Omaggio Luciano Pavarotti …

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Omaggio a Luciano Pavarotti e “pietas”  per le vittime del drammatico terremoto che ha colpito le Regioni  Lazio, Marche ed Umbria.

OMAGGIO A LUCIANO PAVAROTTI , e “pietas”  per le vittime e per le  città fantasma e  i borghi che rischiano di restare vuoti, a seguito del drammatico terremoto che ha colpito le Regioni  Lazio, Marche ed Umbria

Con un minuto di silenzio e preghiera per i morti  (troppi, sempre troppi –anche perché ,vittime di “una lezione inascoltata del passato”) e per le drammatiche distruzioni ad abitazioni, edifici pubblici e monumenti causate dal terremoto che ha colpito le regioni Lazio, Marche ed Umbria, giovedì 25 agosto –alla “Sala Europa” della “Festa PD di Modena” , a Ponte Alto- , si è aperto l’incontro culturale incentrato sul libro-novità “Vincerò. L’ultima partita con Luciano Pavarotti”, appena pubblicato dalle “Edizioni Artestampa” ( in due giorni, esaurito nella sua prima edizione) .  Il giornalista Roberto Armenia dopo avere sottolineato che il volume “biografia alternativa” del grande Luciano Pavarotti, è un omaggio all’uomo e all’artista , che ha fatto onore alla città di Modena, in occasione dei nove anni dalla sua scomparsa, ha evidenziato che esiste tuttora il mistero dell’autore che si firma Rocco Mastrobuono ma nessuno (ad esclusione dell’editore Carlo Bonacini, titolare di “Artestampa”) sa chi sia. Uomo o donna? D’altra parte, anche in passato abbiamo assistito all’enigma di alcuni autori che sono ricorsi a “pseudonimi” (o  , come dicono  i “radical chic” di Capalbio,  “nom de plume”, cioè nome di penna, che indica il “nome d’arte” assunto da uno scrittore nella pubblicazione di una sua opera) . Basta pensare all’autore di “Berlinguer e il professore” degli anni settanta. (Solo dopo anni si è scoperto che era il giornalista Gianfranco Piazzesi), ai tanti volumi di successo firmati Sveva Casati Modignani (pseudonimo  della scrittice milanese Bice Cairati e di suo marito, Nullo Cantaroni, giornalista modenese), ai  bestellers “L’amore molesto”, “I giorni dell’abbandono”  e “Storia delle bambine”,  firmati Elena Ferrante, che nessuno (naturalmente, escluso il suo editore) sa chi sia. Basta ricordare che Lewis Carroll , in “Alice nel paese delle meraviglie”,  identifica l’autore in un “dodo” , uccello di Mauritius, cicciottello e alto circa un metro, che non sapeva volare.  Questa specie è estinta.  In attesa che il mistero possa “disvelarsi” e possiamo conoscere il  vero nome dell’autore di “Vincerò. L’ultima partita con Luciano Pavarotti” (ad un certo momento dell’incontro, l’editore Carlo Bonacini ha precisato che, in platea, tra il numeroso pubblico, sedeva anche l’ autore del libro-novità “biografia alternativa” di Luciano Pavarotti. E tutti a guardarsi intorno per un “toto autore”. Diverse ipotesi . Ma nessuna risposta definitiva e certa. Il mistero rimane. Come rimane la realtà del volume che può essere letto tutto d’un fiato, perché è scritto bene, con un linguaggio chiaro e comprensibile da tutti. A questo punto, anche per “uscire” dalla cappa del mistero, Roberto Armenia ha presentato le due artiste ( il soprano polacco Joanna Lewinska, bella e buona-brava –come dicevano gli antichi greci, con “kalos kai agathòs”- e la ottima pianista Donatella Dorsi, che , dal 1990 al 2008, è stata eccellente pianista al “ROF-Rossini Opera Festival” di Pesaro, che è una della manifestazioni musicali italiane di maggior prestigio e spessore artistico-culturale, e, attualmente, è anche docente al Conservatorio di Musica di Ferrara) . Le due giovani e brave artiste hanno presentato-interpretato , egregiamente, due brani musicali:  da “La Rondine” di Puccini – “Chi il bel sogno di Doretta- , e da “La Traviata” di Verdi –“E strano.. e strano… Ah, forse è lui. Sempre libero degg’io”.  Molti e calorosi gli applausi e tanto interesse delle emittenti presenti  -“E’TV Antenna 1” e “TRC Modena”- per la presenza scenica e la bellezza del soprano Joanna Lewinska.

