Ovvio,improbabile,confuso

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Sicuramente l'Islam è un tema molto sentito e dibattuto. Questa settimana ospitiamo le considerazioni di PennaAcida.Su questo argomento ci sono ancora troppe approssimazioni. Approfondire, conoscere e dipanare le diverse visioni in campo crediamo sia l'unica strada da percorrere.

Ovvio,improbabile,confuso.

Naturalmente esprimo un parere personale.

Quello che, almeno a mio avviso, è l’articolo più importante del numero 46 di Bice, Noi siamo culturalmente spiazzati rispetto a questo Islamè passato ahimè quasi inosservato, eccetto che per l’amaro e realistico intervento del Grillo Parlante, con il quale concordo e quello di Antipapa, così dissacrante e  provocatorio, indice comunque di disagio. Lo stesso blando interesse c’è stato anche con gli articoli di Ugolino, Un atto di Civiltà:il buon padre pakistano nel n.43, sull’uccisione di Hina,  o quello, davvero agghiacciante, nel numero 45, Un atto di Civiltà: La protezione della scuola in cui si parla della scuola costruita in un villaggio sciita, in Libano, appositamente su un bunker pieno di razzi…Si ha talvolta la  sensazione che crei più scompiglio e commenti una ricetta che non  l’orrore di una giovane sgozzata dal padre (…!) o della vicenda di  uno sceicco vile che si fa scudo di scolaretti per difendersi…

Così va il mondo.

Venendo a questo articolo, il sacerdote intervistato,  in tempi in cui “”fa tendenza”” essere disubbidienti,  aggira l’ostacolo  e, pur di parlare, disobbedisce sì, ma  nell’anonimato…Anche a lui, come a noi, logicamente hanno insegnato che soltanto Dio vede tutto, non certo  il Vescovo o  qualche altro superiore diretto… quindi poco male, se la sua intervista avesse, però, finalmente, detto qualcosa di meno ovvio, improbabile, confuso.

Laicamente affermo infatti che le dichiarazioni del sacerdote sono ovvie, direi pure trite, e non differiscono dalle banalità che abitualmente sentiamo dall’uomo della strada in quelle interviste estemporanee comuni a tutte le reti televisive. Islam buono e cattivo, fare la distinzione, rispetto reciproco, i buoni restano e i cattivoni  partono, pace, fratellanza, mondo senza guerre…etc.etc. Nulla di nuovo ma soprattutto nulla di propositivo.

E qui ho spiegato perchè ho usato l’aggettivo OVVIO.

Bene, passiamo a IMPROBABILE.

Un sacerdote, al di là della preparazione specifica del suo ministero, ha comunque , o dovrebbe avere, una preparazione culturale  tale da impedirgli di dare come soluzione la nascita di una cultura comune fra islamici e cristiani, nata nell’idilliaco clima che regna  a scuola. (Per essere un prete che si definisce in prima linea, non sembra essere al corrente del comportamento che certi virgulti usano fra le sacre mura scolastiche, anche fra italiani. Ma questa è un’altra storia).  Questa della cultura comune, se avessimo voglia di ridere, sarebbe una bella battuta… la voglia di ridere su queste cose è rimasta solo agli stolti o alle persone ciniche, pertanto non solo non rido, ma giudico improbabile  che questo accada. E qui poco c’entra il fattore strettamente confessionale, che già sarebbe un problema di proporzioni enormi, poiché nell’Islam la religione non appartiene alla sfera personale dell’individuo, ma determina e guida la vita sociale e politica. L’Islam non fa, e nemmeno concepisce, la distinzione – tipica del cristianesimo – fra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. Tornando alla “cultura comune” è la  Cultura stessa, laica, senza le complicazioni della religione, ad essere un problema. Studiamo la Letteratura? Bene, come faremo digerire ad un musulmano la faccenda del Cantico delle Creature, tanto per prenderla alla lontana…L’opera di Francesco d’Assisi, è pietra miliare non solo della religione ma anche della Letteratura… verrà tolta dal programma?

La stessa cosa per la Divina Commedia… Depenniamo anche questa… summa enciclopedica dello scibile umano , e non certo, e non soltanto, opera religiosa?

