Parole e pensieri di pace

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Il cristiano deve fare politica non un partito cristiano. L’Italia ha bisogno che i cattolici
facciano politica per fortificare  valori come lo spirito di servizio, l’attenzione per i più
deboli, l’accoglienza, la dignità del lavoro, Non sono valori esclusivi dei cattolici, anzi,
ma sono valori che tutti i cattolici in politica dovrebbero testimoniare.

Papa Francesco lo aveva detto già sette anni fa: “I cattolici devono fare politica, ma non serve un partito”. “Il mondo globalizzato di oggi mette al centro il denaro: quello che non serve al dio denaro si scarta”. “Quello che ci offre oggi il mondo globalizzato è la cultura dello scarto: quello che non serve, si scarta. Si scartano i bambiniperché non si fanno bambini o perché si uccidono i bambini prima di nascere; si scartano gli anziani, perché non servono. Si scartano i giovani: qui, in Italia,  troppi sono senza lavoro. Si scarta … Ma questo è il cammino della distruzione. Io cattolico guardo dal balcone? Non si può guardare dal balcone! Immischiati lì! Dà il meglio: se il Signore ti chiama a quella vocazione, va lì, fai politica”. “Non lasciamo che questa cultura dello scarto ci scarti tutti! Scarta anche il Creato, ché ogni giorno viene distrutto di più. Non dimenticare quello del Beato Paolo VI: la politica è una delle forme più alte della carità”.

L’Italia ha bisogno che i cattolici facciano politica perché possono fortificarla in valori come lo spirito di servizio, l’attenzione per i più deboli, l’accoglienza, la dignità del lavoro, Non sono valori esclusivi dei cattolici, anzi, ma sono valori che tutti i cattolici in politica dovrebbero testimoniare,

Troppo spesso hanno pensato che la loro missione si caratterizzi soltanto sui temi dell’aborto, del fine vita, della famiglia ‘tradizionale’, temi sui quali la politica dovrebbe concedere comunque la libertà di pensiero per non farli risultare troppo divisivi.

Il ‘valore aggiunto’ che un cattolico può portare in politica riguarda il modo stesso di farla,  applicando la logica evangelica della giustizia, della compassione, dell’onestà, della trasparenza, della pace,

Non c’è bisogno di uno scudo crociato e non c’è bisogno di icone, rosari e altre forme di esibizione televisiva e mediatica. Il cattolico deve ripartire, come ha sottolineato il card. Zuppi Presidente Cei, dalla questione ambientale, dal rispetto del creato, dall’impegno a rispondere ai bisogni dei più deboli facendo diventare la solidarietà una prassi politica.

Fra i Cattolici c’è chi crede nella solidità della tradizione, chi nella stabilità della moderazione, chi nella necessità del cambiamento. Va bene comunque perché un cattolico dovrebbe riconoscersi non per dove si siede ma per l’integrità, l’onestà, la trasparenza e l’impegno del suo agire.

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Una risposta

  1. Pace e solidarietà
    Parole ampiamente condivisibili e sante le tue che io estenderei dai cattolici anche a tutte le persone di buona volontà, persino ai miscredenti che comunque si mettono al servizio degli altri facendo volontariato e calandosi nel sociale, mai girandosi dall’altra parte di fronte ai bisognosi od alle violenze fisiche e morali cui assistiamo ogni giorno in ogni angolo di strada , persino fra i muri di casa , in ambito familiare.
    Non c’è bisogno di un partito o di un movimento per mettersi al servizio degli altri, per costruire la pace e per allontanare la guerra.
    “Parole e pensieri di pace” sembrerebbe una frase fuori luogo oggi perché in stridente contrasto con l’aria che tira sull’intero pianeta in cui si sta registrando una folle rincorsa agli armamenti ., Anche In Italia le spese militari, in particolare i fondi destinati all’acquisizione di nuovi sistemi d’arma, non subiscono battuta d’arresto con la crisi di Governo: dallo scioglimento delle Camere (avvenuto lo scorso 21 luglio) il Ministro della Difesa Guerini , sollecitato dalla NATO, ha sottoposto all’esame del Parlamento oltre venti programmi di riarmo per un investimento totale pluriennale per le prime fasi che supera i 12,5 miliardi di euro. L’onere complessivo delle successive fasi dei programmi, già prefigurate ma non ancora sottoposte a voto, potrebbe superare i 22 miliardi di euro nel corso degli anni di vita dei vari progetti. Queste decisioni, che impegnano fondi su futuri vari Bilanci dello Stato, sono proposte e discusse con un Esecutivo che dovrebbe solo garantire il “disbrigo degli affari correnti”, in attesa di nuove elezioni. Ciò avviene in un momento nel quale, complice la crisi economica epocale, nata nel 2008, seguita dalla crisi sanitaria nata nel 2020 e non ancora domata, poi dalla crisi energetica indotta dalla guerra in atto tra Russia ed Ucraina, sta mettendo in ginocchio famiglie ed imprese che devono fare i conti con il caro bollette ( energetiche ) e con una inflazione quasi in doppia cifra che ci riporta indietro di 40 anni.
    Quanto mai opportuna la frase pronunciata da Papa Francesco che ha detto nei giorni scorsi: “fabbricare armi è un commercio assassino”.
    Parole sante e non solo perché pronunciate dal Papa .
    Una cosa è certa : non si costruisce la pace fabbricando e vendendo o donando armi alle nazioni in guerra.
    Fra i costruttori di pace mi piace ricordare quelli di Hewo
    che è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, libera, apartitica e aconfessionale che opera in Etiopia dal 1985 a favore dei poveri e degli ammalati, esclusivamente per fini di solidarietà e sviluppo.
    Li apprezzo perché hanno inventato una forma di beneficenza ” guidata e seguita direttamente ” nel senso che viveri, vestiario e soldi non vengono mandati ma portati in loco in maniera tale che sia garantito il buon fine delle donazioni.
    Si evitano in tale maniera dispersioni in mille rivoli degli aiuti umanitari di cui spesso arrivano briciole ai bisognosi dell’universi mondo e spesso neanche quelle.

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