A questo punto , la serata è entrata nel merito della “biografia alternativa”  , della “storia nostalgico-intimistico-scandalistica , creata-costruita su aneddoti, “dettagli, note a margine”  su Luciano Pavarotti uomo e artista. Intervistati-coinvolti dal moderatore dell’incontro, sono intervenuti, l’editore Carlo Bonacini (tra l’altro , ha ricordato che “Artestampa” presenta ed offre oltre 600 titoli di libri su Modena e le sue tradizioni artistico-culturali ed enogastronomiche. Tra queste sue pubblicazioni , si inserisce il volume “Vincerò”), il mitico e fedelissimo Segretario pluridecennale di Pavarotti Edwin Tinoco detto Tino – autore, tra l’altro, di un bellissimo-partecipato libro “Io e il Maestro” , che è un atto d’amore e di profonda stima per il grande tenore, libro, che, purtroppo, finora non è stato pubblicato, per il divieto di Nicoletta Mantovani. Dopo l’auspicio del moderatore –che si è augurato che in Italia non si sia sottoposti a limitazioni alla libertà di pensiero e di espressione , come nel Cile di Pinochet ed , oggi, nella Turchia di Erdogan-  , per il 2017, per i dieci anni della morte del grande tenore, tutti attendono la stampa e la diffusione di questo libro del suo Segretario  peruviano,Tino (cui Pavarotti avrebbe voluto lasciare una ricca eredità, poi fortemente ridimensionata , pare, dall’ultimo testamento , redatto in tutta fretta un mese prima che il tenorissimo morisse) . Sono intervenuti, soprattutto, i due “amici della briscola” Giulio Bonacini (detto “Bòla” , dagli occhi soavi, il più gentile e malleabile dei due) e Luciano Ghelfi (detto il  “ Colonnello”, “impostato in modo marziale” “imprevedibile” ) . Sono i due “ amici della briscola” superstiti: gli altri due ,  Lucianino alias Luciano Pavarotti e Giurgin cioè Giorgio Maletti , purtroppo sono prematuramente scomparsi e vivono nel ricordo dei due amici superstiti e dei loro familiari. Questo libro, infatti è all’insegna della memoria (Borges scriveva che l’uomo è fatto in gran parte della sua memoria). Come sottolinea l’autore Rocco Mastrobuono, è “un pozzo della memoria” , che si propone di fare luce anche sulla vita privata, sulle donne, sul testamento , ( sui testamenti) e sull’eredità di Luciano Pavarotti. E giovedì 25 agosto l’editore Carlo Bonacini, con il mitico Segretario Edwin Tinoco (Tino), con i due “amici della briscola” Giulio Bonacini e Luciano Ghelfi hanno offerto una frizzante serata all’insegna della memoria e dell’ironia, tipica di Luciano Pavarotti e dei modenesi veri, discendenti del Tassoni e caratterizzati da una grande tradizione costruita sull’umorismo –come sale ed espressione dell’intelligenza- con giornali satirico-umoristici come “La Settimana modenese”, “Mò che ghegna” e con l’ancora ricordato –dai meno giovani- “il Sandrone” . Nel corso della serata, con anche l’intervento di una delle colonne portanti della “Corale Rossini” (dove si è sempre espresso il padre di Luciano Pavarotti, Fernando, e dove ha cantato anche Luciano Pavarotti,  prima del debutto ufficiale al “Teatro Comunale” di Reggio Emilia) Luciano Pagani , è stato offerto uno spaccato di vita di Modena e dei modenesi e, soprattutto, del modenese illustre in tutto il mondo (come Enzo Ferrari) Luciano Pavarotti, che (ha ricordato il moderatore) “in due secondi passava dalla briscola alla ribalta… lui che non usciva mai di scena”, ed era conosciuto ed apprezzato anche per la sua grande, natur
ale generosità e per i suoi  due grandi amori, i cavalli e la cucina.
