Ottantadue per cento (%)

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Non sono le percentuale dei votanti, ma quella dei consensi ottenuti dalla coalizione che sta governando il Comune di Fiorano. Con Paola Bonilauri, v.sindaco, abbiamo cercato di esaminare il fenomeno

  Signora Bonilauri, vice- Sindaco in Fiorano, innanzi tutto ci parli un po’ di lei. Non ovviamente del suo privato, ma come donna che ha condiviso lusinghieri successi elettorali

 

Non c’è una storia personale, separata e autonoma rispetto al percorso che le forze politiche del Centrosinistra fioranese hanno costruito a partire dalla metà degli anni Novanta con l’obiettivo di progettare insieme e finalmente costruire una casa comune.

La mia partecipazione alla politica attiva inizia in quegli anni, quando diventa chiaro per molti che il contesto politico, sociale, economico, culturale si va profondamente trasformando rispetto al passato e necessita di un cambiamento di prospettiva, di proposte diverse, di nuovi paradigmi dentro e tra i differenti partiti, oltre le antiche contrapposizioni, in risposta ad una profonda crisi di tutta la  politica che in quegli anni era drammaticamente esplosa.

Serviva una mobilitazione di tutti, anche di chi non aveva storie di partito alle spalle per affrontare la svolta, con tanto e diffuso entusiasmo, quello che oggi si fa fatica a ritrovare.

Dai Comitati al Movimento per l’Ulivo, di cui divento coordinatrice, al lavoro di anni, insieme a tanti che, pur nella consapevolezza delle difficoltà, andavano consolidando il comune obiettivo di dare vita ad un nuovo soggetto unitario, un’identità nuova…

Quanto sia stato complesso lo testimonia il fatto che l’appuntamento elettorale del 1999 non ci ha trovato ancora pronti: ma siccome ci credevamo davvero, il confronto è continuato in un atteggiamento di ascolto reciproco, di rispetto sempre e di avvicinamento continuo…. e nel 2004 ci siamo presentati insieme.

 

Insieme fu un successo. Ma il tempo è inclemente e vola. Sono già trascorsi tre anni…

 

Oggi, ad una certa distanza da quel momento, dopo 3 anni di esperienza amministrativa comune, in un contesto nazionale ancora sofferente e disordinato, voglio ancora rivendicare con forza la dignità del percorso che ci ha unito; voglio rivendicare la correttezza, l’onestà intellettuale e morale degli uomini e delle donne che per anni hanno lavorato senza arrendersi, animati dalla stessa motivazione, al servizio di un’idea nuova di fare politica, al servizio del bene comune.

Lo rivendico perchè quell’atteggiamento è lo stesso che continua a motivare il confronto e l’agire quotidiano dell’Amministrazione di Fiorano e dei rapporti che intrattengono le forze politiche della sua maggioranza.

La mia designazione a vicesindaco è avvenuta in quel clima, è stata presentata prima dello stesso risultato elettorale: credo che sia stata parte di quel nuovo che Fiorano sperimentava per la prima volta rispetto ad altre realtà, una forma di trasparenza che trasmettesse alla cittadinanza la consapevolezza di quanto era avvenuto.

Perché la mia persona, quando anche altri avrebbero potuto ugualmente e meritevolmente rivestire quella funzione?…. forse per il ruolo di coordinamento che avevo svolto; forse perché non avendo avuto specifiche appartenenze partitiche ero portatrice anche di un segnale di discontinuità…

 

Nella ultima consultazione  elettorale avete ottenuto il 82% dei consensi, come è possibile  ottenere simili percentuali ?

 

Qui, credo di cavarmela con poco…

Per tutto quello che ho detto sopra: perché la nostra gente non è stata estranea al cammino percorso; perché negli anni dell’elaborazione ha potuto riconoscere l’impegno e la dedizione delle persone, la loro capacità e competenza, la consapevolezza, ben evidenziata nel programma elettorale condiviso, dei problemi da affrontare e delle modalità con cui intendevamo darvi risposta..

E poi, la figura del candidato sindaco… Claudio Pistoni era ben conosciuto per la sua storia e le  qualità personali e ha rappresentato un grande valore aggiunto che ha pienamente meritato la fiducia di oltre l’82 % dei fioranesi.

 

Da queste parti si parla con orgoglio di un modello Fiorano… Esiste veramente questo tipo di modello di governo ? Secondo Lei è esportabile?

 

Non so se si può parlare di un modello Fiorano… credo
che ogni realtà abbia specificità proprie che derivano dal contesto di riferimento e si innestano nella storia e nelle storie di un territorio.

Diciamo sempre tutti che le idee si incarnano nelle persone e che le persone che concretizzano le idee fanno la differenza…

Io so di certo una cosa di Fiorano: che si tratti della Giunta o dell’intero Consiglio Comunale, almeno finora, gli uomini e le donne che operano nella nostra Amministrazione condividono un unico obiettivo: rispondere con tutto l’impegno possibile al mandato dei cittadini, cioè far bene il proprio lavoro.