Parliamo di Storia, o di Musica, o di Storia dell’Arte? O di Filosofia, o di Politica o di Diritto? Concezioni sempre agli antipodi. E il problema è comune a tutte le culture occidentali…non solo, il confronto con l’Islam appare così problematico per l’assoluta certezza, l’arrogante certezza della propria superiorità, che ha l’Islam su ogni altra religione, arrogante certezza che non ha, e non deve avere, neppure una religione rivelata, come ci hanno insegnato essere il Cristianesimo, e che non hanno certo altre religioni con  le quali il dialogo è sicuramente possibile . Concludendo, riguardo  alla nascita di una cultura comune, nata nella scuola, qui non si tratta di buona volontà, o di fare i politici furbi, dando una volta torto, e una volta ragione ai musulmani, aprendo un pragmatico  spiraglio per avere qualche manciata di voti, dato che, a breve, nelle elezioni amministrative e nelle politiche avranno diritto di voto. Il  voto, come la pecunia, per qualcuno evidentemente non olet.

Di certo è ormai urgente e indispensabile una riflessione più complessa di quella fatta fino ad ora dalle istituzioni politiche e dal mondo cattolico. Non sarà  la di cittadinanza  italiana  concessa agli immigrati musulmani a farli considerare  europei, nemmeno essi stessi potranno ritenersi integrati con la nostra storia e la nostra cultura, tanto sono distanti e inconciliabili le loro posizioni…Quindi, da posizioni  inconciliabili , appare quantomeno IMPROBABILE  che possa nascere una cultura comune. Se il sacerdote ha però delle argomentazioni convincenti d
a portare sarà un piacere leggere le sue parole eventuali. Non aspettiamo altro, e questo è detto senza ironia.

Il terzo aggettivo, CONFUSO, è puro eufemismo.

Se si legge l’intervista con attenzione, risulta evidente che contiene “confusamente” tutto, e il contrario di tutto…l’apertura all’Islam e la confessione di essere spiazzati di fronte alle manifestazioni dello stesso… l’ammissione del fraintendimento delle parole del Pontefice, e la delusione per  le scuse, estorte col ricatto della violenza, non solo verbale, delle reazioni degli intoccabili islamici…Il tutto in un misto di debole ribellione e colpevole asservimento ai prepotenti…Ma non una parola  spesa sulla mancanza di reciprocità, sull’avvilente condizione di dover chiedere scusa per paura di ritorsioni sanguinarie, non una parola sulla protervia e ingiustizia di chi  non rispetta  e non tollera alcuno ma pretende il massimo rispetto da tutti….Rispetto anche quando mina le chiese cattoliche, uccide i sacerdoti, taglia le gole ai giornalisti, colpisce una suora alle spalle… o brucia un fantoccio oscenamente vestito come il Papa…tra risa bestiali  e danze che fanno orrore quanto un’azione di guerra. E appare sempre più difficile non considerare antitetica la perbenistica definizione di Islam moderato, tanto cara ai fautori del politically correct.  Inoltre, quelli che alcuni giudicano marginali e tutto sommato accettabili dettagli nella civile convivenza, come portare il burqa, sono indice di sommo spregio per la civiltà e la legge del paese ospite, quando con il burqa si vuole  entrare in banca, o in un negozio, o in un ufficio postale… o magari si va dal fotografo, a fare qualche bella  istantanea per il passaporto. “Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia” diceva qualcuno, anzi Qualcuna. Per i detrattori, che magari in vita loro non hanno mai letto nulla della Fallaci,( della quale comunque non condivido tutte le idee) se non nei titoli gridati dei quotidiani,  queste esternazioni non hanno valore, ma, analizzate senza preconcetto, riassumono la sostanza dei rapporti del mondo occidentale con l’Islam. La verità è che noi dobbiamo costruire le moschee e sovvenzionare le scuole coraniche   per i nostri ospiti islamici…ma non abbiamo di rimando da loro nessuna garanzia o diritto, quando gli ospiti siamo noi.

Scritto da  PennaAcida il  24.9.2006

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