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Bologna, l'assessore Nicoletta Mantovani Pavarotti e il miliardo di capodanno. Articolo di Adriano Primo Baldi

Si è data il voto di nove l’assessore bolognese Nicoletta Mantovani per l’organizzazione della festa di capodanno. Erano in 20.000 ad ascoltare Lucio Dalla. Tutti, abbienti e non abbienti, ospiti del Comune e dei suoi sponsor per la modica spesa di un miliardo di vecchie lire. Così, per divertimento. Oltre ai 100.000 euro del Comune, altri soldi pubblici sono stati impiegati dagli sponsor: APT Servizi, società costituita dalla Regione Emilia Romagna; Camera di Commercio e, credo, qualche altro. Chiunque faccia cantare in un qualsiasi stadio Dalla, Sting, Zucchero, o altri del genere, ottiene, senza difficoltà, almeno 20.000 persone paganti. Ad ingresso gratuito 20.000 non sono granché. Repubblica ha parlato di successo per il cantante e di flop per spettacoli in altre piazze cittadine. Diversa stampa ha fatto notare, sia pure con garbo, che affidare solo al Resto del Carlino il ritiro del coupon per il treno speciale Bologna Firenze, non è stata una pensata acuta. A Bologna escono 7 quotidiani. Alla domanda perchè solo al Carlino, la risposta è stata pretestuosa e puerile. Se i sindaci Dozza, Fanti, Zangheri o Imbeni, si fossero permessi di privilegiare un quotidiano d’opposizione, discriminando la stampa in generale, compresa quella di sinistra, sarebbero stati chiamati dalla Commissione di controllo del PCI, con relativa discussione al Comitato federale. Pur condividendo osservazioni critiche venute da destra e da sinistra, la cosa più grave, non rilevata, sta nel merito delle scelte. Perchè mai ritenere che la gente possa divertirsi solo con effimere manifestazioni rock e pop, o che assecondano l’inflazionato gusto di una cultura di massa decadente e che risponde a ben precisi interessi economici? Salvarsi l’anima con la trasmissione, su schermo, dei Filarmonici, è stata cosa patetica e che sa di contentino. Il programma vero ha messo insieme ciò che ad ogni ora del giorno e della notte è propinato per cultura dai mass media.

Inoltre la Mantovani ha pasticciato nella formulazione delle delibere. Inesperienza amministrativa? No. Il problema è più grave. Prima di far le cose bisogna pensarle. Se posso manipolare Confucio: pensare senza meditare è inutile, meditare senza pensare è pericoloso.

Bologna ha la più antica Università del mondo, ha avuto ed ha, grandi musicisti. Per valore e tradizione potrebbe essere una Salisburgo italiana. I concerti di capodanno a Venezia e a Vienna hanno avuto notevole ascolto. La gente in generale, e i giovani, assorbe quasi sempre ciò che passa il convento. La capacità delle classi politiche dovrebbe essere quella di educare e indirizzare: non di accodarsi in modo acritico all’industria del divertimento. L’opera lirica è stata un grande fenomeno popolare e di massa. Così la musica classica e altre forme teatrali. Poi è arrivata l’inondazione organizzativa del facile e superficiale. Per carità, va bene anche questa, ma su tante iniziative al capodanno bolognese ne bastava una per il liscio e una per il rock e il pop insieme: magari senza Lucio Dalla che è tra i migliori, ma che a 150.000 euro è sovradimensionato alla situazione economica e al divertimento. A Bologna abitano grandi solisti di fama internazionale come il pianista e direttore d’orchestra Leone Magiera, il violinista Cristiano Rossi, il flautista Giorgio Zagnoni e altri ancora come gli Oblivion che tra i giovani hanno un successo strepitoso. Perchè non interpellarli? A proposito di Leone Magiera ilmondo teatrale sa beneche Pavarotti gli deve quasi tutta la preparazione musicale e che è stato per lui un maestro fondamentale, ma ho notato che la Mantovani non lo cita mai nel fiume di parole che dedica in imbarazzanti interviste sulla carriera di Pavarotti. Carriera che lei dimostra di conoscere poco. Per interessi particolari verso il pop l’ha vissuta solo alla fine quando ormai si era svolta.

Tornando al capodanno bolognese, l’assessora avrebbe dovuto limitare, e non estendere, gli interessi di una cultura quotidianamente imposta attraverso il bombardamento dei mass media e pilotata dagli organizzatori del facile guadagno.

Lucio Dalla piace anche a me, ma non è che il 10 % degli spettacoli che mi appassionano. Questo perchè non conosco solo il pop. La signora Mantovani confonde la cultura che dovrebbe amministrare con le scorciatoie dell’evasione. Un assessore alla cultura che vede nel suo ruolo il riempimento degli hotel con eventi rock e pop e per i quali spende, e fa spendere, un miliardo di vecchie lire, preoccupa. Se poi gli eventi sono appaltati a una societa della Fiera, come ha fatto la signora Mantovani, è naturale interrogarsi sul suo inutile ruolo di assessore. Oltretutto bisognerebbe anche verificare se alcune sue società operano in conflitto d’interesse con l’incarico che ricopre. Nicolini, Veltroni, Borgna e Rutelli, con il loro effimero, hanno consegnato il Comune di Roma ad Alemanno. Quindi alla Mantovani diamo il voto di dieci e lode per non aver fatto altro che appaltare l’inconsistente. Più alto è il voto più grave è la colpa.

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