“Otel Bruni”

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La famiglia,  attraverso i tempi e secondo lo scrittore-giornalista-autore, conduttore televisivo e archeologo Valerio Massimo Manfredi, intervistato per Bice.      

La Diocesi di Modena e Nonantola con ben 19 Associazioni culturali modenesi dedicate alla famiglia e ai  suoi valori, con il patrocinio del Comune di Modena –Assessorato alla Cultura- ha messo a punto un ciclo di sette incontri intitolato “Giovani, Famiglia e Società”. Dopo il primo incontro (26 marzo) con lo scrittore ed educatore cattolico Pierluigi Bartolomei, giovedì 16 aprile 2015 (alle ore 21,00) , presso il bellissimo e nuovo Auditorium “Pier Camillo Beccaria” del Palazzo “HERA” (Via Razzaboni, 80) di Modena, lo scrittore-giornalista-autore e conduttore televisivo e archeologo Valerio Massimo Manfredi presenta il suo romanzo “Otel Bruni” , incentrato sulla famiglia patriarcale  della nostra civiltà contadina. La famiglia è quella dei Bruni, “che abitavano la stessa casa e lavoravano lo stesso podere da cento anni, ma forse anche più”, che è la famiglia dei nonni materni dello scrittore. Il libro, dedicato “alla memoria di nonno Alfonso e nonna Maria e a mio figlio Fabio Emiliano, che molto ha lavorato” per ricostruire-documentare la storia e le vicissitudini della famiglia Bruni, che viveva proprio tra Piumazzo e Castelfranco Emilia.

