Osservazioni alle risposte dell’Assessore Maletti in Consiglio Comunale

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I dati sulle unità mobili del SerT

Quale utilità dovrebbero dimostrare?

Qualche tempo fa è stato pubblicato il resoconto delle risposte dell’Assessore Maletti alle interrogazioni dei consiglieri comunali Leoni e Celloni, rispettivamente sulle unità mobili del SerT e sulla sede dello stesso in Via Sgarzeria.

In tale resoconto l’Assessore citava una legge regionale che obbliga i comuni capoluogo ad avere unità di strada rivolte ai giovani e alle fasce marginali.

Se qualcuno avesse cura di fornirci il riferimento normativo gliene saremmo grati: vorremmo leggere meglio cosa essa preveda.

Perché ci parrebbe molto strano che imponesse l’utilizzo di unità mobili per distribuire a tossicodipendenti che non seguono un programma terapeutico (anche di altre province, peraltro, ma a spese della comunità modenese) siringhe per iniettarsi sostanze stupefacenti: anche se il fine fosse quello di salvaguardare la loro salute, infatti, ciò a nostro avviso costituirebbe un implicito riconoscimento del diritto a drogarsi (se non addirittura un vero e proprio incentivo a farlo), anziché, come auspicheremmo, un tentativo di “recupero”.

Inoltre, il dato fornito dall’Assessore Maletti, ossia che l’anno passato sono state distribuite 48.000 siringhe e ne sono state restituite solo 31.000, secondo noi non fa altro che confermare la pericolosità di una simile operazione: ben 17.000 siringhe, infatti, pari al 35% circa di quelle distribuite dalle unità mobili del SerT non sono state restituite, ma, almeno in parte, sono finite in luoghi impropri come parchi, strade, inferriate, ecc., spesso facilmente accessibili anche ai bambini (abbiamo a disposizione parecchie foto che documentano ciò), bambini che avrebbero diritto ad essere tutelati come e più di tossicodipendenti adulti non intenzionati a seguire un programma di disintossicazione.

Con buona pace di chi cita l’attività delle unità mobili del SerT come parte integrante delle politiche per la sicurezza.

Ci sembrerebbe poi alquanto stravagante anche che una legge regionale imponesse la distribuzione di sacchi a pelo ai tossicodipendenti servendosi delle succitate unità mobili: in questo modo secondo noi non si fa che incoraggiare il bivacco, che è invece vietato dall’art. 8, comma 1, lettera f del Regolamento di Polizia Urbana di Modena, in vigore dal 2002.

Infine ci parrebbe singolare che una legge regionale obbligasse ad usare unità mobili per portare cibo e bevande a dei tossicodipendenti che rifiutano di intraprendere un percorso per uscire dal tunnel della droga.

Troviamo che ciò sia altamente diseducativo: di norma si “premia” chi collabora, non chi rifiuta di farlo.

Non abbiamo niente in contrario a soccorrere coi nostri soldi chi, meno fortunato di altri, necessita di aiuto, ma siamo invece totalmente contrari ad assistere quanti, ben sapendo a cosa vanno incontro, coscientemente perseverano in un errore tanto pericoloso per loro stessi quanto per i cittadini che invece ben conoscono il significato del termine “rispetto” per la propria e l’altrui vita.

Sempre nel 2007, poi, come riportato nel resoconto di cui si è detto, si sono rivolti alle unità mobili del SerT 3.540 tossicodipendenti: poiché i frequentatori delle unità mobili del SerT a noi però paiono più o meno sempre gli stessi (i medesimi che si possono facilmente vedere bivaccare a pochi metri dall’unità mobile in Via del Lancillotto, sulle panchine all’inizio di Viale Gramsci, nei parcheggi dei Condomini R NORD, al parco XXII Aprile, o cercare di saltare la coda per acquistare siringhe e acqua distillata alla Farmacia di Viale Gramsci, o frequentare qualche Kebab in Viale Mazzoni), desidereremmo sapere se quei 3.540 accessi citati alle unità mobili del SerT sono il prodotto di 5 accessi settimanali per 52 settimane da parte di 13-14 “aficionados” fissi, oppure, per esempio, di un unico accesso annuale da parte di 3.540 tossicodipendenti distinti.

Questo perché è evidente che l’utilità sociale, considerati i costi (che non sono solo quelli meramente economici citati dalla Maletti, ma anche quelli relativi alla qualità della vita dei residenti nelle zone interessate) sarebbe ben diversa nei due casi.

E ancora vorremmo sapere quanti, di quei 3.540 accessi, siano riferibili a tossicodipendenti provenienti da fuori provincia.

Per finire desidereremmo che ci fosse detto quanti, tra i tossicodipendenti che sono stati “serviti” dalle unità mobili del SerT, hanno intrapreso un programma di recupero al SerT o al Ce.I.S. nel corso del 2007.

Prima di parlare di utilità sociale, si forniscano anche questi dati, per cortesia.

Passando ai costi, 227 euro mediamente per ogni uscita delle unità mobili, moltiplicato per 5 giorni settimanali e per 52 settimane dà luogo ad una spesa annuale media pari a circa 59.000 euro, ossia, su base mensile, pari a circa 4.540 euro (esclusi carburante, manutenzione dei mezzi, pulizia ambientale e lavoro supplementare delle forze dell’ordine indotti dalla presenza dei tossicodipendenti e dagli spacciatori da essi “richiamati”).

Pertanto, tenendo conto del solo costo del materiale distribuito ai tossicodipendenti (circa 41 euro per ogni uscita dell’unità mobile, ossia 820 euro/mese), si potrebbero distribuire 205 euro al mese in buoni spesa a quattro famiglie bisognose, che potrebbero diventare ben 22 se il servizio mobile del SerT fosse soppresso.

Da ultimo, vorremmo fare osservare a chi ancora si diverte a disquisire sulla precedenza della nascita dell’uovo o della gallina, che anche ammettendo che le unità mobili del SerT abbiano cominciato a recarsi in Via del Lancillotto perché quella zona era già frequentata da tossicodipendenti, il numero citato degli accessi annuali a queste unità ci pare dimostri che la situazione non è affatto migliorata dopo il loro arrivo, sempre ammesso di aver a cuore non soltanto la salute dei tossicodipendenti, ma anche le condizioni di vita di chi risiede nelle zone circostanti.

Di conseguenza, concludiamo ricordando la nostra proposta: se i dati che abbiamo richiesto dimostreranno veramente l’utilità di raggiungere i tossicodipendenti sul
territorio, lo si faccia attraverso gruppetti di operatori (in bicicletta o a piedi), qualificati e preparati a sufficienza per convincere i tossicodipendenti stessi – senza dover ricorrere a distribuire viveri e presidi come specchietti per le allodole allo scopo – a recarsi presso il SerT per svolgere un serio programma di disintossicazione e di recupero, nel corso del quale sarà loro data completa assistenza; in caso di rifiuto, si provveda invece a segnalarli alle forze dell’ordine affinché siano loro consegnati fogli di via o siano adeguatamente sanzionati in caso di non rispetto dell’ordinanza citata.

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