Roberto Armenia, in proposito, ricavandoli dal volume “Vincerò. L’ultima partita con Luciano Pavarotti”, ha ricordato alcuni aneddoti relativi a Pavarotti, appunto.  Ha sottolineato che Rocco Mastrobuono,  scrive: “se proprio devo morire, preferisco morire mentre mangio e si buttò sul piatto” , confessione che Pavarotti ha fatto durante un burrascoso volo aereo verso la Romania. Così come cita le salse e le varie specialità alimentari che si faceva inviare da Modena, in ogni parte del mondo.  Modena è sempre presente nel libro . Lo è nei ricordi del grande tenore per Giorgio Fini (ricordo che porta l’autore a giuste ma amare considerazioni sugli imprenditori modenesi e sulla fragilità nelle loro successioni), soprattutto lo è per il cibo (dai salami alle fiorentine di manzo, alle galline fatte venire da Modena fino alle Barbados. D’altra parte l’arte culinaria rilassava il nostro protagonista)  e negli affetti.  Per collaboratori fedeli e affidabili come Edwin Tinoco , per tutti Tino, il bravissimo “Segretario”  peruviano che lo ha  assistito per decenni , collaboratori come la massaggiatrice Veronica. Per  gli “amici della briscola” ma anche e, soprattutto, per la sua famiglia, la prima con la “storica fidanzata” e poi moglie e manager , per 36 anni, Adua Veroni con le loro tre figlie,ed anche  la seconda con Nicoletta Mantovani e la piccola Alice. Presente è anche la vulcanica sorella del Maestro, Gabriella con l’adorato nipote Luca.  Negli ultimi tempi di vita, si dice che Pavarotti si rammaricasse per avere dato l’80% alla musica e solo il 20% alla famiglia, con il pensiero per la “piccolina che è nata quando lui era già anziano, in cattiva  salute ed era destinata a crescere in mezzo ai milioni ma senza padre, senza ricordi che non fossero fotografie o dischi”.  E’ un affresco a tutto tondo di Pavarotti artista  e uomo , con riferimenti anche ai successi  con “Vincerò” a Pechino e, a richiesta generale, dopo dieci anni “che non si attentava”  di cantare,  “Nessun dorma” , dopo i successi con le diverse edizioni  della rassegna benefica  modenese “Pavarotti & Friends” , con “il concentrato di kitscher e vipperia” , rassegna che è stata “galeotta” per la conoscenza di Nicoletta Mantovani, che era, giovanissima segretaria dell’agenzia “Simmetrie” di Bologna, che ha organizzato alcune edizioni della rassegna musicale e mondana.  Il libro scrive sia di Adua (per gli “amici della briscola” , gran donna ) sia di Nicoletta (“bimba vestita da Signora” a Pesaro, poi presentata come “donna dalla volontà metallica e dagli infiniti mezzi” capace di controllare ed autorizzare solo il materiale da lei approvato –gradito.  E i biografi non autorizzati? Tutti morti o gravemente offesi, invalidi”). A questo punto, parafrasando  Mallarmè, diciamo che non aggiungiamo altro perché non  vogliamo togliere il piacere della lettura . Possiamo e vogliamo soltanto sottolineare che il libro “Vincerò” è ricco di curiosità ed aneddoti su Pavarotti artista e uomo:  da quello sulla “verzùra”  (piatto della cucina tradizionale modenese)  nell’isola di Taiwan , con Pavarotti che fa ripetuti brindisi al Sindaco e alle autorità presenti con rinnovati “cin cin” finchè non gli dicono che “cin cin “ nella loro lingua significa “cazzo”, all’ aneddoto che ci porta a New York: Pavarotti “ha 64 anni, il diabete e un sacco di guai. Va nel Casino di Donald Trump, il Taj Mahal di Atlantic  City”  –monumento al kitsch- . “Pavarotti sta male, ma Trump ha fatto il tutto esaurito. Con biglietti costosissimi”, fino a 800 dollari. “Lo riempiono di cortisone e porta avanti la serata faticosissima e senza bis. Donald Trump rivuole indietro i soldi” oppure deve rifare –gratuitamente- il Concerto. Due mesi dopo, Pavarotti fa un “concerto riparatore” . E Trump fa di nuovo il tutto esaurito. Con un pubblico in gran parte rinnovato  e che ha pagato per intero i costosissimi biglietti (ma anche coloro che avevano partecipato al primo Concerto non hanno ricevuto alcun risarcimento né sconto: hanno dovuto pagare di nuovo i loro biglietti). Un altro aneddoto  ci porta al Teatro  San Carlo di Napoli ( nell’anno 1996) per la rappresentazione dell’”Elisir d’amore” di Donizetti,  con Pavarotti sofferente di gola che fa vestire da contadino  il fedelissimo Tino , per farlo salire sul palcoscenico e, confuso, tra i