Lo scrittore-antichista, nel corso dell’incontro di giovedì 16 aprile 2015, traccerà un excursus sulla famiglia attraverso i tempi, sulla famiglia vista come “progetto di Dio e come sistema”, come “fondamento dello Stato” e della società. Ci limitiamo a ricordare che la famiglia, per Confucio , basata sul “rispetto tra padre, madre, figli e fratelli” era “alla base della vita e del sociale”. Per Lutero “la famiglia è fonte delle fortune e sfortune dei popoli”. Ma è con il Cristianesimo che la famiglia acquista il massimo della stima, della considerazione e dell’importanza. Scrive il Cardinale Carlo Maria Martini: “  Nel nostro tempo e a partire dalle più svariate provocazioni, vengono immaginate  e proposte forme di vita familiare che assomigliano troppo a una convivenza provvisoria, a un contratto di lavoro, ad una comunanza di vita, che si può iniziare e interrompere secondo l’arbitrio. La testimonianza limpida, forte, coraggiosa di che cosa è una famiglia secondo il progetto di Dio, diventa non tanto il vostro modo di farvi prossimi, ma l’unico, esclusivo, insostituibile impegno di tenere viva una prossimità, che vi è stata donata e di cui siete testimoni. Certo, tutto questo comporterà anche un agire perché gli uomini vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre che è nei cieli…. Il figlio che nasce è un dono. Il dono non lo si rifiuta ma lo si accoglie con gioia” Questo dono, però, deve essere educato e portato a maturare con amore, concorrendo a farlo crescere e formarsi. Per cui, come si sostiene sempre più spesso, “educare significa sapere dire di no”, in quanto il permissivismo è sbagliato. Ricorrendo ad un altro “grande” uomo di Chiesa (e non solo), il Cardinale Ersilio Tonini ( che è stato più volte presente a  Casinalbo, Fiorano modenese, Frassinoro, Modena,   Pavullo, Sassuolo, Sestola),  il matrimonio è desiderio di mettersi a disposizione degli altri… la famiglia ottimale è una unità, una struttura relazionale, fatta da individui che comunicano. Quindi si ha la famiglia come sistema, dove i bisogni come i sentimenti coinvolgono tutti, anche se in misura variabile.  Per lo scrittore-archeologo Valerio Massimo Manfredi “ la famiglia è da sempre il pilastro su cui poggiano le società. Anche in questo momento, svolge una funzione di ammortizzatore sociale per i giovani, che non trovano lavoro. Ma c’è anche un lato negativo nel rapporto familiare, che si risolve in raccomandazioni, in legami non sempre limpidi, in scambi di favori. Quello che nelle società più semplici è naturale, ai piani più alti diventa opportunismo, nepotismo e ogni altra forma di pressione , che esclude i meritevoli, favorisce i raccomandati a scapito di chi vale”                                                         Ritornando  ad “Otel Bruni” (otel senza la h, in quanto, è la stalla della famiglia contadina dei Bruni, che, da sempre –come si usava un tempo- era aperta a tutti i “girovaghi e viandanti, persino pellegrini diretti a Roma.. La casa, come da tempi immemorabili, era sempre aperta per chi soffriva la fame, il freddo e la solitudine”) , questo  romanzo è una saga familiare della civiltà contadina, quando la famiglia patriarcale di Callisto, con la moglie Clerice e i loro nove figli –sette maschi e due femmine- lavoravano, con fatica e dedizione, i campi coltivati per ottenere frutti per il notaio (di Bologna, che ne è padrone), per il loro sostentamento e per tutti i viandanti o ospiti di passaggio che necessitano di un rifugio. La stalla è un rifugio speciale: infatti, qui si ritrovano, specie nelle lunghe serate d’inverno,  anche i componenti la famiglia Bruni per “celebrare il rito della veglia”, per assistere ai riti della tradizione orale , tipica del mondo antico, della nostra civiltà contadina, con Cleto, l’aedo, che racconta le sue storie “meravigliose, retaggio di una tradizione millenaria”. Quelle storie ispirate ai “valori elementari ma fortissimi, di leggende ancestrali, magie, scongiuri , di fatica immensa ma anche di certezze come il cibo, la casa, la solidarietà”. Il romanzo ricostruisce e racconta la famiglia Bruni anche attraverso i drammi della prima guerra mondiale, come del  periodo fascista, della lotta di Resistenza e del secondo dopoguerra, con la nascita e lo svilupparsi di un mondo nuovo, in cui “ciascuno fa parte per se stesso, e i diritti dei più deboli non sono più garantiti dalla solidarietà istintiva”. Anche la famiglia è cambiata, nei suoi valori, nei suoi riferimenti. Non è più quella patriarcale e, soprattutto, ha scoperto e rincorre l’inurbamento, con il graduale abbandono della campagna, dell’agricoltura. Fino ai giorni nostri, che segnano un ritorno a quei valori,  a quell’economia, Naturalmente modificata, rivista e corretta. E’ un romanzo sulla famiglia contadina, all’insegna di una “rievocazione piena di poesia di un mondo perduto dove l’amore, il coraggio, la speranza erano i valori di una umanità che credeva ancora in se stessa”. Se vogliamo delineare un paragone tra Ken Follett (“La caduta dei giganti”) e Valerio Massimo Manfredi (”Otel Bruni”), possiamo dire che lo scrittore inglese racconta i suoi eroi, mentre Manfredi, con passione e piena partecipazione, con la poesia e l’epica che lo contraddistinguono, racconta la vita e le storie dei nostri contadini, “eroi del quotidiano”.

I prossimi due incontri del ciclo “Giovani, Famiglia e Società” sono confermati per giovedì 7 maggio (con Mariolina Ceriotti Migliarese –neuropsichiatra infantile e scrittrice-  che presenta e commenta il suo libro “ La famiglia imperfetta. Come trasformare ansie & problemi in sfide appassionanti” Edizioni ARES  ) e per giovedì 21 maggio 2015 (con Massimo Bettetini- psicoterapeuta e psicologo della fiaba e della poesia-  autore dei libri “Che fine ha fatto Peter Pan? L’ascolto del bambino giocando in famiglia” e “ “L’affettività dei ragazzi da 6 a 12 anni” – Edizioni San Paolo- curatore della collana di “Famiglia Cristiana”, “L’arte di educare” e responsabile della pagina del social network “Essere genitori”).  

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