si parlerà quando sarà ora..


 

 

Caso scottante: l’ingresso nel partito socialista europeo. I ds lo vorrebbero, voi non sembrate troppo convinti. Quale sarà l’esito finale?

 

Non ha senso chiedere quale sarà la distanza o la vicinanza dal Pse,, perchè quello del Pd è un progetto originale e dovrà difendere in Europa gelosamente la sua originalità. Una cosa è certa: il Pd sarà un grande partito europeista. Ma vorrei anche ribadire che non si può ridurre il Pd al burocratico dibattito sull’adesione o meno di questo progetto ad un’organizzazione politica internazionale.

 

 

Lei è stato da poco eletto come segretario provinciale. Come sono stati i primi mesi di reggenza?

 

In questi mesi il lavoro è stato intenso, ma già in precedenza ero impegnato in un partito che, grazie a quanto fatto in passato dall’ex segretario Matteo Richetti, ha comunque una grande forza e radicamento sui territori. Certo, non mancano le difficoltà. Ma ogni sfida le ha, e nella Margherita ci sono tante persone che garantiscono quella passione e quell’impegno che gratificano il lavoro svolto. 

 

 

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