La compattezza della Giunta e della Maggioranza, nella consapevolezza che la dialettica interna è ricchezza e dialogo propositivo alla soluzione dei problemi e non pretesto per visibilità personale, si confronta con una Minoranza che ha fatto proprio lo stesso senso di  responsabilità.

Ai rappresentanti dell’opposizione devo e voglio riconoscere un atteggiamento di grande serietà e correttezza, che si traduce nella disponibilità a discutere e anche a scontrarsi duramente, è ovvio, ma sempre nel merito delle questioni, senza la pretestuosità della cattiva e sterile politica, al di là di atteggiamenti volutamente pregiudiziali.

Credo che tutto questo faccia la differenza… e se ci sono anche qui, come ovunque, peraltro assolutamente legittime, esigenze o ambizioni personali, non sono perseguite indipendentemente e a prescindere dal compito e dal dovere che il ruolo impone.

Questo crea un clima,  il clima crea fiducia e la fiducia alimenta la vicinanza con la gente e smussa le conflittualità o comunque le orienta alla ragionevolezza, apre spazi di collaborazione…

Speriamo che continui così, che Fiorano sappia esprimere sempre uomini e donne di questa qualità…

Poi, niente è facile, soprattutto nella complessità di oggi… e i problemi ci sono anche qui… noi proviamo ad affrontarli in questo modo.

 

Che cosa apprezza di più nella popolazione di Fiorano, oltre al fatto che le ha dato il voto

 

Io non sono nata a Fiorano, come migliaia di altri fioranesi.

 Sono arrivata a Fiorano 30 anni fa.

Eppure non c’è nessun altro posto dove io mi senta a casa e, ovviamente, amo casa mia, con tutto quello che contiene. La comunità di Fiorano è, oggi, il prodotto di un incontro che si è sviluppato per decenni e che ne ha segnato i tratti distintivi. Credo che questo l’abbia resa ospitale, tollerante.. Credo che tutti quelli che hanno trovato qui casa,  lavoro, reti amicali e di sostegno, abbiano anche sviluppato un senso di nuova appartenenza che li ha resi disponibili alla partecipazione, a diverse forme di impegno .. pensi solo alle tantissime associazioni e alle molteplici attività che sono nate negli anni..

Inoltre, Fiorano è ancora un paese piccolo, dove il rapporto con le Istituzioni è diretto e immediato, per chi lo vuole addirittura quotidiano… basta un giro in piazza, o in un qualsiasi luogo pubblico dove l’incontro con un amministratore è frequentissimo… è ancora facile parlarsi di tutto, dalle piccole alle grandi cose…

Speriamo che possa essere così anche domani; noi lavoriamo per questo.

 

Oggi però nel resto dell’Italia si parla anche di  antipolitica. Di cosa si tratta secondo Lei?

 

Credo che sia difficile, nello spazio di una breve intervista,  rispondere ad una domanda così impegnativa .

 Provo solo a dare voce ad alcune riflessioni, consapevole che risulteranno parziali e non debitamente approfondite.

Innanzitutto credo che ci sia una grande contraddizione che attraversa tutti quanti e che determina disagio, sfiducia, paura, impotenza ma anche ribellione: da una parte, un grande bisogno di politica, quella con la P maiuscola, quella che dovrebbe saper affrontare davvero le grandi questioni che, oggi sempre più urgentemente, coinvolgono il Paese; dall’altra, l’eccesso, la saturazione di politica, quella che, più correttamente dovremmo definire il chiacchiericcio, benché assordante, del politicante e del politichese, che ci invade ogni giorno, ogni momento, che ci annega in un fiume di parole che vivono il tempo di qualche ora per essere subito smentite, contraddette, per lasciare spazio ad altre parole, ad altre contrapposizioni, distinguo, dissociazioni, scontri litigiosi, motivati da pretese questioni di principio che non riescono però più a mascherare che, nella maggior parte dei casi, dietro c’è solo l’incapacità di leggere il presente, l’arroccamento su posizioni arretrate, quando non anche, tristemente, ragioni ben meno nobili, di interessi, di potere….

In secondo luogo, credo che la nostra politica sia vecchia: non è solo una questione di età anagrafica, che pure ha il suo peso,  e non c’è dubbio che abbiamo bisogno di forze giovani. La vera questione però , secondo me, è che sono vecchi gli strumenti di cui fa uso: sia le
chiavi di lettura della realtà che potevano andar bene in passato ma che oggi non sono più adatte a decodificare il cambiamento radicale in atto; sia l’ottica di intervento che deve orientare le scelte con cui rispondere alle sfide e ai veri bisogni del nostro tempo. Se il Novecento ha visto una trasformazione che in meno di cento anni ha modificato il mondo più dei 4 secoli precedenti, gli ultimi 10/15 anni hanno portato cambiamenti che, in quantità e qualità dei processi, non sono neanche più paragonabili…. E non si fermeranno certo qui… La senilità della politica è chiaramente evidente nella sua rincorsa quotidiana alle singole e particolari emergenze e nella inadeguatezza delle risposte che mancano di un riferimento complessivo, di un quadro interpretativo coerente… E’ chiaro che i momenti di svolta sono sempre complessi e che gli uomini che li vivono sono per forza attraversati dal disorientamento…

 

Se la politica è in crisi di idee lo è anche di uomini. Non è giunto il momento di affidare il volante a dei non politici?