protagonisti e i coristi  , supportare di continuo il grande tenore con caramelle speciali per la gola e consentirgli , così, di cantare “Una furtiva lacrima” . Oltre alle caramelle, il bravo  “Segretario peruviano”, ha portato  con sé un piccolo sgabello per consentire a Pavarotti di sedersi per riposare , anche durante la rappresentazione. Un altro aneddoto-curiosità ci viene dalla disputa se Pavarotti ha debuttato prima al Teatro Comunale di Reggio Emilia, con la “Boheme” oppure in casa dell’amico Giorgio Maletti, la cui madre è stata la prima a “a capire che Lucianino ci aveva l’oro in bocca” . Potremmo continuare a lungo ma (come sopra scritto)  è meglio  leggere il libro, che è scritto in modo scorrevole, chiaro e divertente.  Con tanti personaggi e persone più o meno conosciuti e facilmente identificabili : come Franco e Gino , che hanno sostituito Lucianino e Giurgin, defunti, nel “gruppo della briscola”; come il misterioso e interessante –e subdola  “gola profonda”- , Victor; come Gino la rana della “Polisportiva”, come l’affittacamere Lina –la classica “braghera” di casa nostra e la brutta figlia Chiara, segretaria di una maga; come il mago nepalese, tantrico, Phachanda, specializzato in “fatture” contro l’apparato genitale; come la guaritrice di Pesaro che, per lungo tempo, ha “seguito-assistito” Pavarotti; come la maga (o meglio “sensitiva”) di Bomporto; come il Dalai Lama; come il mitico manager di Pavarotti per gli Stati Uniti, Herbert Breslin (che, però, con la giornalista Annette Midgette, ha scritto un libro ingeneroso e fondamentalmente non rispondente alla verità contro Luciano Pavarotti); come Madelly Renè, grande artista con la quale “più che un  volgare flirt, ebbe un sodalizio spirituale” . Sono tutti descritti, cesellati  con i loro caratteri e nelle loro virtù e debolezze.  Quindi il libro ci regala anche una  variegata galleria di persone e personaggi che,  mutuando Leonardo Sciascia  de “Il giorno della civetta”,  si possono dividere in “uomini, mezz’uomini, ominicchi  (con rispetto parlando), piglianculo e quaquaraquà”           Dopo avere citato un messaggio di Adriano Primo Baldi  ( musicista e, per decenni, docente del Conservatorio “Vecchi-Tonelli” di Modena-Carpi ) giunto da San Josè, capitale di Costa Rica (in cui, tra l’altro, è scritto “la storia di Luciano Pavarotti è legata al mondo lirico, dove in assoluto ha espresso la sua grandezza … e come sottolinea il Maestro Leone Magiera, nel suo libro “Pavarotti visto da vicino”, pubblicato dalla casa editrice “Ricordi” , quel Maestro Magiera cui Pavarotti è legato a filo doppio (sodalizio di stima professionale ed amicizia, confermato anche da Luciano Pagani, “memoria storica” della “Corale Rossini”),  Roberto Armenia, ha ringraziato tutti i mass media presenti e i diversi fotografi, tra cui Corrado Corradi del nostro settimanale “DaBicesidice”, che hanno voluto immortalare-documentare  l’incontro omaggio a Luciano Pavarotti, a nove  anni  dalla sua scomparsa. L’intensa e “frizzante” serata si è conclusa “in bellezza”  con altri due brani musicali di Puccini  ( da “La Boheme” – Quando m’en vo”- e da “Gianni Schicchi” – O mio babbino caro”-) interpretati dalla pianista Donatella Dorsi e dal soprano Joanna Lew
inska. 
                                                               

Nelle fotografie  1)  da sinistra , il Segretario di Pavarotti Edwin Tinoco (Tino), uno dei due “amici della briscola” Luciano Ghelfi, l’editore Carlo Bonacini, il giornalista Roberto Armenia (che ha condotto-moderato l’incontro omaggio a Luciano Pavarotti) e l’altro “amico della briscola” Giulio Bonacini (zio dell’Editore)        2) da sinistra, la pianista Donatella Dorsi, il soprano Joanna Lewinska, l’editore Carlo Bonacini, il giornalista Roberto Armenia e uno dei due “amici della briscola” (superstiti) Giulio Bonacini.      

         

 

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