Parliamo di pere e di vini del modenese

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Forse non tutti sanno quanto possa incidere l’andamento stagionale sulla produzione della frutta o di qualsiasi altro prodotto agricolo.art. di M.B.

 

Modena nella zona ‘sotto dalla via Emilia’ (a nord della via Emilia) con la importante produzione di pere, di angurie e meloni, o nella zona denominata ‘sopra dalla via Emilia’ (a sud della Via Emilia ) con la produzione delle famose ciliegie del comprensorio di Vignola, con la produzione delle prugne e delle susine, ed infine la produzione dell’uva da vino che si sviluppa indistintamente a sud e a nord della via Emilia distinguendosi soltanto per le varietà (lambrusco di Sorbara e lambrusco salamino di S. Croce a nord e lambrusco grasparossa di Castelvetro a sud), dicevamo Modena, a parte qualche grandinata avvenuta in passato,  qualche breve periodo di siccità e qualche brinata primaverile, fino all’anno 2003 era stata una provincia fortunatamente poco colpita da eventi atmosferici gravi. Non a caso si è sviluppata, in questa provincia, una fiorente agricoltura di colture altamente specializzate che non siano solo semplici colture estensive. Dico fino all’anno 2003 perché fu appunto durante l’estate di quell’anno che si verificò la prima grande siccità che chi vi scrive possa ricordare.

Bastava che passassero solo pochi anni e per l’esattezza 9, ed arrivare così al 2012, per assistere ad una siccità, a mio avviso, ancora più forte. Dico ancora più forte perché alla generale situazione atmosferica, l’erogazione dell’acqua da parte della bonifica della zona ovest di Modena è stata ritardata a causa dei danni subiti dalle idrovore e dai canali dal terribile sisma del 20 e 29 maggio.

 Forse perché la natura tende a controbilanciare gli eventi atmosferici in contrapposizione alla siccità dell’estate 2012, nell’autunno dello stesso anno e nella primavera del 2013 ha scatenato una piovosità che a memoria di agricoltori dell’età di 80 anni non ricordano.

Quasi sicuramente è da attribuire a questi eventi atmosferici eccezionali la scarsa produzione della più importante varietà di pere (Abate Fetel), della famiglia di susine più diffusa (black) e di importanti varietà di ciliegie (ferrovia). Rimane ancora da capire quale sarà la produzione di uva in quanto alla data odierna questa coltura è nella fase fenologica della fioritura.

Per quanto riguarda la maggioranza dei produttori di pere si prospetta pertanto, per il secondo anno consecutivo, un anno di scarsa produzione (i consumatori di questo prodotto ricorderanno quanto era caro il prezzo delle pere nel 2012, appunto a causa di una scarsa produzione). Viceversa il raccolto del 2011 fu molto abbondante ma a causa dell’ingolfamento del mercato generò da parte degli agricoltori ingenti perdite di denaro.

Pare proprio che nelle ultime annate agrarie non ci sia fortuna per i coltivatori di pere e questo è molto preoccupante perche mette a rischio una coltura della provincia modenese delle più importanti e che a partire dalla fine degli anni 70 ha contribuito alla sviluppo agricolo della provincia, creando per tanti agricoltori una valida alternativa alla più antica produzione di Parmigiano Reggiano tradizionalmente insediata sul nostro territorio da qualche secolo.

Fortunatamente è di diversa tendenza il mercato dell’uva da vino; infatti durante le ultime due annate si è andato delineando un trend positivo del prezzo del vino e di conseguenza delle liquidazioni da parte delle cantine sociali delle uve.

Sembra che a incidere positivamente sui prezzi si soprattutto un incremento dell’export, ma a mio avviso anche un notevole miglioramento della qualità dei vini venduti nella nostra zona, proprio dove è più alta la concentrazione di esperti bevitori di lambrusco. Infatti solo qualche anno fa era impensabile bere dei vini come il Sorbara della ditta Chiarli o il Rosé della cantina Divinja o ancora il Sorbara delle cantine Zucchi o delle cantine Vezzelli o il Grasparossa delle cantine Manzini, questo per citare alcuni dei vini più famosi prodotti nella provincia senza dimenticare anche vini meno importanti prodotti da cantine sociali che generalmente investendo meno in pubblicità rispetto ai privati sono meno noti, ma che per questo non dobbiamo considerare inferiori come qualità, né farci ingannare dai prezzi, generalmente più bassi, pertanto vorrei citare il salamino della cantina sociale di S.Croce o il Sorbara e lo Chardonnay della cantina sociale di Masone-Campogalliano , il grasparossa della cantina sociale di Formigine e il Pignoletto della az agr Moscattini. Non se ne abbiano a male gli ottimi produttori di vini del comprensorio di Modena che non sono stati citati, ma era veramente impossibile citarli tutti.

Perplessità invece sorgono analizzando la qualità dei lambruschi destinati all’export, che hanno adattato il sapore del vino a seconda del paese verso il quale era diretto; per citare solo un esempio i lambruschi venduti in Spagna e diversi paesi dell’America latina come il Brasile sono vini di colore chiaro (quasi rosé ) e di sapore tendente al dolce e pur garantendo ai consumatori stranieri un prodotto perfetto dal punto di vista sanitario non siamo in grado di offrire loro il meglio delle  caratteristiche organolettiche  tipiche dei nostri lambruschi, proponendo loro un prodotto che in comune con un lambrusco ha solo la caratteristica di essere un vino frizzante’.

D’altronde gli importatori impongono prezzi molto bassi  e probabilmente non è possibile fare meglio con quelle condizioni. L’unico rammarico è che con quel tipo di prodotto abbiamo creato all’estero una immagine di vini di largo consumo, ma di poco prestigio, non a caso quando dei consumatori stranieri di lambrusco vengono a Modena e assaggiano i nostri migliori lambruschi rimangono quasi sempre sorpresi di incontrare in quel vino tanta qualità.

Con questo mio intervento volevo incuriosire i lettori di Bice affinché anche il mondo agricolo diventi, nel futuro di questo splendido giornale on-line, uno spazio degno di at
tenzione.

 

 

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