Paola e Francesca

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L'autore espone il suo pensiero personale su un tema attuale, molto delicato e complesso, quello dell’affidamento di minori a coppie omosessualiart. di Alex Scardina

 

La notizia della settimana non può che essere una! Un bel chi se ne frega della campagna elettorale, quei quattro sgallettatti isterici hanno oramai occupato ogni sfintere catodico. No, l’evento della settimana è dettato dalla Cassazione.

 

Un immigrato, residente a Brescia, aveva contestato la decisione della Corte d’Appello che aveva affidato il figlio, minorenne, in via esclusiva, alla ex compagna. Vi chiederete, dove sta la novità? In fondo è una storia come un’altra. La risposta è semplice: a determinarne il valore concorrono contesto e motivazioni. Infatti, udite udite, Il figlio della coppia ora vive con la madre e la compagna di lei, dapprima sua assistente sociale in una comunità per tossicodipendenti in cui era stata in cura in passato. Secondo il padre risulterebbe dannoso che il figlio venga cresciuto in una situazione familiare omosessuale.

 

Ma ecco che a far scalpore (perché poi c’è da stupirsi?) arriva la motivazione per cui la richiesta è stata rigettata; secondo la Cassazione è «mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omossessuale». Lasciamo perdere le contrapposizioni tra cattolici (integralisti) e Arcigay, che sbandierano vittorie o pericoli senza affrontare il merito della questione; il punto è molto semplice: i bambini, per crescere bene, hanno bisogno di amore! Altro chi se ne frega di oggi, se questo amore venga da Paolo e Francesca, Linda e Carla o Pietro e Paolo. Gli infanti crescerebbero forse meglio se lasciati in orfanotrofio? Crescerebbero meglio tra due omosessuali che si amano, o in una “famiglia” dove la violenza sia prassi? Probabilmente l’onorevole Giovanardi sarà in piazza San Pietro incatenato al colonnato adiacente alla basilica…e in nome dell’Amore spero che nessuno vada a liberarlo!

 

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