 

Anche il migliore dei piloti al mondo in mezzo ad un traffico intasato si troverebbe impacciato.

Di certo è che la politica deve tornare a pensare! Deve capire il presente e tornare a progettare il futuro, un futuro che, tra l’altro, non può più essere inteso in modo localistico ma in una prospettiva planetaria. Abbiamo bisogno di intelligenze, di elaborazione di idee e di visioni, abbiamo bisogno di capire che niente è scritto per sempre, neanche le grandi idee del passato, quantomeno non i modi per realizzarle, farle vivere…e, soprattutto che non sono eterni neanche i partiti.. Se, per esempio, i valori della Sinistra, perché a me, ovviamente, interessa in particolare quest’ambito, sono libertà, uguaglianza, giustizia ed equità, rispetto dell’umanità tutta, rispetto del pianeta su cui l’umanità deve sopravvivere, se sono la solidarietà, la garanzia per i più deboli di pari opportunità, la sicurezza del lavoro, l’uguale accesso alla formazione e alla cultura, la salvaguardia dei diritti individuali e collettivi….bisogna capire con quali strategie possono essere concretizzati oggi, in questo contesto, dove le condizioni sono cambiate radicalmente; dove non è più possibile agire con l’orizzonte limitato all’Italia o all’Occidente perché le scelte che facciamo qui si ripercuotono immediatamente sugli altri ¾  del mondo con un movimento di andata e ritorno carico di conseguenze reciproche.

 

E come si usa dire mentre Roma discute… nel paese che succede?

 

 E, intanto, nel vuoto che rimane, mentre ci attardiamo, si inseriscono mille altre forze, mille poteri, di per sé estranei alla politica, ma che ne invadono il campo, la sostituiscono, assumono ruoli indebiti, con l’aggravante che i partiti le cavalcano, a seconda dei casi, nell’illusione di utilizzarle ai propri fini, manifestando invece la propria debolezza e acuendo il clima di caoticità e di pericolosa conflittualità.

Una conseguenza di quanto sopra è che il linguaggio della politica è lontanissimo dai giovani. Per chi è nato negli ultimi 30 anni il mondo è solo quello di oggi, i problemi sono quelli di oggi, i riferimenti storici, condizionati anche dalla velocità dei tempi, sono molto corti… Quando quelli della mia generazione, e tanto più quelli  più anziani, parlano coi paradigmi di 30-40 anni fa sono quasi incomprensibili. In questo modo anche i grandi valori, che dovrebbero essere attuali e da perseguire ancora con più forza, rischiano di essere sacrificati all’inattualità delle parole e dei modi con cui sono proposti… ai sedimenti, più o meno ideologicamente datati, che li rendono torbidi.. Quanti giovani rifiutano la politica per questo?

 

I giovani si sentono “insicuri “ in una realtà che chiede certezze e non “precariato”.Abbiamo dato certezze sul presente,ma insicurezze nel futuro. E’ un bel problema.

 

Anzi un problema serio. A tal proposito credo che vada ripensato il rapporto tra economia e politica che si è ribaltato a favore della prima rendendo di  fatto la politica succube e al traino dei poteri mondiali del mercato; ma siccome la politica dovrebbe agire in nome e per conto dei popoli, sono questi ad essere espropriati della loro sovranità, sono questi ad essere sempre più assoggettati da forze che non hanno ricevuto nessuna delega. Non sto dicendo che la politica deve gestire l’economia; anzi, viste le commistioni più o meno scandalose che emergono giornalmente, è tutt’altro quello che ci vuole: la politica deve dettare le regole, magari poche ma certe, e deve garantire che siano assolutamente rispettate, a cominciare da se stessa.

E, a proposito di regole… possibile che abbiamo bisogno di questa sovrabbondanza legislativa, dove le sovrapposizioni, le contraddizioni, i bizantinismi di fatto aprono mille spazi dove chiunque può fare quello che vuole? Credo che dobbiamo compiere un lavoro di grande semplificazione, a tutti i livelli, di snellimenti procedurali, vorrei dire di normalità… Il vero problema è il controllo e la certezza della pena, per tutti: questo sarebbe anche un grande aiuto al bisogno di legalità e di una eticità civica che nella percezione comune va sempre più evaporando nella confusione che rende tutti insicuri, diffidenti e quindi sempre più individualisti e difensivamente ripiegati sul proprio particolare.

Credo che sia opportuno chiudere… potremmo continuare ancora per ore… magari ci diamo appuntamento ad un’altra eventuale puntata.

 

 

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