Omicidi di Stato

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Colpevole indifferenza. Quando gli altri siamo noi.

 

(Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di DaBicesidice  che rimane autonoma e indipendente.)

 

Stefano Cucchi, arrestato perché deteneva venti grammi di droga. Dopo una settimana in carcere è finito in ospedale, dove è spirato.I familiari, quando gli è stato permesso, hanno trovato il corpo in condizioni spaventose.

Il padre alla stampa parla di «una frattura alla mandibola, di un occhio rientrato in un’orbita, di costole rotte» e di «un volto nero come se fosse bruciato».

Purtroppo Stefano non è da solo a morire di carcere. Dai dati del dipartimento Amministrazione Penitenziaria, elaborati dall’Associazione Contro Tutte le Mafie, risulta che negli ultimi 9 mesi ci sono stati 138 morti nelle carceri italiane, di cui 56 per suicidio.

Le condizioni inumane della vita carceraria, ovvero la consapevolezza di essere innocente, spinge chi, spesso è un povero cristo senza sponsor e senza difesa, a scegliere la via più breve verso la libertà. Tutto questo nell’indifferenza di chi addita in altri le proprie colpe o collusioni.

Sui network nazionali spesso si fanno battaglie per i canili lager, per difendere i diritti degli animali. Ma un’informazione foraggiata e politicizzata si dimentica di illuminare le nefandezze perpetrate dal sistema sugli umani. Così come non si capisce il silenzio o la diplomazia delle associazioni tematiche.

Gli ultimi dati ministeriali disponibili ci parlano di 64.595 detenuti, a fronte di una capienza sui 205 istituti di 43.186 unità. Ben 21.409 detenuti in più stipati uno sull’altro, come cavie.

Il dato allarmante, che mette all’indice il sistema giudiziario, è che solo il 48,5 % di questi ha subìto condanna (31.363). Il resto, si badi bene, è formato da persone presunte innocenti (33.232)!!

Ma un dato salta agli occhi. Se da un lato gli italiani in carcere presunti innocenti sono il 47 %, per gli stranieri il dato balza al 58 %.

Indigenza è sinonimo di difesa inadeguata, quindi il parallelismo: povero = colpevole.

Dal 1945 al 1995 in cella vi sono stati 4 milioni di innocenti.

Dal 1980 al 1994 vi è stata assoluzione per metà dei reclusi vittime di detenzioni ingiuste.

La percentuale di persone prosciolte è risultata pari al 43,94 per cento di quelle sottoposte a giudizio.

In cifre assolute, più di un milione e mezzo di cittadini è stato giudicato non colpevole, degli oltre 3,5 milioni finiti di fronte ad un giudice.

E ancora: di questo milione e mezzo sono più di 313.000 quelli prosciolti con formula piena.

Tradotti in cifre, i mali della giustizia fanno rabbrividire.

Si chiamano errori giudiziari e in 50 anni di storia repubblicana hanno travolto 4 milioni di italiani. Per omonimia, perizie errate, calcoli approssimativi sulla permanenza in carcere. Errori o distrazioni che hanno avuto costi altissimi per le casse dello Stato. Non per niente il rapporto che l’Eurispes ha preparato e che è stato presentato a gennaio del 2006, si intitola: “”Un popolo a rischio. Gli italiani e la macchina della giustizia””.

Ad oggi non vi sono a riguardo dati statistici ufficiali da parte del Ministero della Giustizia, per ovvie ragioni, ma ormai siamo vicini ai 5 milioni di vittime del sistema. Adesso quasi ogni giorno, sostiene il rapporto dell’Eurispes, “”lo Stato si vede costretto a riconoscere i propri errori e a rifondere cittadini innocenti””.

Ai ben pensanti, giustizialisti e garantisti a senso unico, è bene rammentare un fatto: uno stato di diritto ad elevata civiltà giuridica deve pretendere “pena certa e riabilitativa in giusto processo”.

Solo così si può dare rispetto a quelle istituzioni che lo pretendono senza meritarlo.

Grazie dell’attenzione.

 

Associazione contro tutte le mafie

Il Presidente

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