Parità. Più contagi e più perdita di lavoro per le donne, primi dati in commissione

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L’informativa dell’assessora ha messo in luce che i settori più colpiti sono quelli dove impiegate donne. In aprile 2020 8 mila occupati in meno rispetto ad aprile 2019 e quasi tutte donne
 

Sono le donne a soffrire e ad aver sofferto di più per l’emergenza sanitaria e per la crisi che ha generato. Maggiori contagi per tipologia di occupazione e maggiore perdita di posti di lavoro rispetto agli uomini. Lo ha riferito in un’informativa in Commissione Parità, l’assessora alla montagna, aree interne, programmazione territoriale e pari opportunità.

“”La sollecitazione a lavorare sul tema dell’impatto dell’emergenza sanitaria sul lavoro femminile ci è arrivata dal mondo del sindacato, delle organizzazioni e degli ordini professionali; da qui abbiamo avviato un confronto con 50 rappresentanze diverse del mondo del lavoro -ha spiegato l’assessora- assicurando inoltre che non ci vogliamo fermare all’analisi e conoscenza di questi dati ma vorremmo anche portare prime proposte per la tutela del lavoro femminile già da dopo l’estate””.

Ciò che è emerso è che il gap di genere nell’occupazione- già esistente prima del lock down- si è accentuato, anche in una regione virtuosa come l’Emilia-Romagna. Il mese di aprile 2020, messo a confronto con quello del 2019, già lo rende evidente: 8 mila occupati in meno, e quasi tutte donne, e il 68 per cento in meno di assunzioni femminili. Il trend registra un lieve aumento per quanto riguarda le assunzioni a maggio, ma l’assessora sottolinea che “”è necessario continuare con il monitoraggio””.

Gli effetti della pandemia si sono sentiti sia dal punto di vista sanitario che occupazionale. La malattia ha colpito inizialmente alcuni settori lavorativi dove la presenza femminile era predominante, come quello del commercio e sanitario. Lavori che spesso non si sono arrestati anche durante il lock down. Da qui il maggior numero di donne contagiate (53 per cento) rispetto agli uomini anche se un minor numero di decessi (42 per cento). In più, la crisi successiva all’emergenza ha colpito settori nei quali erano impiegate molte donne (circa il 61 per cento), come quello della ristorazione, del turismo, della cura alla persona, fra gli ultimi a ripartire e/o difficilmente riconvertibili. Al contrario, si sono sperimentate nuove modalità di lavoro in alcuni ambiti come quello industriale, finanziario e assicurativo, appannaggio soprattutto di uomini.

E infine, per quanto riguarda lo smart working, “”molte donne- ha spiegato l’assessora- hanno avuto difficoltà a conciliare la vita lavorativa con la vita familiare e la cura dei figli e degli anziani. Lo smart working- ha aggiunto- è sicuramente un’opportunità ma necessita di regolamentazione””.

“”Il tema dell’occupazione femminile è spesso bistrattato in Italia anche se gli statisti ci dicono che un suo aumento farebbe ripartire il Pil in modo significativo”” ha aggiunto una consigliera del Partito democratico, chiedendo che venga inserito questo tema nel Patto per il lavoro e il clima.

“”In Italia ancora esiste ancora un welfare familistico che scarica molte responsabilità sulle famiglie e le donne – ha aggiunto un’altra consigliera del Partito democratico. In Emilia-Romagna dobbiamo puntare ancora di più sui servizi come abbiamo sempre fatto e cogliere tutte le opportunità che ci arrivano dall’Unione europea sull’uguaglianza di genere, la parità salariale e la conciliazione di vita familiare e lavorativa””.

Europa Verde ha sottolineato il “”tempismo straordinario di questa analisi che già permette il confronto di alcuni dati, seppur sconfortanti”” e ha chiesto che se ne tenga conto per il Patto per il lavoro.

(Francesca Mezzadri)

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